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COP30: più finanza per il clima, perché urge una riforma delle banche multilaterali di sviluppo

Nell'ultimo decennio, le MDBs hanno dovuto affrontare diverse sfide. Tra queste c'è la richiesta di un contributo maggiore alla lotta contro i cambiamenti climatici.

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Immagine generata da IA

Alla COP30 si discute anche della riforma delle banche internazionali di sviluppo, come la Banca Mondiale, affinché tali istituzioni aumentino il sostegno ai Paesi a basso reddito colpiti dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e dalle crisi energetiche.

Cosa fanno le banche internazionali di sviluppo

Il mandato prioritario delle banche internazionali di sviluppo o, meglio, delle banche multilaterali di sviluppo (MDBs), è combattere la povertà e promuovere lo sviluppo economico. Tali istituti di credito possono essere nazionali o internazionali, ricevono in gran parte risorse dai bilanci statali e li utilizzano per affrontare le sfide dello sviluppo fornendo sovvenzioni, prestiti basso costo e assistenza tecnica.

Grazie a rating creditizi generalmente elevati, queste banche possono offrire condizioni di prestito più favorevoli anche a fronte di rischi più alti. Ciò è fondamentale per i Paesi a basso reddito con un accesso limitato ai mercati dei capitali.

Attualmente, in tutto il mondo esistono più di 20 banche multilaterali di sviluppo. Sebbene i Membri possano differire, così come gli obiettivi e i destinatari dei sostegni, questi istituti di credito condividono caratteristiche comuni, svolgono ruoli simili e si conformano allo stesso modello istituzionale. Alcuni si dedicano a un singolo obiettivo. Altri, come la Banca Mondiale o la Banca Africana di Sviluppo, hanno mandati più ampi e si occupano di lotta alla povertà o di promuovere la crescita economica.

Perché c’è bisogno di una riforma delle banche internazionali di sviluppo

Nell’ultimo decennio, le MDBs hanno dovuto affrontare diverse sfide. Tra queste c’è la richiesta di un contributo maggiore alla lotta contro i cambiamenti climatici. Diversi Paesi, organizzazioni non governative e think tank hanno chiesto a queste banche di ripensarsi per adattarsi al nuovo contesto globale. Le discussioni sono ancora in corso e alcune banche multilaterali di sviluppo hanno evidenziato la necessità di riformarsi.

A queste viene quindi richiesto di agire più rapidamente e garantire maggiori finanziamenti, per aiutare i Governi in difficoltà a ridurre le emissioni di gas serra e ad arrivare preparari all’innalzamento del livello del mare e a tutte le sfide derivanti dal cambiamento del clima.

Questi istituti di credito si occupano della distribuzione dei finanziamenti per il clima, in particolare dei progetti di adattamento climatico. Progetti di questo tipo non hanno un ritorno monetario sull’investimento iniziale ma servono a salvare vite umane. Il problema è che l’ammontare di denaro distribuito fino a questo momento ai Paesi bisognosi è stato inferiore a quanto necessario, secondo le Nazioni Unite.

Lo stato della finanza climatica

L’anno scorso, le MDBs hanno distribuito la cifra record di 137 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima. Un rapporto delle Nazioni Unite sostiene che i Paesi a basso reddito avrebbero bisogno di molti più fondi per sostenere gli sforzi di adattamento. Secondo l’UNEP, infatti, i costi dell’adattamento si possono collocare in un intervallo compreso tra 310 e 365 miliardi di dollari all’anno fino al 2035. La Banca Mondiale stima che entro il 2030 siano necessari 350 miliardi di dollari per garantire uno sviluppo resiliente al clima e a basse emissioni di carbonio. 

L’auspicio è che le riforme possano attirare maggiori investimenti privati ​​a favore dei progetti sostenuti dalle banche multilaterali di sviluppo. L’anno scorso, queste sono riuscite a sbloccare 132 miliardi di dollari dal settore privato a favore della tutela del clima.

Cosa può succedere alla COP30 sul fronte della finanza climatica

La COP30 dovrà segnare un progresso sul fronte dell’aumento dei finanziamenti per il clima rispetto a quanto promesso in passato. Le risorse sono costituite da fondi sovrani degli Stati e i Paesi finanziatori fanno parte dei consigli di amministrazione di questi istituti, dunque hanno il potere di decidere i temi e i modi della riforma delle MDBs.

Un gruppo costituito dalle maggiori banche multilaterali di sviluppo ha appena confermato l’impegno ad “accelerare e ampliare” il sostegno ai Paesi, compresa la possibilità di raccogliere più denaro dal settore privato a favore degli investimenti per la tutela della natura. La Banca Europea per gli Investimenti si è impegnata a investire 350 milioni di euro per promuovere le imprese guidate da donne nel campo delle energie rinnovabili nella regione amazzonica. L’Unione Europea infatti è favore di riforme utili a sbloccare maggiori finanziamenti

Cosa hanno fatto fino a questo momento le banche internazionali di sviluppo?

Le banche multilaterali di sviluppo hanno avviato programmi per favorire un ampio programma di riforme. Nonostante questi sviluppi, il ritmo delle riforme non appare ancora adeguato ad avere un impatto significativo sullo sviluppo sostenibile.

La Banca Mondiale, con sede a Washington, sta valutando una serie di modifiche interne nell’ambito della cosiddetta “Evolution Roadmap“. La riforma punta ad aumentare le capacità di prestito e ad accelerare le approvazioni. Tra le idee proposte c’è l’introduzione di criteri di sostenibilità per i prestiti. Il progetto di riforma della banca, tuttavia, non ha trovato l’appoggio del maggiore azionista, gli Stati Uniti. Il Governo statunitense ha respinto l’idea che la Banca Mondiale si dedichi all’azione per il clima, preferendo invece che l’istituto si concentri sulla lotta alla povertà e sulla promozione dello sviluppo economico.

Banche internazionali di sviluppo e investimenti legati ai combustibili fossili

Un rapporto di Oil Change International, ha evidenziato che le banche internazionali di sviluppo svolgono un ruolo fondamentale nel definire la rotta degli investimenti energetici, fornendo ai Paesi beneficiari sovvenzioni e finanziamenti accessibili.

La Banca Mondiale si distingue tra le altre istituzioni per la straordinaria influenza nel definire la direzione delle politiche energetiche in tutto il mondo, e in particolare nei Paesi a basso reddito. Il rapporto sostiene però che nel 2022 la Banca Mondiale abbia fornito quasi 3,7 miliardi di dollari in finanziamenti commerciali che probabilmente sono andati allo sviluppo del settore petrolifero e del gas. Il rapporto ha analizzato i finanziamenti pubblici internazionali tracciabili dei Paesi del G20 e delle banche multilaterali di sviluppo a favore dei combustibili fossili nel periodo 2020-2022, svelando che almeno 47 miliardi di dollari all’anno sarebbero andati a progetti petroliferi, del gas e del carbone.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.