Le Isole del Pacifico rafforzano gli NDC puntando sulle rinnovabili

La Camera (IRENA): “Anche se gravemente colpite da catastrofi naturali, le piccole isole del Pacifico continuano a guidare l’azione per il clima con risolutezza”

isole del Pacifico
By LuxTonnerre – Flickr: Palau_2008030818_4749, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24491968

(Rinnovabili.it) – Se i grandi del pianeta la tirano per le lunghe, tocca ancora una volta ai più piccoli mostrare ambizione e coraggio. Come? Alzando gli obiettivi dei rispettivi contributi determinati nazionali alla lotta climatica, meglio noti come NDC. La stretta sulle politiche di transizione energetica arriva oggi dagli SIDS, ossia quesi paesi geograficamente isolati, piccole masse di terra e atolli sparsi su ampie zone dell’oceano Pacifico. In una riunione ospitata congiuntamente dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), dal Regional Pacific NDC Hub e dalla Presidenza britannica della COP26 sul Climate Change, i governi delle piccole isole del Pacifico si sono impegnati a rafforzare i propri contributi; e hanno ribadito ancora un volta la necessità di azioni che riorientino in modo significativo l’energia mondiale in un percorso di transizione ecologica.

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Attualmente, 13 dei 14 Stati in via di sviluppo delle piccole isole del Pacifico (SIDS) hanno quantificato obiettivi rinnovabili nei loro NDC, presentati nell’ambito del primo ciclo di impegni dell’Accordo di Parigi, e pari a quasi 2 GW di capacità energetica pulita. Tutte le realtà stanno oggi lavorando per rivedere al rialzo i contributi nazionali prima della COP26 sotto il coordinamento del Regional NDC Pacific Hub e con il supporto di vari partner di sviluppo. Un esempio? Palau che sta redigendo una nuova tabella di marcia per divenire al 100% zero emissioni. “La ricerca della sicurezza energetica attraverso l’energia rinnovabile ha per noi un senso ambientale, sociale ed economico, aiutando a combattere il cambiamento climatico creando opportunità per nuove industrie e nuovi posti di lavoro”, ha spiegato Charles Obichang, Ministro delle Infrastrutture, Palau.

Altri Paesi, come Figi, Isole Marshall, Papua Nuova Guinea e Tonga, hanno già presentato i nuovi documenti. “Gli SIDS del Pacifico sono diventati importanti centri di innovazione per le strategie climatiche e una fonte di ispirazione per il resto del mondo”, sottolinea Francesco La Camera, Direttore Generale di IRENA. “Anche se sono gravemente colpiti da disastrose catastrofi naturali, continuano a guidare l’azione per il clima con risolutezza […] Non c’è dubbio che la leadership regionale mostrata negli NDC potenziati possa ispirare gli sforzi globali per guidare azioni significative quest’anno”.

La speranza di molti è che l’esempio degli stati insulari possa smuovere le nazioni più ricche e sviluppate, i cui impegni climatici oggi appaiono fortemente limitati. Secondo un recente rapporto del’UNFCCC, ad oggi solo 75 delle 165 Parti firmatarie hanno presentato piani d’azione nazionali per il clima nuovi o aggiornati. Non solo. Nonostante abbiano aumentato i propri livelli individuali di ambizione nel taglio delle emissioni, il loro impatto combinato indirizza il pianeta verso una riduzione di solo l’1% entro il 2030 dai livelli del 2010, rispetto al -45% richiesto dal mondo scientifico.

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