Dai un morso a quella batteria

Dalla Carnegie Mellon University arriva l’elettronica commestibile: batterie a base di nero di seppia adatte ai nuovi tipi di dispositivi medici

Elettronica commestibile: dai un morso alla batteria

 

(Rinnovabili.it) – Nello sforzo mondiale per ottenere un’elettronica efficiente e al tempo stesso ecocompatibile nessuna strada rimane intentata, neppure quella che porta a dispositivi “commestibili”. Succede alla Carnegie Mellon University, dove lo scienziato dei materiali Christopher Bettinger ha realizzato una nuova batteria a base dei pigmenti che si trovano nel nero di seppia. “Invece del litio e di altri elettroliti tossici che funzionano davvero bene, ma non sono biocompatibili, abbiamo scelto materiali semplici di origine biologica”, spiega Bettinger sostenendo che le nuove batterie potrebbero ben adattarsi ai dispositivi medici riassorbibili di ultima generazione, come quelli per il rilascio dei farmaci o quelli per la stimolazione cardiovascolare.

 

I materiali convenzionali delle pile non sono sicuri se posti all’interno del corpo a meno che non siano racchiusi in custodie ingombranti che devono essere poi rimosse chirurgicamente. Ecco perché Bettinger ed il suo team stanno lavorando sull’elettronica commestibile al fine di creare dispositivi che possano essere ingeriti come pillole. Ciò potrebbe permettere ai medici di fornire farmaci proteici sensibili normalmente distrutti nello stomaco se assunti per via orale. Il prototipo di batteria agli ioni di sodio realizzato dai ricercatori CMU utilizza melanina estratta dalla seppia per l’anodo e ossido di manganese come catodo. Tutti i materiali si scompongono in componenti atossici nel corpo. Ovviamente il dispositivo non possiede ancora le prestazioni delle batterie agli ioni di litio, ma la ricerca è ancora solo all’inizio.