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Organic Rankine Cycle (ORC): tecnologia e vantaggi per il recupero termico

La tecnologia ORC si configura come una soluzione strategica per la decarbonizzazione dei processi industriali, l’incremento dell’efficienza energetica e la valorizzazione del calore di scarto.

Organic Rankine Cycle (ORC): tecnologia e vantaggi per il recupero termico
Credits: Turboden

In un contesto di crescente domanda elettrica e termica (come conseguenza dell’evoluzione digitale, della diffusione dei data center) e di necessità di rafforzare l’indipendenza energetica europea, il tema dell’efficienza torna ad occupare una posizione centrale nel dibattito tecnico e politico. Se da un lato la transizione energetica impone l’adozione massiva di fonti rinnovabili, dall’altro emerge con forza la necessità di ottimizzare i processi di trasformazione dell’energia primaria, sia essa fossile che rinnovabile, per ridurre gli sprechi e valorizzare ogni kWh disponibile.

In realtà, non si tratta di una novità. La Commissione Europea, nel documento Best Available Techniques for Energy Efficiency (versione settembre 2021), redatto per promuovere l’attuazione della Direttiva IPPC, ha già indicato chiaramente la necessità di agire in favore dell’efficienza come leva strategica per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e rispondere alla crescita della domanda. Il documento sottolinea anche l’importanza di integrare soluzioni di efficienza con attori terzi, promuovendo modelli di cooperazione tra industria e territorio, in un’ottica di coesione energetica e ambientale.

A rafforzare questo orientamento, il Regolamento UE 2018/1999, la Direttiva UE 2023/1791 e la Raccomandazione UE 2024/2143 ribadiscono il principio “Energy Efficiency First”, invitando gli Stati membri a valutare misure di efficienza energetica prima di investire in nuove infrastrutture.

Ma quando si parla di efficienza, quali sono le soluzioni? La risposta non è univoca, perché l’efficienza è intrinsecamente legata al sistema di riferimento: dipende dal processo che si intende migliorare, dalle temperature in gioco, dalla configurazione impiantistica e dalla possibilità di integrazione con altri sistemi. In questo scenario complesso e sfaccettato, una tecnologia si distingue per versatilità, maturità e impatto misurabile: il ciclo Rankine organico, meglio noto come ORC (Organic Rankine Cycle).

Come funziona il ciclo Rankine organico?

L’ORC rappresenta una delle soluzioni più efficaci per il recupero del calore di scarto a bassa e media temperatura, trasformandolo in energia elettrica pulita. È una tecnologia che non solo risponde ai requisiti di efficienza imposti dalle normative europee, ma incarna una filosofia energetica fondata sulla circolarità, sulla prossimità e sulla valorizzazione delle risorse. Ed è proprio da qui che prende avvio il nostro approfondimento.

Il principio di funzionamento dell’ORC si basa su un ciclo termodinamico analogo a quello Rankine tradizionale, ma con una differenza sostanziale: l’impiego di un fluido organico a basso punto di ebollizione.

Questo consente di operare il ciclo termodinamico a temperature inferiori rispetto a quelle convenzionali del vapore, rendendo la tecnologia particolarmente adatta al recupero di calore a bassa entalpia, come:

  • fumi di combustione industriale
  • acque reflue calde
  • biomasse solide e liquide
  • risorse geotermiche a media profondità
  • impianti solari termici

Le fasi operative dell’Organic Rankine Cycle

Il ciclo Rankine organico si articola in quattro fasi principali, ciascuna associata a un componente chiave del sistema. Ciascuna fase è caratterizzata da una specifica trasformazione termodinamica, che consente la conversione dell’energia termica recuperata in energia meccanica e successivamente elettrica. Di seguito si riportano le fasi operative del ciclo:

  1. Evaporatore

Il fluido organico, inizialmente in fase liquida, attraversa l’evaporatore dove riceve calore da una sorgente esterna (fumi di scarto, acqua calda, vapore, olio diatermico, ecc…). Il calore fornito viene assorbito sotto forma di calore latente di evaporazione, determinando il passaggio di fase del fluido da liquido a vapore saturo o leggermente surriscaldato. La trasformazione avviene a pressione costante (isobara), in condizioni di equilibrio termodinamico controllato. La qualità del vapore in uscita dall’evaporatore è un parametro critico per l’efficienza globale del ciclo.

