COP27: esce la 1° bozza di decisione su perdite e danni

Lunedì è stato pubblicato un documento che raccoglie e organizza tutti gli “elementi” emersi dalle discussioni della prima settimana. Resta una distanza siderale tra paesi ricchi e paesi più vulnerabili. Una lettura delle opzioni incluse nel testo

Perdite e danni: COP27, cosa dice la 1° bozza di decisione?
crediti: UNclimatechange via Flickr | (CC BY-NC-SA 2.0)

Il dossier perdite e danni è il cuore del vertice di Sharm el-Sheikh

(Rinnovabili.it) – O il meccanismo di finanziamento tanto richiesto dai paesi più vulnerabili alla crisi climatica, o un rinvio fino al 2024 di qualsiasi decisione sul capitolo Loss & Damage. È costruita attorno a questo aut aut la prima bozza di decisione su perdite e danni che dovrebbe entrare nell’accordo finale della COP27 di Sharm el-Sheikh. Opzioni che riflettono la spaccatura profonda che esiste ancora tra i delegati, a 4 giorni dalla chiusura, su uno dei temi su cui si gioca l’esito generale del vertice sul clima.

In una COP27 dove le visioni divergenti dei paesi rallentano ben più del normale i negoziati, anche la parte su Loss & Damage ne risente. La bozza pubblicata che riflette il lavoro fatto fino a lunedì 14 novembre alle ore 13 in realtà non è neppure una vera bozza. Si tratta piuttosto di un documento che raccoglie e organizza degli “elementi” emersi dalla prima settimana di discussioni ed è prodotto dai co-facilitatori, non dai delegati.

Va da sé che il testo può essere ancora stravolto o anche non entrare nell’accordo finale della COP27 (sempre che i delegati riescano a siglarne uno, cosa non scontata visto il clima). Ma vale la pena esaminare più da vicino quali proposte sono riuscite a entrare in questo testo per comprendere in che direzione si sta andando.

Cosa prevede la bozza di decisione su perdite e danni?

C’è un punto fermo: con la COP27, il dossier perdite e danni entra definitivamente nell’agenda del vertice sul clima anche per la COP28 e la COP29. Il punto 13 del testo sancisce che le parti “sono d’accordo a lanciare un processo di due anni per implementare le attività” che definiscono tutti i dettagli del funzionamento della finanza per il clima sotto l’etichetta Loss & Damage. Il punto 14 rafforza il precedente e stabilisce che i risultati (definitivi o preliminari) di queste attività devono essere considerati “con l’obiettivo di adottare decisioni associate a queste attività” alla COP28 e alla COP29. Il linguaggio qui è intermedio: non c’è obbligo alcuno di prendere decisioni importanti già l’anno prossimo, ma qualcosa bisognerà decidere. Una garanzia, per quanto debole, contro strategie che puntino a rallentare il processo.

Ma la possibilità di dilatare i tempi e diluire il risultato finale resta. Nella forma di quali devono essere gli esiti del processo biennale che si lancia a Sharm. Il capitolo 7 del testo propone infatti due opzioni, alternative e incompatibili tra loro.

La prima opzione prevede che l’esito del processo su perdite e danni siano disposizioni di finanziamento, come una nuova entità operativa del Meccanismo finanziario, come concordato alla COP 27, che risponda ai Loss & Damage, compresa un’attenzione particolare alla gestione delle perdite e dei danni, da rendere operativa entro la COP 29 (novembre 2024)”. In pratica è quello che chiedono i paesi più vulnerabili: l’applicazione dell’accordo di Parigi e la creazione di una “financial facility” con dotazione finanziaria e regole condivise per distribuire i fondi.

La seconda opzione, invece, prevede che il processo si concluda semplicemente con una “decisione/i, sulla base dei negoziati, informata dal lavoro tecnico da condurre, presa tra il 2023 e il 2024, sul ruolo della Convenzione e dell’Accordo di Parigi nel contesto del mosaico di accordi di finanziamento per rispondere alle perdite e ai danni”. La parola chiave qui è “mosaico”. Serve per evitare la creazione di una Financial facility con fondi nuovi e favorisce, invece, un’alternativa appoggiata da molti paesi con economie avanzate: riorganizzare i fondi già esistenti e i flussi verso i paesi vulnerabili, rispondendo alle emergenze in atto. Senza sborsare (troppi) nuovi soldi. E, soprattutto, senza far passare il principio che i maggiori responsabili delle emissioni storiche debbano risarcire chi è colpito dalla crisi climatica. Per dirla brutalmente: trasforma la richiesta di un meccanismo che dispensi giustizia climatica in nulla più che un ente globale di protezione civile.

Queste due visioni diametralmente opposte resistono anche in altre parti della bozza. Uno sguardo ai punti 10 e 11 del documento è rivelatore. Gli elenchi della natura dei finanziamenti per perdite e danni e della loro forma contengono di tutto, sia le opzioni favorite da chi vuole un meccanismo nuovo (e riparativo) sia quelle di chi frena e vuole circoscrivere il perimetro dei Loss & Damage alle sole emergenze climatiche. Tra 96 ore sapremo chi ha avuto la meglio in questo braccio di ferro.

(lm)

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