La Tunisia punta sul fracking per tagliare l’import

Il bacino di Ghadames è una immane riserva di shale gas. Ecco perché il governo sta organizzando una “festa” del fracking

La Tunisia punta sul fracking per tagliare l’import

 

(Rinnovabili.it) – Lo shale gas contenuto nel bacino di Ghadames fa gola alla Tunisia, che potrebbe iniziare ad estrarlo con il fracking già nei prossimi anni. L’apertura allo sfruttamento di risorse non convenzionali arriva da parte di Rachid Ben Dali, direttore generale della Société Tunisienne de l’Electricité et du Gaz (Steg), secondo il quale le riserve di gas da scisti presenti nel sud del paese basterebbero a coprire per 80 anni l’intero fabbisogno energetico nazionale. In un’intervista al quotidiano l’Economiste Maghrébin ha invitato la politica a prendere una decisione: «È tempo di decidere quale direzione prendere, sapendo che le risorse convenzionali sono in declino. Il solare è insufficiente in quanto intermittente, continuare a importare gas naturale liquido peserebbe molto sui nostri equilibri finanziari e investire nel carbone causerebbe un elevato grado di inquinamento. A partire da tutte queste ipotesi, bisogna scegliere quella che ci conviene di più».

 

La convenienza è dettata dallo stato dei conti pubblici. Nel 2014 il deficit della bilancia commerciale si è aggravato del 14% superando i 6 miliardi di euro. Il peggioramento dipende in buona parte, almeno il 25%, proprio dal peso delle importazioni nel settore energetico. Ben Dali ha annunciato che nel corso dell’anno la Steg passerà al vaglio tutte le possibili alternative, dal carbone allo shale gas e quindi all’utilizzo del fracking. Sarà promossa una serie di studi per valutare l’impatto sotto più prospettive, da quello sull’ambiente a questioni tecniche legate alla fattibilità dell’opera.

 

Per quanto riguarda il gas da scisti, il direttore generale della Steg si muove con cautela, riconoscendo che la Tunisia non ha ancora iniziato un dibattito serio e responsabile sulla questione. Inoltre nessuno sa precisamente quanto gas sia contenuto nel bacino di Ghadames, quanta parte sia verosimilmente estraibile e quale commerciabilità abbia il prodotto. Diversi studi hanno abbozzato delle stime sulla quantità di shale gas. Quello a cui ha fatto riferimento Ben Dali è stato commissionato dall’African Development Bank nel 2013 e parla di circa 500 miliardi di metri cubi di riserve. L’Energy Information Administration americana, che in un primo rapporto del 2011 aveva invece calcolato le riserve tunisine in poco più di 420 miliardi di metri cubi, a metà 2013 sosteneva che lo shale gas tunisino fosse molto di più, almeno 650 miliardi di metri cubi.

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