L’UE cerca il compromesso anche per il Trattato sulla Carta dell’Energia

I parametri proposti dalla Commissione non rispecchiano quelli, analoghi, che sono stati inseriti nella legislazione europea, ad esempio la tassonomia verde

Trattato sulla Carta dell’Energia: la riforma secondo Bruxelles
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La nuova versione del Trattato sulla Carta dell’Energia salverebbe il gas

(Rinnovabili.it) – La proposta di riforma del Trattato sulla Carta dell’Energia depositata da Bruxelles non segue i parametri fissati dal Green Deal. La posizione UE in vista del nuovo round negoziale fissato per marzo cerca il compromesso, com’è ovvio. Ma pecca di leggerezza quando si tratta di tenere la barra dritta sull’ambizione climatica, perlomeno rispettando il solco già scavato dalla legislazione comunitaria.

La riforma del Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT) è un passaggio importante per la transizione energetica del continente. L’ECT unisce 54 membri da tutto il mondo e 40 paesi con status di osservatore ed è pensato per proteggere gli investimenti grazie al meccanismo ISDS (Investor-State-Dispute-Settlement). Le aziende che ritengono di subire un danno dalle politiche energetiche e climatiche degli Stati possono trascinarli in tribunale e intentare cause miliardarie accedendo all’arbitrato internazionale. Solo poche settimane fa è successo all’Olanda, “colpevole” di voler accelerare il phase out del carbone riducendo così i profitti della tedesca RWE, che ha appunto chiesto l’arbitrato.

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Il problema principale è che la riforma per come la vuole impostare Bruxelles cala sì la scure sulle fossili. Ma non su tutte. Il gas riesce a salvarsi, conservando dei livelli di protezione. Nello specifico, la proposta della Commissione suggerisce di porre immediatamente fine alle protezioni per i nuovi investimenti nel carbone e nel petrolio, nonché per l’energia prodotta da combustibili fossili.

Storia diversa per il gas. Restano protetti i nuovi investimenti in infrastrutture elettriche alimentate a gas, almeno fino al 2030. Con una clausola, ovvero che emettano meno di 380 g di CO2/kWh e che consentano l’uso di gas a basse emissioni di carbonio. Qui Bruxelles ha limato i parametri, abbassandoli rispetto alla sua proposta iniziale. Ma 380 g resta ben al di sopra della soglia massima di 100 g di CO2/kWh che è stata inserita nella tassonomia verde UE.

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Non solo. In questo modo, Bruxelles metterà sul tavolo dei negoziati anche la possibilità di proteggere gli investimenti nei gasdotti nei quali è possibile iniettare gas low carbon e rinnovabile. Incluso l’idrogeno quindi. E nel contesto del Trattato la protezione sarebbe allargata anche all’idrogeno blu, quello prodotto da fonti fossili con l’impiego di tecnologie per il recupero di CO2.

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