  1. Turbina

Il fluido organico in fase vapore entra nella turbina attraversando la quale si espande, convertendo l’energia termica in energia meccanica utile. L’espansione è adiabatica (ovvero senza scambio di calore con l’esterno) e, in condizioni ideali, isentropica (a entropia costante), anche se nella pratica si registrano inevitabili perdite entropiche dovute a irreversibilità meccaniche e fluidodinamiche. La pressione e la temperatura del fluido diminuiscono, mentre il lavoro prodotto viene trasmesso all’alternatore accoppiato.

  1. Condensatore 

Il fluido organico, in fase vapore ma a pressione ridotta, viene convogliato nel condensatore dove cede calore a un fluido di raffreddamento (tipicamente acqua o aria), tornando allo stato liquido. Anche questa è una trasformazione isobara, durante la quale il fluido sottrae calore latente di condensazione al sistema. Il corretto dimensionamento del condensatore è essenziale per garantire la chiusura efficiente del ciclo e per evitare fenomeni di sotto-raffreddamento o cavitazione nella fase successiva.

  1. Pompa di ricircolo

Il fluido organico, completamente liquido, viene pressurizzato mediante una pompa volumetrica o centrifuga, e riportato alle condizioni di pressione richieste per l’evaporazione. La compressione è adiabatica (idealmente isentropica), anche se nella pratica si verificano perdite meccaniche e termiche. Il lavoro assorbito dalla pompa è generalmente modesto rispetto a quello prodotto dalla turbina, ma incide comunque sul rendimento netto del ciclo.

Questa sequenza chiusa di trasformazioni consente al ciclo ORC di operare in modo continuo, con elevata affidabilità e flessibilità, anche in presenza di sorgenti termiche a bassa temperatura e con profili di carico variabili. La scelta del fluido organico, la configurazione dei componenti e l’ottimizzazione dei parametri operativi rappresentano le leve progettuali fondamentali per massimizzare l’efficienza e l’adattabilità del sistema.

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Credits: Turboden

Gli elementi ausiliari

Oltre ai quattro componenti principali che definiscono il ciclo termodinamico — evaporatore, turbina, condensatore e pompa — il sistema ORC si avvale di elementi ausiliari che ne completano la funzionalità:

Alternatore: Accoppiato meccanicamente all’albero della turbina, l’alternatore ha il compito di trasformare l’energia meccanica prodotta dall’espansione del fluido in energia elettrica. Si tratta di una conversione elettromeccanica, non termodinamica, che avviene tramite induzione elettromagnetica. La scelta dell’alternatore dipende dalla taglia dell’impianto, dalla velocità di rotazione della turbina e dalla configurazione elettrica richiesta (monofase, trifase, frequenza, tensione). L’efficienza di conversione è generalmente elevata (>95%) e può essere ottimizzata mediante sistemi di controllo elettronico e inverter.

Sistema di raffreddamento: Il raffreddamento del fluido organico nel condensatore rappresenta una fase critica del ciclo ORC, influenzando direttamente il rendimento termodinamico e la stabilità operativa dell’impianto. La scelta del sistema di smaltimento del calore dipende da variabili ambientali, logistiche e normative. Di seguito si descrivono le principali soluzioni tecniche adottabili:

