L’ONU tira le orecchie all’Europa sulla finanza climatica

Il segretario generale dell’ONU parla agli eurodeputati: “Possiamo chiedere più ambizione solo se forniamo ulteriore supporto”. Servono impegni precisi adesso, altrimenti rischiamo di fallire alla Cop26 di novembre

Finanza climatica, Guterres: “Il G7 mantenga le promesse”
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Anche l’Italia non sta facendo la sua parte per la finanza climatica

(Rinnovabili.it) – Il discorso di Antonio Guterres al parlamento europeo ha i toni pacati della diplomazia del Palazzo di Vetro. Ma il significato delle parole del segretario generale dell’ONU è piuttosto chiaro. Il successo della Cop26 dipende dalla finanza climatica, ma sono ben pochi i paesi che hanno promesso di aumentare le loro quote. Troppo poco anche per raggiungere i vecchi obiettivi, 100 miliardi di dollari ogni anno. Insomma: se non volete fallire dovete aprire il portafoglio, dice Guterres.

“Questo non è un impegno simbolico, ma un impegno vitale. Possiamo chiedere più ambizione solo se forniamo ulteriore supporto”, ha detto agli eurodeputati. Il segretario generale guarda l’orologio che segna il conto alla rovescia per l’appuntamento di Glasgow: mancano 5 mesi e all’orizzonte ancora non si vedono passi avanti concreti sul fronte della finanza climatica.

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La Gran Bretagna, gli Stati Uniti di Biden e anche molti paesi europei hanno approfittato degli ultimi vertici internazionali – dal Leaders Summit on Climate di aprile al più recente G7 in Cornovaglia – per chiedere più ambizione sul contrasto al cambiamento climatico. Ma gli impegni concreti restano pochi. Solo Canada e Germania hanno promesso di mettere sul tavolo più soldi. Gli altri, latitano. E senza dare il buon esempio, lancia il messaggio Guterres, è difficile che altri paesi seguano a ruota.

Che il rischio di fallire sulla finanza climatica alla Cop26 sia reale lo sostengono anche figure di primo piano come l’attuale inviato UK per il clima, Nick Bridge, e l’ex capo negoziatore europeo sul clima, Peter Betts. “Non saremo in grado di risolvere l’intera faccenda a Glasgow, ma dobbiamo intraprendere azioni concrete e convincenti collettivamente”, sostiene il primo. A cui fa eco Betts, che sottolinea quanto sia necessario che gli Stati Uniti fissino un obiettivo preciso (Trump l’ha cancellato e Biden non ha ancora affrontato il dossier, salvo promesse vaghe), ma che anche l’Italia faccia la sua parte. Roma infatti non ha ancora definito la sua quota nel contesto dei 100 miliardi l’anno, l’obiettivo globale.

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Questa cifra è stata decisa nel 2009, ma da allora è stata con tutta probabilità disattesa. I dati più recenti, infatti, mostrano che nel 2018 il denaro stanziato per la finanza climatica a livello globale si è fermato a 80 miliardi. Una cifra peraltro molto discussa, a causa dei metodi di rendicontazione e di monitoraggio opachi che usano diversi paesi.

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