Al momento l'Italia conta 209 centri di elaborazione dati, concentrati soprattutto nel Nord e nel Centro Italia

La nuova era dei dati
I dati sono il nuovo petrolio. Anzi, sono ancora più preziosi, dal momento che nel 2025 la spesa mondiale per i data center ha superato di ben 40 miliardi di dollari quella nell’approvvigionamento petrolifero.
Una nuova corsa al progresso, trainata soprattutto dall’Intelligenza Artificiale (AI), a cui l’Italia non si sottrae. Mai come negli ultimi due anni, infatti, il Belpaese ha registrato una crescita accelerata dell’infrastruttura IT, con due grandi poli territoriali per i nuovi centri di elaborazione dati. Da una parte c’è Milano, nella cui provincia sono ospitati ben 73 data center, e dall’altra Roma con 21 impianti attivi. A titolo di confronto, al 13 ottobre di quest’anno risultavano attive in Italia 209 strutture dati.
I numeri aggiornati arrivano dalla relazione “Dare Energ-IA all’Italia. Data Center e intelligenza artificiale per la sostenibilità” realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentata il 13 novembre a Roma. Il documento offre un prezioso sguardo al rapporto nazionale tra fabbisogno energetico e intelligenza artificiale, rapporto che sebbene ancora all’inizio, necessita della completa attenzione.
Come sottolineato dal recente WEO 2025 della IEA, attualmente lo sviluppo dei data center risulta altamente concentrato geograficamente, con Stati Uniti, Cina ed Europa che rappresentano l’82% della capacità globale. Una situazione destinata a rimanere tale nel breve termine. L’Agenzia prevede che nei prossimi anni, oltre l’85% delle aggiunte di capacità dei data center avverrà solo in queste tre regioni. E che in particolare in Cina e in Europa, tali infrastrutture saranno responsabili del 6-10% della crescita della domanda di elettricità fino al 2030.
I data center in Italia
Il discorso vale anche per l’Italia?
“La situazione italiana è ovviamente diversa – commenta il presidente di I-Com Stefano da Empoli – sia per il minore sviluppo dell’IA e dei suoi investimenti infrastrutturali, sia per prezzi dell’elettricità decisamente più elevati sia rispetto alla Cina che agli USA. Ma questo non significa che la situazione sia statica o che non ce ne debba occupare”.
Al momento il nostro Paese conta 209 centri di elaborazione dati concentrati soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, per una potenza richiesta totale che supera i 280 MW. La maggior parte di questi impianti è connessa alla rete di media e bassa tensione, sintomo di una taglia contenuta e un uso ancora ristretto. Ma il futuro potrebbe riservare sorprese. Stando agli ultimi studi di settore, infatti, già il prossimo anno l’entrata in funzione di alcuni data center hyperscale dovrebbe far lievitare i numeri della potenza, puntando al raggiungimento di 1 GW nel 2028.
Le richieste di connessione dei data center
A tracciare l’evoluzione in corso è soprattutto l’aumento della potenza richiesta per ciascun progetto e la necessità di connettersi direttamente alla rete di Alta Tensione. Gli ultimi dati Terna mostrano come le richieste di connessione siano cresciute in modo inesorabile, sia in termini di domande presentate che di potenza in prelievo. Fino a maggio 2025, il totale cumulato delle richieste segnava 44 GW di potenza, mentre il 31 ottobre la cifra è lievitata a 63,7 GW.
I dati dell’operatore di rete mostrano ancora una volta una netta concentrazione geografica, nodo critico dello sviluppo infrastrutturale. L’80% delle richieste appare concentrato nel Nord-Ovest, in particolare in Lombardia e in Piemonte.

Sta ovviamente anche cambiando la taglia media delle richieste: il 42% è nell’intervallo 50-100 MW e ha bisogno delle reti a 220 kV e 380 kV. Pochissimi invece i data center collegati alla rete di alta tensione.
La normativa italiana sui data center
Ricordiamo che la normativa italiana in materia di data center e AI è ancora nelle prime fasi, come sottolinea anche il report I-Com. “Anche considerando le generiche linee guida sul tema pubblicate dalla Regione Lombardia e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ad oggi il contesto normativo è ancora in evoluzione“.
In Parlamento sono state presentate 5 proposte di legge e le ultime novità riguardanti il permitting sono state inserite nel Decreto Legge Energia 2025, anche non come DL anti-saturazione virtuale della rete. L’Articolo 3 del provvedimento introduce, infatti, un procedimento unico e accelerato per il rilascio delle autorizzazioni relative alla costruzione dei centri di elaborazione dati o del loro ampliamento. Il procedimento non può superare i 10 mesi, decorrenti dalla verifica di completezza della documentazione allegata all’istanza (termine prorogabile solo in circostanze eccezionali). Lo stesso decreto prevede anche di dimezzare le tempistiche per le valutazioni di impatto ambientale.
E sul tema energia? “Quali strutture energivore, a fronte di un aumento dei DC, sarà importante continuare a investire nel settore energetico”, si legge nel documento. “In riferimento a questo aspetto, tra gli strumenti introdotti dal MASE per sostenere il settore della produzione troviamo i Power Purchase Agreement, le aste FER II e FER X, il Testo Unico sulle fonti rinnovabili e il Decreto Direttoriale 27 novembre 2024“.
Leggi il report “Dare Energ-IA all’Italia. Data Center e intelligenza artificiale per la sostenibilità”











