Carbone mon amour: il 1° summit globale sulla finanza verde sarà un fallimento?

Sono le 450 banche d’investimento e dello sviluppo riunite dall’iniziativa francese. L’Asian Development Bank e l’Asian Infrastructure Investment Bank bloccano I lavori e proteggono il carbone

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Il summit Finance in Common sulla finanza verde finirà domani

(Rinnovabili.it) – Nemmeno il più blando dei comunicati è riuscito a far cambiare idea alle grandi banche d’investimento asiatiche. E così rischia di essere un buco nell’acqua il summit Finance in Common, il primo incontro globale che mette allo stesso tavolo tutte le principali banche d’investimento. Per imprimere la giusta accelerazione alla finanza verde e alzare l’asticella delle ambizioni climatiche globali.

Un no secco e deciso è arrivato ieri da parte dei due colossi asiatici, l’Asian Development Bank (ADB) e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). Entrambi hanno rifiutato di aggiungere la loro firma in calce alla bozza di comunicato finale che gli sherpa dei negoziati avevano preparato. Il motivo? Il documento metteva nero su bianco la volontà dei firmatari di “lavorare verso” l’abbandono graduale dei finanziamenti ai progetti che riguardano il carbone.

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Entrambe le istituzioni si mascherano dietro a cavilli formali. L’ADB non firmerà quella versione della dichiarazione finale perché contiene impegni politici che non sono stati ancora deliberati dal consiglio di amministrazione della banca. Mentre l’AIIB ha assicurato che nei fatti non finanzierà più progetti legati al carbone, ma ha spiegato di non poter firmare perché questa posizione non è ancora parte integrante della politica ufficiale della banca.

Decisioni in controtendenza con i più recenti impegni climatici presi da paesi come Cina, Giappone e Corea del Sud. Negli ultimi 60 giorni questi 3 Stati hanno annunciato, in varie forme e modalità, di voler raggiungere la neutralità climatica al 2050 (Pechino si è impegnata per il 2060). Obiettivi che non possono essere raggiunti senza un reale phase out del carbone. Che a sua volta richiede perlomeno di bloccare la costruzione di nuove centrali.

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Ma è chiaro che all’interno del variegato panorama delle banche d’investimento convivono posizioni e sensibilità anche molto distanti. Il summit Finance in Common riunisce su iniziativa francese più di 450 istituti da tutto il mondo, che nell’insieme gestiscono ogni anno qualcosa come 2mila miliardi di dollari di denaro pubblico. Se si coordinassero, la finanza verde potrebbe diventare uno dei fattori trainanti nell’agenda climatica globale, come peraltro richiesto a gran voce dalle Nazioni Unite.

La bozza di comunicato finale citava l’impegno a lavorare per adottare criteri più stringenti per gli investimenti, con la prospettiva di annullare il finanziamento del carbone per la COP26 di fine 2021. Mentre l’Asia resta alla finestra, 15 banche europee dello sviluppo promettono di escludere nuovi finanziamenti per carbone e olio combustibile, e la Banca europea per le infrastrutture (BEI) valuta di allargare i suoi criteri di prestito verde per escludere espansioni aeroportuali e aerei alimentati a combustibili convenzionali.

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