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EPBD 4, Italia nel nuovo pacchetto infrazione dell’UE

L'Italia e altri 18 Stati membri non hanno presentato alla Commissione la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (NBRP) entro la scadenza del 31 dicembre 2025

Piani nazionali di ristrutturazione: l'Italia nel mirino UE

L’Italia di nuovo nel mirino dell’UE a causa dell’EPBD

Scatta l’ennesimo richiamo da Bruxelles verso Roma sulla Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD) 2024/127. La Commissione Europea ha dato il via a una massiccia tornata di procedure di infrazione, inviando una serie di lettere di costituzione in mora a ben 19 Stati membri. Tra questi, ancora una volta, figura il Belpaese, segnalato per non aver presentato entro la scadenza cruciale del 31 dicembre 2025 la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (NBRP).

Il ruolo dei Piani nazionali di ristrutturazione

Si tratta di un passaggio obbligato previsto dalla Direttiva – meglio nota come Case Green – tassello fondamentale della strategia comunitaria per la decarbonizzazione. Evoluzione delle Strategie nazionali di ristrutturazione a lungo termine, introdotte nel 2014, oggi gli NBRP rappresentano lo strumento essenziale per trasformare il parco immobiliare europeo in un patrimonio ad alte prestazioni ed efficiente entro il 2050. Nella pratica dovrebbero servire da tabella di marcia strategica per ciascuno Stato Membro, creando percorsi di ristrutturazione prevedibili e traiettorie a lungo termine che garantiscano stabilità agli investimenti.

“Questi piani sono fondamentali per migliorare la prestazione energetica degli edifici e, di riflesso, contribuire a ridurre drasticamente le bollette energetiche per cittadini e imprese”, spiega l’esecutivo UE nella nota che accompagna la notifica dell’infrazione.

In tale contesto la presentazione tempestiva delle bozze rappresenta l’unica via che consente a Bruxelles di valutare le strategie dei singoli Stati, assicurando che i piani definitivi siano non solo completi e attuabili, ma rigorosamente in linea con gli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione. Peccato che la deadline per la consegna dei documenti fosse stata fissata per il 31 dicembre 2025.

Una compagnia numerosa, ma non meno grave

Se in passato l’Italia si era trovata in una “compagnia striminzita”, questa volta la lista dei Paesi inadempienti è decisamente lunga. Insieme al Belpaese, sono stati raggiunti dalla procedura di infrazione (identificata per l’Italia dal codice INFR(2026)2024) giganti come Germania e Francia, oltre a nazioni come Belgio, Austria, Polonia e Paesi Bassi. In totale, 19 governi hanno mancato l’appuntamento con la scadenza di fine anno.

I prossimi passi: due mesi per evitare il parere motivato

La Commissione ha rivolto un invito perentorio agli Stati coinvolti: presentare le bozze dei piani senza ulteriori indugi. Ora il Governo italiano, al pari degli altri partner europei, dispone di due mesi di tempo per rispondere alla lettera di costituzione in mora e sanare le carenze documentali.

Il rischio è concreto: in assenza di una risposta soddisfacente e di un invio rapido dei documenti richiesti, l’Esecutivo UE potrà decidere di alzare il tiro emettendo un parere motivato, portando l’Italia un passo più vicina a sanzioni economiche ancora più severe.

I primi commenti

“La procedura d’infrazione Ue al nostro paese per la mancata presentazione di un piano di efficientamento energetico degli edifici non sorprende affatto”, commenta la senatrice M5s Elena Sironi. .”Nelle legge di delegazione europea, discussa tra ieri e oggi in Senato, un mio emendamento specifico a tema “case green” è stato prontamente respinto. Appena si apre il discorso su questo tema, il governo Meloni alza un muro: chissà, forse devono dare coerenza al triennio di narrazione fasulla e bugiarda sul Superbonus 110%. Sta di fatto che il conto di questo menefreghismo nei confronti dell’efficienza energetica in edilizia lo pagano tutto gli italiani. In maniera duplice: infatti ci rimettono sia nel portafoglio, sia in termini di salute. Perché da un lato pagano le bollette più alte d’Europa, con lo scenario che peggiora ad ogni turbolenza geopolitica come quella di questi giorni. Dall’altro, pagano dazio sulla pessima qualità dell’aria delle nostre città: chi vive nell’area della pianura Padana, il cui inquinamento atmosferico è ormai un’emergenza sanitaria nazionale, sa di cosa parlo”.

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