Il nuovo Piano UE sul gas salva l’inverno tagliando i consumi del 15%

I tagli saranno volontari, ma possono diventare obbligatori per tutti in caso di grave emergenza. Che può scattare se richiesto da almeno 3 paesi UE. La riduzione proposta è lineare, per tutti il 15%. Entro settembre ciascun paese deve presentare i piani nazionali di emergenza aggiornati, dicendo quali settori è disposta a sacrificare prima (seguendo i criteri suggeriti da Bruxelles). Ursula von der Leyen: ridurre la domanda del 15% “vale 45 mld di m3 di gas”

Piano UE sul gas: tutte le misure per ridurre la domanda del 15%
crediti: EC

Stamattina la Commissione ha presentato l’atteso Piano UE sul gas

(Rinnovabili.it) – “Dobbiamo essere proattivi e prepararci a taglio totale delle forniture di gas dalla Russia. È uno scenario probabile”. Sono le parole della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nel presentare stamattina il nuovo Piano UE sul gas, “Save gas for a safe winter” (Risparmiare gas per un inverno sicuro). Si tratta dello strumento con cui l’Europa chiede ai Ventisette di iniziare subito a ridurre la domanda di gas, risparmiandolo per l’inverno.

Due gli obiettivi. Uno è squisitamente economico: evitare di avvicinarsi pericolosamente alla zona recessione se uno stop al gas da Mosca si traducesse nel fermo della produzione industriale. L’impatto stimato dall’esecutivo UE è di 0,6-1,5 punti di Pil persi.

L’altro obiettivo è politico: superare l’inverno tenendo a galla l’economia europea permetterà all’UE di prendere una posizione più solida sull’Ucraina, evitando di farsi strozzare da Putin. Le misure già presentate con il piano Repower EU, infatti, dovrebbero mettere abbastanza in sicurezza il continente dal 2023. “Le forniture di gas alternative alla Russia sono aumentate di 35 miliardi di metri cubi da febbraio”, rivendica von der Leyen, mentre la nuova capacità rinnovabile installata arriva a 20 GW (che sostituiscono 4 mld di m3 di gas russo). Prima dell’invasione dell’Ucraina, l’UE importava annualmente da Mosca circa 150 mld di m3 di gas.

Tutte le misure del Piano UE sul gas

Vediamo nel dettaglio che cosa prevede il Piano UE sul gas proposto dalla Commissione (prima di diventare definitivo, dovrà ricevere l’ok del Consiglio):

Tagli volontari E’ il punto centrale del Piano UE sul gas, sicuramente il più delicato dal punto di vista politico. La Commissione propone che i tagli della domanda siano volontari. Molti paesi d’altronde non volevano essere obbligati a ridurre i consumi perché hanno già “fatto i compiti a casa”, cioè hanno buoni livelli di stoccaggio. Ma c’è un ma. I tagli possono diventare obbligatori se viene soddisfatta una di queste due condizioni: un calo drastico delle forniture rischia di portare a situazioni di emergenza, o almeno tre paesi dichiarano l’emergenza gas.

Tagli obbligatori – Per introdurre tagli obbligatori ai consumi di gas, la Commissione ha presentato uno strumento di emergenza, nella forma di una proposta legislativa basata sull’articolo 122 del Trattato di Lisbona. In breve, se una delle due condizioni menzionate è attivata, dopo aver consultato il Consiglio, l’esecutivo UE può dichiarare un’allerta europea per il gas se i tagli volontari non sono sufficienti a garantire l’equilibrio tra domanda e offerta. L’allerta fa diventare obbligatori il taglio per ciascuno dei Ventisette.

Quanto tagliare? – Il documento non propone delle quote predefinite paese per paese ma un taglio lineare. La riduzione dell’uso di gas dovrebbe essere almeno del 15% (applicato su tutti i paesi UE, vale 45 miliardi di metri cubi di gas). La Commissione dà 8 mesi di tempo ai paesi membri, dal 1 agosto al 31 marzo 2023. Come si calcola la riduzione? Il valore di baseline è il consumo medio degli ultimi 5 anni per il periodo considerato.

Piani nazionali – Entro settembre, i paesi membri dovranno aggiornare i loro piani di emergenza. Nel documento vanno indicate le misure pianificate per tagliare la domanda di gas, che vanno concordate con la Commissione prima di renderle operative. I paesi devono monitorare l’implementazione delle misure e riportare alla Commissione ogni 2 mesi. E, soprattutto, devono stilare una lista di settori prioritari a cui chiedere di fermarsi in caso di emergenza.

Chi si ferma prima – Il piano UE sul gas non individua dei settori che devono fermare le attività prima di altri, ma dà ai paesi dei criteri preferenziali con cui stilare la lista che dev’essere inserita nel piano nazionale. Sono 5: quanto il settore è critico per la società, l’impatto di uno stop sulla supply chain transnazionale (si chiede anche di individuare dei player industriali essenziali per ciascun settore), le potenzialità di riduzione dei consumi, il danno agli impianti in caso di stop, e da ultimo considerazioni economiche. A legare tutti i criteri c’è la necessità di coordinarsi in modo serrato con tutti gli altri paesi UE.

Cosa tagliare? – Due i punti fondamentali. Primo, cittadini e servizi essenziali non sono soggetti a tagli obbligatori. Le misure si concentrano quindi soprattutto sul settore industriale. Secondo, la Commissione propone tre pilastri attorno a cui far ruotare i piani nazionali. Si tratta di passare dal gas a combustibili alternativi nell’uso industriale, introdurre incentivi basati sul mercato per le aziende che riducono i consumi (aste, gare d’appalto, contratti “interrompibili”, possibilità per i player industriali di scambiarsi i contratti sul gas per favorire la continuità produttiva), introdurre limiti per riscaldamento e raffrescamento negli edifici pubblici. (lm)

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