La tecnologia blockchain non è ancora matura per il settore energetico

Eurelectric pubblica una relazione sui principali progressi da raggiungere in ambito elettrico per poter sfruttare a pieno la tecnologia dei registri digitali “a catena di blocchi”

tecnologia blockchain

 

 

Ad oggi sono 122 gli organismi del settore energetico coinvolti nella tecnologia blockchain 

(Rinnovabili.it) – Lo scorso anno si è registrato un deciso aumento dell’interesse globale nei confronti della tecnologia blockchain e delle sue potenziali applicazioni. Dal mondo delle criptovalute, bitcoin in primis, il sistema ha messo lentamente radici nel settore energetico arrivando a contaminare anche il mondo accademico e industriale. Il merito di questo successo? Un’innovazione fondamentale: la tecnologia aiuta a garantire la validità di una transazione senza la necessità di un organismo di controllo centrale, protocollandola su un sistema distribuito di registri digitali, tutti collegati fra loro attraverso un meccanismo di convalida sicuro. Di fronte a questo innegabile exploit c’è chi si chiede, tuttavia, quali possano essere gli ostacoli ancora da superare per un utilizzo diffuso della blockchain nel settore elettrico.

 

La risposta arriva nel nuovo report Blockchain in Electricity: a Critical Review of Progress to Date – Eurelectric white paper. Il primo utilizzo dei registri digitali “a catena di blocchi” nelle transazioni energetiche risale al 2014. Da allora a oggi, spiegano gli autori dello studio, il comparto è cresciuto in maniera costante. A marzo 2018 risultavano essere 122 gli organismi del settore energetico coinvolti nella tecnologia blockchain e 40 i progetti dedicati, da quelli attivi nei mercati dell’elettricità all’ingrosso a quelli peer-to-peer, dalla fornitura di servizi di flessibilità alla ricarica dei veicoli. Tra il secondo trimestre del 2017 e il primo di quest’anno, queste iniziative hanno racimolato oltre 240 milioni di euro tra venture capital e ico (le Initial Coin Offerings, un sistema di crowdfunding del settore finanziario). Gran parte degli esperti sono concordi nel prevedere una relazione sempre più stretta ritenendo che le tecnologie blockchain possano accelerare la transizione verso un settore energetico più distribuito, con transizioni più rapide e accurate.

 

>>Leggi anche Blockchain nel settore energetico: 4 trend promettenti per il 2018<<

 

“Nonostante il suo valore potenziale tuttavia, il futuro della blockchain nei sistemi elettrici è incerto”, si legge nel report. “La classe tecnologica è attualmente sovraccaricata da costi elevati, basse velocità di transazione e altre limitazioni e rischi. Le caratteristiche uniche del settore elettrico, come la presenza di economie di scala e la portata delle operazioni di rete, mettono alla prova la capacità di determinate applicazioni basate sulla blockchain”.

Uno degli esempi più eclatanti, in tema di possibili ostacoli, è offerto dagli operatori di rete. Nel loro ruolo di monopoli naturali sono responsabili in modo univoco di alcune funzioni essenziali, come il bilanciamento costante tra domanda e offerta elettrica. Tutto il commercio di energia elettrica, incluso il trading peer-to-peer locale, deve essere compatibile con l’operatore che detiene a responsabilità di mantenere la sicuerezza della rete. In altre parole, tutte le comunità energetiche operanti su un modello distribuito non potranno funzionare in maniera indipendente dall’operatore di rete fino a quando saranno connesse all’infrastruttura centrale. Per questo motivo l’associazione raccomanda maggiore innovazione e sperimentazione nel comparto.

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