  • Torri evaporative: Le torri evaporative sono sistemi di raffreddamento a circuito aperto che sfruttano il principio dell’evaporazione parziale dell’acqua per dissipare il calore. L’acqua calda proveniente dal condensatore viene distribuita nella parte superiore della torre e fatta cadere a pioggia su un pacco di riempimento (fill pack), mentre un flusso d’aria ascendente — generato da ventilatori assiali o centrifughi — favorisce l’evaporazione di una piccola frazione dell’acqua. Il calore latente di evaporazione sottratto all’acqua residua ne abbassa la temperatura, consentendo il raffreddamento del fluido organico nel condensatore.
  • Circuiti chiusi con dry cooler: I dry cooler sono scambiatori aria-fluido a circuito chiuso, in cui il fluido di raffreddamento (tipicamente acqua o miscela acqua-glicole) circola in serpentine alettate raffreddate da ventilatori. Il calore viene dissipato per convezione forzata verso l’ambiente esterno, senza evaporazione né consumo d’acqua.
  • Sistemi acquatici: Quando disponibili, le risorse idriche naturali — come corsi d’acqua, laghi, bacini artificiali o pozzi geotermici — possono essere utilizzate come sorgenti fredde per il raffreddamento del fluido organico. Il calore viene trasferito tramite scambiatori a piastre o a fascio tubiero, in configurazione diretta o indiretta.

Il sistema di raffreddamento è un elemento critico per la stabilità del ciclo: un raffreddamento insufficiente può compromettere la condensazione del fluido, ridurre il rendimento e causare sovrappressioni. Per questo motivo, è spesso integrato con sistemi di monitoraggio termico, valvole di sicurezza e logiche di controllo automatico.

Come per tutti i cicli termodinamici, l’efficienza e il rendimento di un impianto ORC dipendono direttamente dal salto entalpico disponibile tra la sorgente e il sistema di raffreddamento. Le temperature di evaporazione e condensazione influenzano, infatti, il contenuto entalpico utile alla conversione energetica, e quindi il rendimento elettrico netto del sistema. In configurazioni cogenerative, la condensazione può avvenire a temperature più elevate per consentire il recupero del calore residuo, migliorando l’efficienza globale.

Va inoltre considerato che diversi produttori si sono specializzati in specifici segmenti applicativi e intervalli di temperatura: alcuni si concentrano su impianti a bassa entalpia per il recupero diffuso, altri su soluzioni ad alta temperatura per l’industria energivora e la cogenerazione avanzata.

I parametri prestazionali di un impianto ORC

La seguente tabella sintetizza i parametri prestazionali tipici di un impianto ORC, offrendo una panoramica utile per orientare le scelte progettuali e tecnologiche.

ParametroValore
Temperatura della sorgente termica80–300 °C – ORC standard300–500 °C – ORC ad alta entalpia
Temperatura di condensazione30–60 °C – condensazione libera90–130 °C – ORC cogenerativi con recupero termico
Pressione di esercizio6–18 bar
Rendimento elettrico netto18–28% (in funzione della temperatura, del fluido e della configurazione impiantistica)
Potenza elettrica installata50 kW – 40 MW
Fluido organico utilizzatoR245fa, Toluene, Pentano, Isobutano, Siloxani, MDM, D4
Tipologie di sorgenteCalore di scarto industriale, biomassa, geotermia, solare termico, vapore industriale
Configurazione impiantisticaStand-alone, cogenerazione, integrazione con reti termiche e sistemi di accumulo
Applicazioni principaliSettori energivori (cementifici, acciaierie, cartiere), distretti produttivi, impianti CHP

Nel caso degli impianti ORC cogenerativi, il calore contenuto nel fluido di raffreddamento in uscita dal condensatore non rappresenta una perdita, ma una risorsa energetica a temperatura compatibile con le esigenze delle reti di teleriscaldamento. La condensazione del fluido organico, infatti, può avvenire a temperature comprese tra 90 °C e 130 °C, rendendo possibile il trasferimento diretto del calore a utenze civili o industriali. Questa configurazione consente di valorizzare il calore di bassa entalpia in modo efficiente e distribuito, trasformando il ciclo ORC in un nodo energetico multifunzionale.

