Tecnologie pulite, Italia 4a in Europa per brevetti sull’energia

Uno studio EPO-IEA mostra quanto sia cresciuta nell’ultimo decennio l’innovazione nel settore globale del green tech. E rivela: Il 7,6% di tutti i brevetti italiani riguarda tecnologie per l’energia pulita

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Pubblicato il rapporto Brevetti e transizione energetica

(Rinnovabili.it) – Quando si tratta di energia pulita l’Italia si difende bene e non solo in termini di produzione nazionale. La capacità di innovare e inventare è infatti uno degli elementi che più caratterizza il Belpaese anche quando si toccano i temi energetici. A dimostrarlo è il ricco bottino di brevetti riguardanti tecnologie pulite che ci rende quarti in Europa e noni al livello mondiale. A stilare la classifica dell’innovazione legata al green tech è oggi un rapporto dell‘Ufficio europeo dei brevetti (EPO) e dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA). Il documento, intitolato “Brevetti e transizione energetica” (pdf) descrive le tendenze globali nell’innovazione tecnologica per l’energia pulita. E mostra come le dinamiche di settore stiano accelerando verso le soluzioni a basse emissioni.

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“La transizione verso l’energia pulita –  si legge nel report – viene costruita utilizzando innovazioni che rappresentano un allontanamento dalle tecnologie sviluppate […] nei decenni precedenti”. Innovazioni che “supportano il passaggio a una maggiore dipendenza dall’elettricità in un’ampia gamma di settori, con soluzioni più orientate al consumatore e risorse più distribuite”. I principali settori di utilizzo finale per i brevetti globali dedicati alla “clean energy” risultano focalizzarsi nei trasporti, nell’efficienza energetica per la produzione industriale e in alcuni settori con emissioni “difficili da abbattere”.

Il tira e molla dell’innovazione nelle tecnologie pulite

Secondo gli autori, dopo un rapido aumento dell’innovazione dal 2000 fino al 2013, i brevetti nelle tecnologie pulite sono crollati tra il 2014 e il 2016 a livello globale. Per poi rialzare la testa tra il 2017 e il 2019, ma con una crescita del solo 3,3 per cento l’anno. Il tasso non solo non soddisfa le istanze della transizione ecologica, ma rappresenta addirittura appena un quarto della velocità di crescita del periodo pre-2013. In compenso le tecnologie pulite mostrano una tenuta eccellete rispetto ai brevetti legati ai combustibili fossili, in caduta libera dal 2015. Tuttavia i nuovi driver dell’innovazione non si trovano nelle tecnologie di approvvigionamento energetico, quanto piuttosto nei settori dell’utilizzo finale e in quelli trasversali delle batterie e dell’idrogeno. 

La transizione energetica necessaria per mitigare il cambiamento climatico rappresenta una sfida di enorme portata e complessità”, ha affermato il presidente dell’EPO António Campinos. “Questo rapporto è un invito all’azione per intensificare ricerca e innovazione in nuove tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio e migliorare quelle esistenti. Pur rivelando alcune tendenze incoraggianti nei Paesi e nei settori industriali, […] evidenzia anche la necessità di accelerare ulteriormente l’innovazione nelle tecnologie energetiche pulite, alcune delle quali sono ancora solo in fase emergente”.

I brevetti italiani nell’energia pulita

Il Belpaese non sale sul podio ma ha una posizione di tutto rispetto nella classifica europea e mondiale. Se si guarda, infatti, al decennio 2010-2019, l’Italia si colloca al 4° posto in Europa per numero di famiglie di brevetti internazionali nelle tecnologie pulite. Scivolando alla 9a posizione quando la competizione diventa mondiale.

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Il report mostra come, nel periodo 2015-2018, il 7,6 per cento di tutti i brevetti globali italiani in campo tecnologico riguardassero soluzioni low carbon. Spiccano soprattutto le invenzioni nei settori delle costruzioni, dei veicoli su strada, del fotovoltaico, dei veicoli elettrici e del solare termico. Se si prende, invece, come parametro il vantaggio tecnologico relativo, gli innovatori italiani risultano i più specializzati nella geotermia, nel solare termico, nelle tecnologie di combustione e di costruzione, e nel trasporto ferroviario. Le aziende italiane leader nel deposito di brevetti a basse emissioni di carbonio (2000-2019) sono state Fiat Chrysler (251 famiglie di brevetti internazionali), Eni (167), Leonardo (59), Magneti Marelli (59), e Sind International (58). 

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