Prezzi materie prime in calo, l’effetto coronavirus sulle commodity

La pandemia del COVID-19 ha colpito sia la domanda che l’offerta di commodity in maniera diretta e indiretta. Gli effetti più gravi? Quelli sul settore petrolifero, ma crescono le preoccupazioni sulla sicurezza alimentare

mercato materie prime
Credits: Nick Youngson CC BY-SA 3.0 Alpha Stock Images

L’analisi della Banca Mondiale sul mercato delle materie prime

(Rinnovabili.it) – La pandemia di coronavirus ha già ampiamente colpito il mercato delle commodity. Le misure di blocco hanno determinato un impatto immediato su domanda e offerta di materie prime nel mondo, facendo calare la maggior parte dei prezzi. Impatto che tarderà a scomparire. Ad affrontare il tema è oggi la Banca Mondiale (World Bank) nel suo nuovo Commodity Markets Outlook (testo in inglese). Il documento passa in rassegna il mercato delle materie prime per comprendere quali siano i segmenti più colpiti e quali corrano i rischi più preoccupanti nel futuro.

Complessivamente il quadro analizzato è molto ampio dal momento che l’etichetta commodity è assegnata ogni tipo di merce o materiale “tangibile e fruibile sul mercato”. Si va dal petrolio, gas e metalli ai prodotti agricoli, forestali e bestiame.

Non per tutti, ovviamente, la crisi ha avuto lo stesso effetto.

Le materie prime energetiche e metalliche sono state le più colpite dall’improvviso arresto dell’attività economica. I cali più rapidi e verticali si sono registrati soprattutto per petrolio e tutte quelle commodities legate al settore trasporti, complice anche la “guerra” innescatasi tra Russia e Arabia Saudita. I prezzi del greggio sono crollati a partire da gennaio, raggiungendo un minimo storico ad aprile con alcuni benchmark scambiati addirittura a livelli negativi. Le diminuzioni riflettono il forte calo della domanda su cui è pesato anche il clima di incertezza dei principali produttori. Secondo gli analisti i prezzi del petrolio dovrebbero raggiungere una media di 35 dollari al barile nel 2020, pari a un taglio del 43% rispetto alla media 2019. Secondo l’OPEC, tuttavia, i valori torneranno a crescere già entro la seconda metà di quest’anno, raggiungendo i 40 dollari al barile.

Nel frattempo anche i prezzi della gomma naturale e del platino, entrambi legati all’industria dei trasporti, sono crollati.

Rimanendo in tema energia, i prezzi complessivi – includendo quindi anche carbone e gas – dovrebbero raggiungere una media del 40% inferiore al 2019. Gli esperti attendono però una vigorosa ripresa a partire dal 2021.

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Al contrario, il mercato delle materie prime agricole ha mostrato di reggere meglio i primi mesi di crisi. Il motivo? Questi prezzi sono meno legati alla crescita economica e i livelli di produzione e le scorte della maggior parte degli alimenti di base sono ai massimi livelli. Ciò significa che i prezzi, nel complesso, dovrebbero rimanere stabili; ad eccezione di quelli del riso, aumentati a causa del peggioramento delle colture e di alcune restrizioni commerciali. 

Nonostante ciò aumentano le preoccupazioni per il futuro. Le interruzioni della catena di approvvigionamento e le misure governative per limitare le esportazioni o lo stoccaggio di materie prime suscitano preoccupazioni sulla sicurezza alimentare di alcuni Paesi.

Questo enorme shock per i mercati delle materie prime e i bassi prezzi petroliferi potrebbero frenare le economie in via di sviluppo e mettere a repentaglio gli investimenti necessari in infrastrutture critiche”, ha affermato Makhtar Diop, vicepresidente delle infrastrutture della Banca mondiale . “La comunità internazionale deve riunirsi per affrontare questi nodi promuovendo interventi su diverse fonti di energia, trasporto sostenibile e accesso a infrastrutture e servizi digitali. Ciò sarà fondamentale per fornire servizi sociali vitali, proteggere i posti di lavoro, supportare le imprese e salvare vite umane”. 

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