L’impianto diventa così un elemento di connessione tra il sistema produttivo e il territorio, abilitando modelli di cooperazione energetica locale, riducendo la dipendenza da fonti fossili e contribuendo alla coesione ambientale e infrastrutturale. In questo scenario, l’ORC non è solo una tecnologia di conversione, ma uno strumento di integrazione tra industria, comunità e pianificazione energetica.

Criteri orientativi per l’applicazione della tecnologia ORC

La progettazione di un impianto ORC in ambito industriale non può essere ridotta a un esercizio di calcolo termodinamico. I criteri che seguono non intendono sostituirsi alle metodologie ingegneristiche di dimensionamento, né proporsi come modello esaustivo, ma si configurano piuttosto come orientamenti sintetici, utili a guidare la selezione della tecnologia ORC più adatta tra quelle disponibili sul mercato, in funzione del contesto applicativo, delle caratteristiche della sorgente e degli obiettivi energetici e territoriali.

1. Caratteristiche della sorgente termica

  • Identificare la tipologia di calore disponibile (fumi, olio diatermico, vapore, acqua calda) e la sua continuità operativa.
  • Valutare la temperatura e la stabilità della sorgente per selezionare la tecnologia ORC più adatta (bassa, media o alta entalpia).
  • Considerare la possibilità di accoppiamento diretto o indiretto (tramite scambiatori) in funzione della natura del fluido sorgente.

2. Obiettivo: produzione elettrica o cogenerazione

  • Se l’obiettivo è la sola produzione elettrica (“power only”), privilegiare cicli a condensazione libera con temperature di condensazione basse.
  • Se è previsto il recupero del calore residuo (CHP), orientarsi verso tecnologie ORC cogenerative con condensazione ad alta temperatura, compatibili con reti di teleriscaldamento o usi industriali.
  • Valutare la possibilità di modulazione del carico termico in funzione della domanda elettrica e/o termica.

3. Taglia e modularità dell’impianto

  • Scegliere la taglia impiantistica in funzione della disponibilità di calore e del profilo di carico.
  • Considerare soluzioni modulari per applicazioni distribuite o per facilitare l’integrazione in siti esistenti.

4. Integrazione con il sito industriale

  • Valutare la compatibilità con le infrastrutture esistenti (layout, fluidi di processo, sistemi di controllo).
  • Analizzare le sinergie con altri impianti (es. caldaie, cogeneratori, pompe di calore) per massimizzare l’autoconsumo e la resilienza energetica.
  • Considerare l’integrazione con sistemi di accumulo termico o elettrico per ottimizzare la flessibilità operativa.

5. Connessione con il territorio

  • In presenza di reti di teleriscaldamento o distretti energetici, progettare l’impianto ORC come nodo di scambio termico, valorizzando il calore residuo.
  • Favorire modelli di simbiosi industriale e cooperazione energetica locale, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e rigenerazione territoriale.
Organic Rankine Cycle (ORC): tecnologia e vantaggi per il recupero termico
Credits: Turboden

Risparmi energetici e ambientali generabili

L’adozione di impianti ORC alimentati da calore di scarto consente di generare benefici misurabili in termini di risparmio di energia primaria e riduzione delle emissioni climalteranti. Ogni MWh elettrico prodotto da un ciclo ORC recuperativo consente di evitare l’impiego di circa 0,086 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) e di ridurre le emissioni di 0,4 tonnellate di CO₂, rispetto a una produzione elettrica convenzionale da fonte fossile.

Nel caso di impianti cogenerativi, in grado di recuperare anche il calore di condensazione e di trasferirlo a una rete di teleriscaldamento, il beneficio si amplifica: per ogni MWh termico utile ceduto, si aggiungono 0,100 TEP risparmiati e 2,4 tonnellate di CO₂ evitate. Questo approccio consente di valorizzare integralmente l’energia contenuta nel fluido organico, trasformando il ciclo ORC in un sistema di coesione: elettrico e termico, industriale e territoriale.

