Nuovi impianti rinnovabili: non mancano i materiali, ma le autorizzazioni

Italia Solare replica a Cingolani: “è un dato di fatto che a un anno dal suo insediamento non risulta autorizzato neanche un impianto”. In una lettera inviata oggi al ministro, l’associazione che rappresenta la filiera del fotovoltaico contesta le affermazioni del titolare del MiTE durante la presentazione del Piano gas dell’Italia

Installare pannelli fotovoltaici
via depositphotos.com

Incertezza normativa e mancate autorizzazioni i veri fattori che frenano i nuovi impianti rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Il problema del fotovoltaico in Italia? Non è affatto la scarsità di pannelli. Piuttosto, sono le mancate autorizzazioni della Commissione VIA e l’inaffidabilità del quadro normativo. Non solo. I numeri dati da Cingolani non rispecchiano il vero stato dell’arte dei nuovi impianti rinnovabili nel Belpaese. Perché un conto sono le richieste di connessione, un altro conto sono le autorizzazioni concesse. Così i 9 GW sbandierati dal ministro sono e restano solo teorici. Conclusione obbligata: “è un dato di fatto che a un anno dal suo insediamento non risulta autorizzato neanche un impianto”. Così Italia Solare risponde alle parole che il titolare del MiTE ha pronunciato in conferenza stampa il 27 luglio scorso, durante la presentazione del Piano gas e della situazione energetica italiana.

Le parole di Cingolani

Secondo Cingolani, il trend di crescita dei nuovi impianti rinnovabili in Italia è frenato da un collo di bottiglia: le strozzature nella catena di approvvigionamento. Le richieste di allacciamento dei nuovi impianti rinnovabili, relative agli ultimi 7 mesi fino al 30 giugno di quest’anno, sono arrivate a circa 9 GW, ha puntualizzato il ministro. Una “accelerazione senza precedenti”, ha rivendicato lodando il suo operato.

“Ma vi faccio notare – aggiungeva subito dopo Cingolani rivolgendosi ai giornalisti – che non è possibile installarle tutte in un anno per mancanza di pannelli e materie prime. Il collo di bottiglia è diventato il fatto che non abbiamo a disposizione il materiale dalla Cina. Questa è una dipendenza con cui dovremo fare i conti in futuro, come per le batterie”.

Cosa frena i nuovi impianti rinnovabili?

La realtà è un’altra, replica l’associazione che rappresenta la filiera del fotovoltaico. E non bisogna correre fino in Cina per cercare le cause principali dei rallentamenti allo sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese. Basta indagare dentro i confini nazionali. Anzi, tra le mura del MiTE.

Citare solo il dato delle richieste di connessione è fuorviante o perlomeno incompleto, sostiene Italia Solare. “Sarebbe, invece, corretto fornire informazioni anche e soprattutto sulla potenza fotovoltaica entrata in esercizio”, rimarca l’associazione in una lettera inviata oggi a Cingolani. I dati: 1.012 MWp installati nei primi 6 mesi del 2022, quando servirebbero 7-8 GWp per tenere il giusto passo nella decarbonizzazione. E se è vero che c’è un’accelerazione nelle autorizzazioni, è per lo sblocco delle VIA regionali (seguite poi da autorizzazione unica), mentre la VIA nazionale resta al palo.

“Le realizzazioni in corso o quelle terminate – precisa nella lettera il presidente di Italia Solare Rocco Viscontininon riflettono però ancora le potenze già autorizzate. Il motivo non è nella mancanza dei moduli, come erroneamente affermato dal ministro, visto che possono arrivare in tutte le quantità necessarie se gli acquisti sono programmati con i consueti 4-5 mesi di preavviso, bensì nel clima di sfiducia generato dall’approvazione dell’art. 15bis che prevede il prelievo dei cosiddetti extraprofitti”.

Incertezza normativa, non problemi logistici. Italia Solare piazza il mirino proprio sulla scrivania del ministro Cingolani. Qual è il punto? Da un lato mancano provvedimenti che diano “una garanzia di prezzo di vendita per un periodo prolungato”, vista l’eterna attesa del FER 2. Dall’altro lato, chi volesse andare “merchant”, quindi affidandosi al mercato, ha “il grande dubbio degli interventi governativi che arbitrariamente decidono qual è il prezzo “equo” dell’energia”.

Ci sono poi altri problemi di più lunga data. Come la semplificazione del permitting, giudicata ancora insufficiente anche se nei mesi scorsi il governo è intervenuto in materia. Con Draghi dimissionario e Cingolani intento a fare scatoloni, il quasi ex ministro potrebbe ancora fare qualcosa di buono e “recuperare”: sbloccando subito il decreto sulle aree idonee “da cui dipende la ripartenza di tanti iter autorizzativi”. (lm)

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