Rinnovabili • Il mercato delle Pompe di Calore: evoluzione tecnologica e normativa e sistemi incentivanti disponibili Rinnovabili • Il mercato delle Pompe di Calore: evoluzione tecnologica e normativa e sistemi incentivanti disponibili

Il mercato delle Pompe di Calore: evoluzione tecnologica e normativa e sistemi incentivanti disponibili

SponsoredContenuto
Sponsorizzato

Il mercato delle Pompe di Calore: evoluzione tecnologica e normativa e sistemi incentivanti disponibili

di Luca Tarantolo, Energy Efficiency – Manager Energy Transition, Manni Energy  e Luca Riboli, Sales Account – Energy Transition, Manni Energy

Il mercato delle pompe di calore sta vivendo una fase di forte crescita e trasformazione, spinta dalla crescente attenzione verso la sostenibilità energetica e la decarbonizzazione. Questa tecnologia, fondamentale per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi climatici europei, sta condizionando profondamente sia il settore residenziale sia quello industriale ma dovrà affrontare le sfide della regolamentazione sui gas fluorurati. L’articolo analizza l’attuale scenario di mercato, l’evoluzione normativa europea e nazionale di riferimento, nonché i principali sistemi incentivanti che ne facilitano la diffusione.

Pompe di calore: dagli obiettivi di decarbonizzazione all’andamento sul mercato

L’UE ha fissato obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione: riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. 

Le pompe di calore spostano energia termica da un ambiente ad un altro a temperatura maggiore impiegando, nella maggior parte dei casi, un sistema a compressione di vapore alimentato ad energia elettrica. Pertanto, in molte applicazioni, come ad esempio la climatizzazione, esse rappresentano una delle migliori tecnologie disponibili come alternativa all’impiego delle fonti fossili per la produzione di calore in modo efficiente. 

In linea con gli obiettivi del Green Deal europeo, il piano REPowerEU prevede di ridurre le importazioni di combustibili fossili e contestualmente di raddoppiare l’attuale tasso di installazione delle pompe di calore negli edifici e accelerare la diffusione delle pompe di calore per grandi reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento.

Da un rapporto del 2022 dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) si prevede che le pompe di calore ridurranno la domanda europea di gas per il riscaldamento degli edifici di almeno 21 miliardi di metri cubi entro il 2030; tale obiettivo sarà possibile con la “forza” di 40 milioni di nuove pompe di calore, con una prima tappa di almeno 10 milioni di nuove unità entro il 2027. Ma come sta andando? 

Nell’ultimo triennio il trend europeo non è favorevole alle previsioni: nel 2022 sono state installate 3 milioni di unità, ma la diffusione è rallentata a 2,8 milioni nel 2023 e a 2,2 milioni nel 2024 a causa di diverse combinazioni di fattori specifiche dei mercati nazionali come ad esempio alti costi dell’energia, lunghi tempi di consegna e politiche incentivanti disomogenee.

Il mercato italiano, in particolare, presenta un andamento discontinuo influenzato da picchi e cali della domanda, direttamente correlati alle politiche incentivanti come il recente Superbonus che ha prodotto un significativo aumento delle vendite seguito però da un rallentamento. In occasione dell’evento di Heat Pump Technologies tenutosi ad aprile 2025 a Milano, Assoclima ha presentato i risultati dell’indagine statistica che mostrano nel 2024 un giro di affari complessivo di circa 2,5 miliardi di euro, con una flessione del 5% rispetto all’anno precedente, confermando una lieve contrazione nonostante alcune dinamiche di crescita settoriale.  Nonostante la flessione del 2024, l’Italia rimane il secondo mercato europeo per volume di pompe di calore vendute e installate (quasi 4,2 milioni di unità), preceduta solo dalla Francia, mostrando un settore con una certa resilienza, soprattutto nel segmento delle pompe di calore aria/aria residenziali, che ha registrato crescita a doppia cifra nell’ultimo anno.

Il mercato nazionale, quindi, è dinamico e in crescita nel medio termine, tuttavia ancora condizionato da fattori quali il costo dell’elettricità, la stabilità normativa e la chiarezza degli incentivi.

L’evoluzione normativa: direttive europee e normative F-Gas

L’evoluzione regolamentare a livello europeo è un driver essenziale per guidare il mercato verso tecnologie più efficienti e sostenibili. Su questo tema segnaliamo la direttiva EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive) e la nuova Direttiva 2023/1791 sull’efficienza energetica impongono una sempre maggiore integrazione delle pompe di calore negli edifici, in particolare privilegiando l’uso di fonti rinnovabili e di gas refrigeranti a minor impatto ambientale. Uno degli effetti dell’EPBD IV è il divieto sugli incentivi per nuove caldaie a gas, con previsione di divieto di installazione dal 2040, mentre le pompe di calore saranno l’unica tecnologia di riscaldamento domestico conforme alle direttive europee, aprendo così un nuovo mercato incentrato sull’elettrico e rinnovabile.

Tuttavia, la vera sfida del settore oggi è data dalla normativa F-gas. Il Regolamento (UE) 2024/573 entrato in vigore nel marzo 2024, si propone di uscire dalla dipendenza dei gas fluorurati effetto serra entro il 2050, passando attraverso una serie di divieti di immissione in commercio che interessano moltissime apparecchiature dei settori della refrigerazione e del condizionamento dell’aria, spingendo verso l’impiego di gas refrigeranti fluorurati a basso GWP (Global warming potential) e ai naturali come gli idrocarburi, l’anidride carbonica e l’ammoniaca.

In particolare, dal 2027 sarà vietata l’immissione in commercio di diverse tipologie di pompe di calore con gas con GWP pari o superiore a 150, mentre per le pompe di calore monosplit sarà consentito impiegare gas fluorurati solo se con GWP inferiore a 750, creando una forte spinta verso l’utilizzo di refrigeranti naturali come, ad esempio, il propano (R290). 

Questa transizione però comporta sfide tecniche e operative, dato che i refrigeranti naturali come gli idrocarburi presentano caratteristiche di infiammabilità (classificazione A3). Se da un lato i costruttori, nelle varie fiere di settore, hanno già dimostrato di essere preparati verso questa transizione, dall’altra mancano specifiche competenze per l’installazione, la manutenzione e l’assistenza, sottolineando l’importanza della formazione professionale nel settore. 

Ad oggi, sebbene sia stato pubblicato il regolamento di esecuzione 2024/2215 sulla certificazione delle persone e imprese che contempla anche l’impiego delle alternative ai fluorurati, l’Italia è ancora in fase di consultazione per la normativa nazionale.

Inoltre, risulta determinante anche da parte dei progettisti la conoscenza delle norme tecniche sulla sicurezza delle apparecchiature che contengono gas refrigerante infiammabile, come ad esempio la UNI EN 378 (attualmente in fase di revisione) e la UNI CEI 60335-2-40 per le installazioni su ambienti domestici e similari.

Complessivamente, il regolamento F-Gas favorisce l’innovazione del comparto, stimolando la ricerca e la produzione di pompe di calore a gas refrigeranti alternativi più ecologici e sicuri, ma impone anche alle aziende e agli operatori una rapida riconversione tecnologica e una crescente specializzazione. Questo quadro normativo è dunque uno dei fattori chiave che guideranno la diffusione e l’evoluzione delle pompe di calore nel prossimo decennio, in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni europei e globali.

Sistemi incentivanti disponibili: Conto Termico e detrazioni fiscali

Come abbiamo visto, in Italia, la diffusione delle pompe di calore è fortemente influenzata dai regimi incentivanti. Per le pompe di calore, storicamente, sono stati due gli incentivi presenti, ovvero il Conto Termico e le detrazioni fiscali Ecobonus.

Il Conto Termico 2.0, in particolare, prevede un incentivo per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con sistemi in pompa di calore in funzione della potenza utile, del rendimento e con un massimo pari al 65% delle spese ammissibili. Questo dispositivo incentivante è in procinto di essere sostituito dal più evoluto Conto Termico 3.0. 

La principale novità del Conto Termico 3.0 riguarda l’ampliamento dei beneficiari, includendo non solo privati e pubbliche amministrazioni, ma anche comunità energetiche, enti del terzo settore e una maggiore facilità di accesso per le ESCO. Questa versione introduce inoltre un’estensione delle tipologie di intervento incentivati, comprendendo, oltre alle tradizionali installazioni di pompe di calore, anche sistemi ibridi e pompe di calore “add-on” che possono affiancare le caldaie esistenti senza la necessità di sostituzione completa.

Dal punto di vista economico, il Conto Termico 3.0 mantiene incentivi fino al 65%, con casi specifici che arrivano anche al 100% per alcuni enti pubblici, e offre modalità di erogazione più flessibili e semplificate. Grazie a queste novità, il nuovo conto termico favorisce una più ampia diffusione di tecnologie efficienti e sostenibili, sostenendo la transizione energetica nel settore abitativo e terziario e agevolando l’adozione di soluzioni combinanti fonti rinnovabili e pompe di calore ad alta efficienza.

Parallelamente, le detrazioni fiscali come il recente Superbonus 110% hanno prodotto un forte aumento delle installazioni, sebbene tale effetto sia stato temporaneo e discontinuo. La stabilità degli incentivi nel tempo è ritenuta dagli operatori fondamentale per una diffusione sostenibile delle pompe di calore e per favorire investimenti industriali e di ricerca sul territorio italiano.

Nel 2025 le pompe di calore beneficiano di detrazioni fiscali significative grazie all’Ecobonus, che consente di recuperare fino al 50% delle spese sostenute per l’installazione su abitazioni principali, mentre per le seconde case la detrazione scende al 36%. Queste aliquote si applicano alla sostituzione totale o parziale di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e coprono non solo la fornitura e l’installazione, ma anche opere murarie, smontaggio di impianti preesistenti e altri interventi correlati necessari per la corretta posa in opera.

Dal 2026 sono previste riduzioni: per la prima casa la detrazione Ecobonus scenderà al 36% e al 30% per immobili diversi dall’abitazione principale; pertanto, il 2025 rappresenta un anno strategico per cogliere appieno gli incentivi disponibili e massimizzare il risparmio sui costi di installazione e gestione delle pompe di calore.

Si ricorda comunque la presenza di altri strumenti come i Titoli di Efficienza Energetica e bonus regionali.

Il ruolo delle ESCO, in questo ambito, risulterà sempre più determinante al fine di garantire l’accessibilità agli incentivi e l’esecuzione di impianti performanti e sostenibili.

Conclusione

Il mercato delle pompe di calore rappresenta una componente strategica nella transizione energetica europea e italiana. La combinazione di normative sempre più stringenti in tema di efficienza energetica, fonti rinnovabili e limitazioni all’uso di gas ad alto impatto ambientale crea un contesto favorevole allo sviluppo e all’innovazione tecnologica nel settore. Tuttavia, per consolidare questo trend è indispensabile garantire stabilità nei sistemi incentivanti, accompagnare le imprese con regole chiare e favorire la diffusione di tecnologie sempre più efficienti e sicure. In questo quadro, le pompe di calore emergono non solo come soluzioni energetiche sostenibili ma come un volano di crescita industriale e ambientale per il futuro prossimo.

Scopri l’expertise di Manni Energy
https://bit.ly/46bixlL

About Author / La Redazione