Unione dell’Energia, gli stoccaggi UE hanno superato il 91%

La Commissione europea pubblica il rapporto che fa il punto sull’offerta e la domanda di energia nell’UE, sulla diversificazione dell’approvvigionamento, sulla transizione giusta e il suo impatto su consumatori e imprese.

Unione dell'Energia
via depositphotos.com

La resistenza dell’Unione dell’Energia alla crisi

(Rinnovabili.it) – Il 2022 sarà un anno record per il fotovoltaico europeo, con una crescita della distribuzione del 17-26% nei maggiori mercati dei paesi UE. E una produzione che da maggio ad agosto ha fornito il 12% del totale elettrico generato. Ma anche l’eolico ha lasciato il segno grazie ad un 13% del mix nello stesso lasso di tempo. Questi e altri numeri appartengono al rapporto sullo stato dell’Unione dell’Energia, pubblicato stamane dalla Commissione Europea. Il documento mette in evidenza le sfide affrontate dal sistema energetico negli ultimi 12 mesi e i progressi compiuti per superarle senza abbandonare la transizione ecologica. Ma, soprattutto, questa settima edizione dello stato dell’Unione dell’Energia fa il punto sulla risposta della politica all’attuale crisi, esacerbata dalla guerra russa.

“La presente relazione – ha affermato la commissaria per l’Energia, Kadri Simsonmostra cosa ha fatto l’UE in risposta all’attuale crisi del mercato energetico europeo e quanti progressi abbiamo realizzato nel complesso. Allo stesso tempo, mette in evidenza come questi sviluppi si adattino ai nostri obiettivi climatici a lungo termine”.

Tra i principali risultati del rapporto emerge come tutti gli stati membri abbiano attuato misure per contrastare l’aumento dei prezzi di gas ed elettricità. E come oggi il blocco abbia già riempito gli stoccaggi oltre il 91% della capacità.

E mentre il gas naturale liquefatto (GNL) diventa una fonte di approvvigionamento chiave, rappresentando il 32% delle importazioni nette di gas totali dell’UE, la quota delle rinnovabili nel mix elettrico incalza. Secondo gli esperti della commissione dovrebbe crescere da quota 37% del 2021 al 69% nel 2030. Altro dato interessante: dopo essere diminuiti di oltre il 5% nel 2020 a causa delle restrizioni legate al COVID, i sussidi ai combustibili fossili nell’UE sono rimasti abbastanza stabili nel 2021, poiché l’aumento nei trasporti e nell’industria è stato compensato dalla diminuzione dei sussidi ai combustibili fossili nel settore energetico.

Articolo precedenteLo spreco alimentare risente dei rincari?
Articolo successivoCall4Earth, la maratona Unicef, IAIA Italia ed Earth Day Italia per il Pianeta

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui