La crisi energetica anticipa il picco di emissioni globali al 2025

Le previsioni dell’IEA nel World Energy Outlook 2022 basate sulle politiche annunciate ad oggi dai governi, per la prima volta, indicano un picco per tutte le fossili. La domanda di carbone scende rapidamente già nei prossimi anni, per gas e petrolio il plateau arriva a fine decennio e a metà anni ’30, rispettivamente

Picco di emissioni globali: per l’IEA possibile già nel 2025
Photo by Alain Duchateau on Unsplash

Anche con il picco di emissioni globali a metà decennio, la traiettoria porta ancora a +2,5°C di riscaldamento globale

(Rinnovabili.it) – La crisi energetica globale può diventare un “punto di svolta storico”. Lo shock dei prezzi dell’energia e la guerra in Ucraina hanno sì generato uno tsunami nel panorama energetico mondiale, ma l’effetto principale è un’accelerazione importante delle politiche di diversificazione e, a cascata, di riduzione dei gas serra. Il risultato? Con le politiche attuali, il picco di emissioni globali arriverà già nel 2025. L’anno entro il quale, secondo l’ultimo rapporto IPCC, la produzione di gas climalteranti deve iniziare a scendere se vogliamo rientrare negli scenari emissivi più favorevoli, che prevedono una probabilità maggiore del 50% di rispettare gli 1,5°C (pur con uno sforamento breve e di appena un decimo di grado).

Lo afferma l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) nel World Energy Outlook 2022, la pubblicazione annuale in cui l’ente guidato da Fatih Birol valuta sviluppi e tendenze del panorama energetico e ricalibra gli scenari per raggiungere la neutralità climatica.

Anche se il messaggio di fondo è molto positivo, l’IEA avverte che stiamo ancora navigando in acque molto agitate. La crisi energetica ha provocato uno shock globale “senza precedenti per vastità e complessità”. Con l’aggiunta delle tensioni internazionali attorno all’Ucraina i mercati energetici restano “estremamente vulnerabili”. A uno sguardo d’insieme, quello che è successo negli ultimi anni conferma la “fragilità” ma anche la “non sostenibilità” del sistema energetico globale.

Cauto ottimismo

Su questo sfondo, le mosse dei governi permettono di cedere a un cauto ottimismo per il futuro. Lo fotografa lo Stated Policies Scenario, cioè la previsione che l’IEA ha elaborato a partire dagli ultimi aggiornamenti delle politiche energetiche di UE, Stati Uniti, Giappone, Corea, Cina, India e altri. “Oltre alle misure a breve termine per cercare di proteggere i consumatori dall’impatto della crisi, molti governi stanno adottando misure a lungo termine. Alcuni stanno cercando di aumentare o diversificare le forniture di petrolio e gas e molti stanno cercando di accelerare i cambiamenti strutturali, nota l’IEA.

La risultante di tutte queste traiettorie più ambiziose è che per la prima volta, in uno scenario IEA che si basa su politiche reali, annunciate (anche se non ancora implementate del tutto), compare un picco per ciascuna fonte fossile. E di conseguenza si anticipa il picco delle emissioni globali, che il World Energy Outlook 2022 fissa fra appena 3 anni. “Queste nuove misure contribuiscono a spingere gli investimenti globali in energia pulita a più di 2.000 mld $ all’anno entro il 2030, con un aumento di oltre il 50% rispetto a oggi. Poiché i mercati si riequilibrano in questo scenario, l’aumento della crisi odierna per il carbone è temporaneo, mentre le energie rinnovabili, sostenute dall’energia nucleare, registrano guadagni sostenuti”, nota l’IEA.

Lo scenario IEA con picco delle emissioni globali nel 2025

Come si arriva a un declino delle emissioni di gas serra da metà di questo decennio? Il carbone torna a crollare, come e più di prima della pandemia. Se la ripresa post-Covid è stata segnata da un ritorno di fiamma della fonte fossile più inquinante, e gli alti prezzi del gas in questi mesi lo hanno fatto addirittura tornare conveniente, i prossimi anni saranno completamente diversi e l’uso di carbone scenderà di nuovo, prevede l’ente con sede a Parigi.

Per il gas e il petrolio, invece, il picco c’è ma prelude a un plateau. La domanda di gas fossile si stabilizza entro la fine del decennio mentre quella di petrolio, complice la diffusione degli EV, segna una traiettoria piatta da metà degli anni ’30, per poi scendere (poco) a metà secolo. “Ciò significa che la domanda totale di combustibili fossili diminuisce costantemente dalla metà del 2020 al 2050 di una media annua approssimativamente equivalente alla produzione di un grande giacimento di petrolio”, si legge nel rapporto.

Ovviamente, queste traiettorie non bastano per avere la certezza di rispettare le soglie del Paris agreement, anche se portano al picco delle emissioni globali nel 2025. L’IEA è molto chiara su questo punto: nello scenario basato sulle politiche attuali, la temperatura globale è destinata a crescere fino a 2,5°C nel 2100, quindi è ben oltre il limite di sicurezza per evitare gli impatti peggiori della crisi climatica. La quota dei combustibili fossili nel mix energetico globale, infatti, scende da circa l’80% a poco più del 60% entro il 2050 mentre le emissioni globali di CO2 diminuiscono lentamente, passando da un massimo di 37 Gt (miliardi di tonnellate) all’anno a 32 Gt entro il 2050.

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