La Colombia sarà il prossimo paese a dire stop al carbone e al petrolio?

Nel suo programma elettorale, Petro ha promesso una graduale riduzione della dipendenza economica dagli idrocarburi. A partire dal carbone, che per il neopresidente “è una spesa”, non una voce che garantisce entrate

Stop al carbone: la Colombia di Gustavo Petro ci pensa
Un treno che trasporta carbone dalla maxi miniera di Cerrejon, nel dipartimento de La Guajira, nel nord della Colombia. via depositphotos.com

Bogotà era il 4° fornitore di carbone dell’Europa prima dell’embargo alla Russia

(Rinnovabili.it) – Gustavo Petro è il primo presidente di sinistra radicale eletto in Colombia, ed è anche il primo che non è stato votato dall’industria mineraria e degli idrocarburi. Nel suo programma ha scritto nero su bianco: stop al carbone e al petrolio. Anche se gli idrocarburi costituiscono circa metà dell’export del paese sudamericano.

Stop al carbone: “È una spesa per la Colombia”

Riuscirà a mantenere queste promesse? Prima di battere il rivale populista Rodolfo Hernández conquistando il 50,5% del voto popolare, Petro aveva spiegato con molta chiarezza che per la Colombia è tempo di cambiare prospettiva e guardare le cose come stanno. Anche su carbone e petrolio.

In realtà stiamo sovvenzionando il carbone: non è una fonte di entrate per la Colombia, ma una spesa, spiegava all’Economist un mese fa. “Sovvenzioniamo la produzione di carbone a causa di contratti firmati molto tempo fa con la miniera di Cerrejón”, una enorme miniera di carbone a cielo aperto. “Il problema è il deficit fiscale che abbiamo oggi, il più alto della storia della Colombia. Ed è dovuto in parte al calo del prezzo internazionale del petrolio e del carbone, che continuerà in futuro, perché la domanda di petrolio e carbone continuerà a diminuire”.

Così, nel suo programma elettorale ha promesso di “intraprendere una graduale riduzione della dipendenza economica da petrolio e carbone”. Nel concreto, l’idea di Petro è di non dare più nuove licenze per l’esplorazione di giacimenti di idrocarburi, bloccare lo sviluppo dell’industria delle fossili offshore, e stoppare i progetti pilota di fratturazione idraulica. Un punto, quest’ultimo, che ha come proponente Francia Marquez Mina, eletta vice-presidente al fianco di Petro e storica attivista ambientale contro le miniere illegali di oro (e poi contro il fracking) nel paese, per le cui battaglie ha ricevuto nel 2018 il Premio Goldman, il Nobel per l’ambiente.

La maggior parte delle risorse di carbone della Colombia si trovano nel nord del paese, nei dipartimenti di La Guajira e Cesar. Nel 2020 il relatore speciale dell’Onu su diritti umani e ambiente, David Boyd, aveva chiesto lo stop al carbone estratto dai 690 km2 della miniera di Cerrejon per danni ambientali e alla salute, che colpiscono soprattutto la minoranza Wayuu. Tra il 2020 e i primi mesi del 2022, l’Europa ha raddoppiato le sue importazioni di carbone dalla Colombia, passando da 1,7 a 3,4 milioni di tonnellate. Il paese sudamericano era il 4° fornitore dell’UE prima dell’embargo alla Russia e soddisfaceva circa il 10% della domanda europea. Cifre che potrebbero continuare a salire nei prossimi mesi se altri paesi UE – Italia inclusa – dovessero seguire Germania, Austria e Olanda e riaccendere le loro centrali a carbone per far fronte al minor flusso di gas dalla Russia.

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