Energia pulita, la transizione tra rischi reali e spauracchi

Dall’aumento dei prezzi di pannelli e turbine ai nuovi costi di finanziamento. Albert Cheung, Responsabile Analisi di BNEF spiega quali elementi tenere sott’occhio e quali fattori sono da considerarsi fenomeni transitori

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Credits: pikist.com

Nuovi scenari per l’energia pulita mondiale

(Rinnovabili.it) – Il settore dell’energia pulita ha mostrato ottime performance nei primi anni di pandemia. Le installazioni solari ed eoliche sono cresciute, gli investimenti aumentati e anche le ambizioni verdi di molti paesi hanno raggiunto nuovi livelli. Ma dopo la prima ondata di ottimismo, la crisi energetica e delle materie prime ha fatto sentire i suoi effetti. E oggi il futuro della transizione ecologica appare più incerto rispetto le aspettative 2019. BloombergNEF (BNEF) cerca di fare chiarezza e, in questo delicato clima economico e politico, prova a distinguere i rischi reali dalle false preoccupazioni.

“Per oltre  dieci anni il settore dell’energia pulita ha incessantemente ridotto i costi. Al punto che i componenti degli impianti rinnovabili sono ora fino a 10 volte più economici […] Quindi il boom dei prezzi delle materie prime degli ultimi mesi è stato un terreno nuovo per molti”, scrive Albert Cheung, Responsabile Analisi di BNEF.  

Il caro materiali

I prezzi più elevati di acciaio, rame, litio, silicio policristallino così come di altri materiali e beni provenienti dall’Asia ha segnato una serie di spese in più in un comparto abituato a dare per scontata la deflazione. E gli effetti si sono man mano diffusi lungo l’intera catena di approvvigionamento. “I prezzi dei moduli solari fotovoltaici erano di circa 27 centesimi di dollaro per Watt alla fine del 2021, in aumento rispetto al picco negativo di 19 centesimi del del 2020. Il prezzo delle turbine eoliche nella seconda metà del 2021 è aumentato del 9% a 930.000 dollari per megawatt”.

Nel contempo anche il benchmark del costo dell’elettricità livellato di BNEF è cresciuto: più 7% per l’LCOE del fotovoltaico su scala utility, più 4% per l’onshore, più 6% per la batterie agli ioni di litio. “Questi impatti sono misurabili e nuovi. Ma uno sguardo più ampio al settore energetico li mette in una luce migliore. Il benchmark di BNEF per la produzione di energia elettrica a gas è aumentato del 12% nella seconda metà del 2021, molto più che per le energie rinnovabili, e il Brent è in aumento del 49% dall’inizio del 2021, nel momento in cui scrivo”, spiega Cheung. “Fino al 2021, il costo di gestione delle centrali elettriche a gas e carbone esistenti in mercati competitivi è almeno raddoppiato. Quindi, anche con costi più elevati, le rinnovabili risultano ancora competitive nei mercati che rappresentano il 91% della produzione mondiale di energia”.

Vi sono anche ragioni per ritenere che i costi più elevati dell’energia pulita saranno transitori. La fornitura di polisilicio ad esempio, il più grande collo di bottiglia per il fotovoltaico negli ultimi mesi, dovrebbe crescere del 39% nel 2022. Le consegne, invece, restano un fattore imprevedibile.

Per le batterie, l’obiettivo è ridurre i prezzi dei pacchetti a 100 dollari /kWh, la cifra alla quale si prevede che i veicoli elettrici inizieranno a competere con quelli convenzionali sulla base del costo di acquisto, senza sussidi. 

“La tendenza a lungo termine suggerisce che ciò sarà raggiunto intorno al 2024. Se prendiamo in considerazione il mantenimento di prezzi elevati per gli input, la data viene posticipata di soli due anni al 2026. Quindi, mentre le sfide a breve termine sono reali e le (ri)negoziazioni contrattuali per ora saranno complicate, sembra che il settore dell’energia pulita debba mantenere i nervi saldi”.

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