Unep, nel 2021 la finanza climatica deve puntare tutto sull’adattamento

Tre quarti degli Stati ha degli strumenti per far fronte all’impatto dei cambiamenti climatici. Ma i soldi spesi davvero sono pochi. Prioritario puntare su soluzioni nature-based

Finanza climatica: l’Unep mette in guardia sulle misure di adattamento
credits: Tri Le da Pixabay

Secondo l’agenzia dell’Onu restano enormi lacune nella finanza climatica

(Rinnovabili.it) – Abbiamo i piani per adattarci all’impatto del riscaldamento globale. Ma restano enormi lacune nella finanza climatica, soprattutto per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo. Il risultato ha del paradossale, visto che i progetti di adattamento spesso non arrivano allo stadio in cui possono garantire una reale protezione contro fenomeni come siccità, inondazioni e innalzamento del livello del mare.

Lo sostiene l’Unep, l’agenzia delle Nazioni Unite per la protezione ambientale, nel rapporto Adaptation Gap Report 2020 pubblicato ieri. Che fissa un obiettivo chiaro per la finanza climatica globale. “Abbiamo bisogno di un impegno globale per destinare la metà di tutti i finanziamenti per il clima all’adattamento nel prossimo anno”, ha affermato Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Unep. “Ciò consentirà un enorme passo avanti nell’adattamento. In ogni aspetto, dai sistemi di early warning alle risorse idriche resilienti, alle soluzioni basate sulla natura”.

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Secondo l’agenzia del Palazzo di Vetro, lo scorso anno ha fatto registrare dei passi avanti promettenti. Quello più importante è l’aumento della consapevolezza globale del problema. Più di 7 paesi su 10 hanno definito almeno uno strumento per l’adattamento al cambiamento climatico. E la maggior parte dei paesi in via di sviluppo sta preparando dei piani nazionali.

Ma non è abbastanza. Il problema, spiega l’Unep, è che per l’aumento del rischio corre più veloce del ritmo con cui ci dotiamo delle contromisure necessarie. Un divario che si percepisce pienamente guardando ai paesi più poveri. A queste nazioni ogni anno vengono destinati solo 30 miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo, per aiutarli a far fronte agli effetti della crisi climatica. Cioè, meno della metà dei 70 miliardi di dollari che l’Unep stima siano necessari.

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E senza uno scatto in avanti sulla finanza climatica, questo divario è destinato ad aumentare rapidamente. Questi costi, stima ancora l’agenzia, dovrebbero attestarsi tra i 140 ei 300 miliardi di dollari entro la fine del decennio. Non solo. Delle oltre 1.700 iniziative di adattamento esaminate, solo il 3% aveva già segnalato riduzioni reali dei rischi climatici posti alle comunità in cui i progetti erano in corso di attuazione. L’efficacia degli altri progetti è ben più dubbia.

Su cosa puntare? Per l’Unep, che ha passato in rassegna i progetti realizzati tramite i principali canali di finanziamento globali, bisogna dare priorità alle soluzioni basate sulla natura perché sono le migliori nell’ottica del bilanciamento tra costi e benefici. Tra queste, piantare alberi che assorbano CO2 e facciano da barriere naturali contro le inondazioni, fermare la distruzione delle barriere coralline, ripristinare torbiere e zone umide.

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