L’OPEC+ aumenta la produzione, ma non inciderà sul prezzo del petrolio

Arriva un timido aumento di produzione, 200mila barili al giorno in più a luglio e agosto. Ma è troppo poco per compensare il calo di produzione di greggio russo

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Il prezzo del petrolio è aumentato del 40% dal 24 febbraio

(Rinnovabili.it) – Dopo 100 giorni dall’inizio della guerra in Ucraina, e poche ore dopo che l’UE ha approvato l’embargo sul greggio russo, l’OPEC+ batte un colpo. L’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio in formato allargato aumenterà l’output a luglio e agosto rispetto alla tabella di marcia stabilita 2 anni fa per accompagnare la ripresa post-Covid. Ma i rubinetti si aprono di poco, pochissimo: sui mercati arriveranno appena 200.000 barili in più. Troppo poco per fare calare il prezzo del petrolio.

La decisione è arrivata ieri. Secondo i piani, i paesi OPEC+ avrebbero dovuto aumentare i loro output di 432.000 barili al giorno da luglio a settembre. Adesso saliranno a 648.000, ma solo per 2 mesi. Cosa succederà ad agosto resta da vedere. Probabilmente lo deciderà l’incontro “riparatore” tra Stati Uniti e Arabia Saudita in programma nei prossimi giorni. I rapporti gelidi tra i due alleati hanno pesato molto sul prezzo del petrolio negli ultimi mesi, con Riad che ha fatto orecchie da mercante alle richieste di Biden di aiutare a contenere gli aumenti.

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Adesso arriva un’inversione di rotta, per quanto timida. Che tuttavia non incide davvero sui mercati. La reazione, infatti, è stata a dir poco tiepida. Le quotazioni del Brent sono leggermente salite, invece di scendere, nelle ore dopo l’annuncio, sfiorando quota 117 dollari. I 200mila barili in più sono troppo poco per compensare l’ammanco di greggio russo, stimato intorno a 1mln di barili. Ammanco che potrebbe crescere nei prossimi mesi dopo l’embargo deciso dall’UE, se Mosca non riuscirà a trovare nuovi compratori in fretta.

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il prezzo del petrolio è salito mediamente del 40%. L’esclusione parziale del greggio russo dai mercati contribuisce a tenerlo alto. A metà maggio,  l’agenzia di stampa russa Tass riportava le previsioni del ministero dello Sviluppo economico russo: nel 2022 è prevista una flessione nella produzione di petrolio del 10,25% rispetto all’anno precedente.

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