La cattura e lo stoccaggio della CO2 diventano leve cruciali per la transizione energetica. E Saipem è tra i protagonisti di questa nuova filiera tecnologica.

Dalla sfida climatica alla filiera del carbonio
Con il rafforzarsi della consapevolezza sul cambiamento climatico ed il possibile ampliamento degli ambiti di applicazione degli ETS europei (European Union Emissions Trading System), ridurre le emissioni non è più soltanto una questione ambientale: è una necessità economica, industriale e strategica. Le imprese più energivore devono oggi reinventare i propri processi, mentre i governi investono in infrastrutture per trattenere e gestire la CO₂. In questo scenario, le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio stanno assumendo un ruolo centrale, diventando il ponte verso un futuro a basse emissioni.
Secondo un’analisi della International Energy Agency (IEA), nel 2024 la capacità globale di cattura del carbonio ha superato i 50 milioni di tonnellate l’anno, ma per rispettare gli obiettivi Net Zero occorrerà arrivare a 1,2 miliardi di tonnellate entro il 2030. Il numero dei progetti in sviluppo è più che raddoppiato in due anni, segno di uno sforzo globale per dotarsi di sistemi di cattura, trasporto e sequestro della CO₂.
Il contributo dell’ingegneria italiana
È in questo contesto che si inserisce Saipem, una delle realtà industriali più avanzate al mondo nel settore dell’ingegneria energetica. Forte di oltre sessant’anni di esperienza nel comparto oil & gas, l’azienda ha trasferito il proprio know-how in una nuova direzione: supportare la decarbonizzazione industriale attraverso tecnologie di cattura e riutilizzo della CO₂.
La strategia è quella di applicare le esperienze maturate nella costruzione di impianti ed infrastrutture complesse onshore ed off-shore ad un settore emergente, quello della CCUS (Carbon Capture, Utilisation and Storage), che richiede la stessa precisione ingegneristica e la stessa visione sistemica. Saipem oggi è in grado di coprire l’intera filiera del carbonio, dalla cattura alla compressione, dal trasporto al confinamento geologico.
CO₂ Solutions, l’enzima che accelera la decarbonizzazione
Tra le innovazioni più promettenti spicca CO₂ Solutions, la tecnologia proprietaria di Saipem che utilizza un enzima naturale – l’anidrasi carbonica – per catalizzare la cattura dell’anidride carbonica dai fumi industriali. Il processo, ispirato al funzionamento biologico degli organismi viventi, consente di separare la CO₂ senza l’impiego di solventi tossici o corrosivi, riducendo consumi energetici e impatti ambientali.
Testata su scala industriale in Canada, questa soluzione ha dimostrato di poter abbattere oltre il 90% delle emissioni con un sistema sicuro, stabile e facilmente replicabile. È una tecnologia bio-ispirata che coniuga efficienza e sostenibilità, aprendo la strada a una cattura del carbonio più accessibile e compatibile con le esigenze energetiche attuali.
Bluenzyme™, modularità e replicabilità
Da CO₂ Solutions è nata Bluenzyme™, la linea di impianti modulari progettata per applicare la cattura della CO₂ in diversi settori industriali. I moduli vengono installati con approccio “plug & play”, riducendo tempi e costi di costruzione, aumentando la sicurezza e minimizzando le emissioni in fase di realizzazione.
La tecnologia CO2 Solutions e la progettazione flessibile del Bluenzyme consentono di integrare queste unità in impianti esistenti, alimentandole con energia rinnovabile o calore di recupero. La modularità rappresenta uno dei punti di forza della proposta Saipem, che punta su soluzioni replicabili, scalabili e compatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione delle industrie europee.
Dalla Svezia all’Italia, i progetti che definiscono il futuro
La capacità di Saipem di tradurre la tecnologia in applicazioni reali è già visibile in Europa. In Svezia, per Stockholm Exergi, l’azienda realizza un impianto BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage) del valore di 600 milioni di euro, in grado di catturare 800.000 tonnellate di CO₂ biogenica all’anno, generando le prime “emissioni negative” su scala industriale.
In Italia, il progetto con il Gruppo Hera a Ferrara rappresenta un caso pionieristico: la tecnologia Bluenzyme™ sarà applicata al termovalorizzatore di Herambiente, catturando 64.000 tonnellate di CO₂ l’anno, pari alle emissioni di 37.000 automobili. Finanziato dall’EU Innovation Fund con 24 milioni di euro, l’impianto sarà uno dei primi esempi di CCUS applicato al ciclo dei rifiuti in Europa, alimentato da energia rinnovabile e calore geotermico.
Trasporto e stoccaggio: la nuova infrastruttura della transizione
Saipem non si limita alla fase di cattura: è impegnata anche nella realizzazione di infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio geologico della CO₂. In Norvegia ha partecipato al progetto Northern Lights, mentre nel Regno Unito ha ottenuto da Eni un contratto da 520 milioni di euro per il Liverpool Bay CCS, che prevede la conversione di un impianto di trattamento del gas in una stazione di compressione elettrica per l’iniezione offshore.
Questi progetti segnano la nascita di una nuova rete infrastrutturale europea dedicata al carbonio, con Saipem in posizione di leadership grazie alla sua esperienza onshore ed offshore e alla capacità di gestire grandi opere ad alta complessità tecnica.
Dalla tecnologia all’impatto: un’industria che cambia
La cattura e lo stoccaggio della CO₂ non sono solo una risposta concreta alle più recenti sfide climatiche, ma rappresentano una nuova frontiera per l’industria. In un contesto in cui la domanda di soluzioni efficaci cresce rapidamente, Saipem si posiziona come abilitatrice della transizione energetica, grazie alla capacità di coprire tutte le fasi della filiera del carbonio. La combinazione tra competenze ingegneristiche e innovazione sostenibile rafforza il ruolo dell’Italia come polo di riferimento nella filiera globale della CCS.
In collaborazione con Saipem











