Edilizia e trasporti, il mercato del carbonio UE raddoppia

Affiancherà l’ETS europeo già in vigore e riguarderà soltanto le emissioni prodotte da questi due settori. Bruxelles si attende di raccogliere circa 40 miliardi di euro l’anno, che potrebbero essere usati per attutire l’impatto sui consumatori dell’aumento dei prezzi dei trasporti

Mercato del carbonio UE: pronto il raddoppio con trasporti e edilizia
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A luglio sarà svelato il nuovo mercato del carbonio UE

(Rinnovabili.it) – Lo aveva anticipato Ursula von der Leyen al Leaders Summit on Climate di fine aprile: trasporti ed edilizia saranno inclusi nell’ETS europeo. Adesso arriva una conferma (e qualche dettaglio in più) da parte dello staff di Frans Timmermans, il vice-presidente della Commissione europea con delega al clima. Il mercato del carbonio UE avrà un gemello (o quasi) che regolerà queste fonti di emissioni.

Sul tema del futuro dell’Emission Trading Scheme europeo si rincorrono da mesi voci contrastanti, riflesso della mancanza di consenso in seno alla stessa Commissione. Von der Leyen ha probabilmente forzato la mano con la dichiarazione di tre settimane fa, visto che Timmermans non ha fatto mistero di essere contrario all’espansione dell’ETS: troppo alto il rischio di un aumento del costo dei carburanti e di far pagare il conto ai più poveri.

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La cautela è più che dovuta, quindi. Ma le dichiarazioni di Diederik Samsom, parte dello staff di Timmermans, sono piuttosto chiare. “I vantaggi dell’ETS sono che consentirà di raggiungere gli obiettivi climatici, incentiverà gli attori giusti nel sistema e creerà entrate per garantire una transizione giusta”, ha spiegato durante un webinar, come riporta Euractiv. “Questi sono i tre motivi per cui stiamo seriamente considerando di estendere l’ETS ai trasporti e anche agli edifici, perché la stessa logica si applica agli edifici”.

L’ipotesi allo studio è la creazione di un secondo mercato del carbonio UE, parallelo (“adiacente”) al primo, e riservato appunto a questi due settori specifici. Secondo Samsom, la vendita delle quote di questo ETS potrebbe fruttare qualcosa come 40 miliardi di euro l’anno. Denaro che può essere impiegato anche per attutire l’inevitabile aumento dei costi dei trasporti. E questa strada che introduce un sistema cap-and-trade sarebbe preferita, al momento, rispetto all’inasprimento dei criteri sulle emissioni delle auto.

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L’Unione Europea deve presentare la riforma dell’ETS europeo il 14 luglio, all’interno di un corposo pacchetto di misure che definiranno la politica climatica, energetica e industriale del continente per i decenni a venire. Tra le altre misure attese, ad esempio, la versione finale della tassonomia verde sulla finanza sostenibile.

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