La Corte di Giustizia UE fa a pezzi il Trattato sulla Carta dell’Energia

Il tribunale con sede in Lussemburgo ha stabilito che il grimaldello con cui le aziende hanno ricattato per decenni i paesi, bloccando la riforma delle politiche energetiche, non può essere usato. A rischio diversi procedimenti in corso

Trattato sulla Carta dell’Energia: l’ISDS è incompatibile con il diritto UE
Foto di Sang Hyun Cho da Pixabay

Stop al meccanismo ISDS, cuore del Trattato sulla Carta dell’Energia, nelle dispute intra-europee

(Rinnovabili.it) – Le aziende non possono usare il Trattato sulla Carta dell’Energia (TCE) per portare in tribunale gli Stati. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea con una sentenza di portata storica. Cade così una delle armi più efficaci in mano alle compagnie legate alle fossili per annacquare le politiche climatiche europee a suon di ricatti.

Il tribunale con sede in Lussemburgo ha stabilito che il Trattato sulla Carta dell’Energia non può essere utilizzato in dispute tra soggetti europei perché risulta incompatibile con il diritto europeo. Iniziare un’azione legale sfruttando il Trattato mina il sistema del diritto di ciascun singolo Stato membro.

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Anche se la Corte di Giustizia UE non ha smontato pezzo per pezzo gli strumenti usati dalle compagnie per tenere in scacco i paesi, la sentenza arriva comunque come una mazzata su molti casi eclatanti ancora in corso. Come quello che oppone la tedesca RWE al governo olandese, avviata a inizio 2021, perché L’Aia sarebbe “colpevole” di aver deciso il phase out del carbone dal suo mix elettrico entro il 2030. Procedimento che adesso potrebbe svaporare, lasciando RWE con un pugno di mosche in mano.

Il grimaldello usato dalle aziende è l’arbitrato internazionale, più specificamente il meccanismo ISDS (Investor-State dispute settlement). Questo permette alle compagnie di portare in giudizio lo Stato che prende delle decisioni di politica energetica che possono danneggiare gli investimenti dell’azienda. Anche se queste decisioni sono sovrane. L’ISDS fa sì che il Trattato sulla Carta dell’Energia sia del tutto sbilanciato a favore del privato.

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Un’eredità che dipende dalla motivazione – ormai ampiamente superata – alla base del TCE stesso. Creato nel 1994 e in vigore in 54 paesi, l’accordo era pensato per tutelare le industrie energetiche dell’est europeo nell’imminenza della caduta del muro di Berlino. Necessità storica che oggi non ha più senso di esistere e che fa chiedere a gran voce, anche da molti Stati europei, di abbandonare il Trattato.

“Il TCE rappresenta una minaccia enorme per la transizione verso l’energia pulita in Europa. Sebbene l’ISDS possa essere un meccanismo poco conosciuto, per decenni ha fornito copertura alle aziende di combustibili fossili per intentare causa ogni volta che i loro investimenti distruttivi per il clima vengono messi in discussione da decisioni democratiche”, commenta l’avvocato di ClientEarth Amandine Van Den Berghe.

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