Un esempio concreto: un impianto ORC da 1 MW elettrico, operante per 6.000 ore/anno, con recupero termico attivo per 2.000 ore/anno, genera un risparmio complessivo di circa 1.714 TEP/anno e una riduzione di 4.114 tonnellate di CO₂.

Proiettando questi coefficienti alle stime KCORC, secondo cui oltre 150 TWh/anno di elettricità potrebbero essere generati in Europa tramite tecnologie ORC — con scenari più ottimistici che arrivano fino a 280–300 TWh/anno, equivalenti al consumo elettrico combinato di Olanda e Danimarca — si ottiene:

ScenarioProduzione elettrica ORCTEP risparmiati/annoCO₂ TON evitate/anno
Base150 TWh12.900.00060.000.000
Ottimistico280 TWh24.080.000112.000.000
Massimo300 TWh25.800.000120.000.000

Questi valori, pur dipendendo dalle condizioni operative e dal profilo di utilizzo, dimostrano la capacità dell’ORC di contribuire in modo diretto agli obiettivi di decarbonizzazione, efficienza energetica e simbiosi industriale.

Conclusioni

La tecnologia ORC si configura come una soluzione strategica per la decarbonizzazione dei processi industriali, l’incremento dell’efficienza energetica e la valorizzazione del calore di scarto. La sua applicazione è pienamente coerente con le direttive europee in materia di efficienza energetica, che invitano gli Stati membri a privilegiare il recupero termico prima di investire in nuove infrastrutture. Il PNIEC italiano ha recepito tali indicazioni, riconoscendo il ruolo dell’ORC tra le tecnologie abilitanti per il raggiungimento degli obiettivi della RED III, sia nel settore industriale che nel teleriscaldamento efficiente.

Il quadro normativo europeo rafforza ulteriormente queste prospettive. Il Net Zero Industry Act (NZIA), entrato in vigore nel 2024, identifica le tecnologie di recupero del calore — insieme a pompe di calore e geotermia — tra le 19 tecnologie strategiche da sviluppare e produrre in Europa per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. L’obiettivo è ambizioso: coprire almeno il 40% del fabbisogno europeo di queste tecnologie entro il 2030, promuovendo un ecosistema industriale competitivo, resiliente e indipendente dalle importazioni.

In questo scenario, l’ORC rappresenta una tecnologia di connessione: tra energia elettrica e termica, tra industria e territorio, tra recupero e redistribuzione. La sua modularità, la compatibilità con fonti termiche a bassa e media entalpia, e la possibilità di integrazione con reti termiche e sistemi di accumulo ne fanno un tassello essenziale nel mosaico della transizione energetica.

Rinnovabili • Angelica Agosta

About Author / Angelica Agosta

Presidente e co-fondatrice di Aionergy s.r.l., membro del Comitato Scientifico di Symbola – Fondazione per le qualità italiane e Professional Fellow del World Energy Council Italia. Ingegnere Meccanico con una lunga esperienza nei settori dell’energia rinnovabile, dell’efficienza energetica e dell’innovazione industriale, possiede competenze distintive nello sviluppo di tecnologie, sistemi energetici integrati e modelli contrattuali avanzati, acquisite in contesti nazionali ed internazionali. Ha ricoperto ruoli di rilievo in aziende come Belleli, Fiat Avio, Enron ed Enel. Per dieci anni ha guidato Universal Sun come socio e CEO, accompagnandola nel percorso di crescita rendendola una delle prime ESCo certificate UNI CEI 11352, fino all’acquisizione da parte di Sorgenia S.p.A. nel 2019. È stata fondatrice e CEO di ENNOVIA, attiva nella progettazione e realizzazione di impianti geotermici e fotovoltaici, oggi parte del gruppo Veos.