Un barile disponibile oggi vale molto di più di uno disponibile tra qualche mese. Questo spinge il prezzo spot verso l’alto e crea una curva discendente.

Cosa dice e cosa non dice la curva dei futures sul petrolio
Uno degli argomenti più gettonati in questo periodo riguarda la visione eccessivamente ottimistica fornita dai mercati dei futures su quanto sia grave la crisi energetica e su quanto velocemente potrebbe finire. I futures sul petrolio vengono spesso considerati uno strumento capace di anticipare quello che accadrà nei mercati energetici.
Quando il prezzo del greggio sale o scende, molti leggono quei movimenti come una previsione implicita del futuro: fine di una crisi geopolitica, ritorno alla normalità o rallentamento della domanda globale. Eppure, l’andamento della curva riflette molto più le realtà fisiche immediate, dalla scarsità dell’inventario alle interruzioni dell’approvvigionamento, rispetto a qualsiasi visione del futuro.
Come mostra una breve ma lucida analisi pubblicata da Jamie Webster del Boston Consulting Group, l’interpretazione comune sarebbe sbagliata. Il report spiega infatti che i futures sul petrolio non funzionano come uno strumento predittivo e non offrono indicazioni affidabili sui futuri livelli dei prezzi o sugli eventi capaci di incidere sul mercato petrolifero. L’analisi avverte che i prezzi molto più bassi nei prossimi mesi rispetto al mese corrente non sono un segnale che i mercati prevedano una fine rapida del conflitto.
Al contrario, i prezzi più alti per il mese prossimo esprimono un bisogno immediato di petrolio. “Maggiore è il bisogno di barili oggi, maggiore è la tendenza al ribasso [nella curva] per incentivare il prelievo di più barili dagli stoccaggi e stimolare la consegna immediata di petrolio“, specifica lo studio.
L’analisi prende in esame la situazione creatasi dopo la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico da cui transita quasi il 20% delle forniture mondiali di petrolio. In base al rapporto, questo shock senza precedenti ha provocato un forte aumento dei prezzi: il greggio ha superato i 100 dollari al barile e molti prodotti raffinati sono andati oltre i 200 dollari al barile in diverse fasi della crisi.
In questo scenario, il mercato si è concentrato su due domande fondamentali:
- quando riaprirà lo Stretto di Hormuz;
- quando i flussi petroliferi torneranno normali.
Ed è proprio qui che entrano in gioco i futures sul petrolio.
Perché molti guardano alla curva dei futures sul petrolio
La curva futures rappresenta i prezzi dei contratti petroliferi con diverse scadenze temporali. In teoria, osservare i prezzi futuri potrebbe sembrare un modo semplice per capire cosa si aspetta il mercato. Il report mostra come la curva Brent sia entrata in una forte condizione di backwardation. Significa che:
- i prezzi immediati sono molto più alti;
- i prezzi dei prossimi mesi risultano più bassi;
- i contratti a sei mesi sono quotati a quasi 25 dollari al barile in meno rispetto al prezzo spot.
La tendenza generale porta a interpretare questi dati come segnali che il mercato preveda una rapida fine della crisi in Medio Oriente e un ritorno della normalità. Per gli analisti del Boston Consulting Group, però, tale conclusione non è supportata dal funzionamento reale dei futures sul petrolio.

Futures sul petrolio: cosa indica davvero la backwardation
L’andamento della curva futures riflette soprattutto le condizioni fisiche del mercato nel presente, non le aspettative sul futuro. L’analisi spiega infatti che la backwardation nasce tipicamente in un mercato molto teso, caratterizzato da:
- scorte basse o in calo;
- forte domanda immediata di petrolio;
- incentivo a vendere subito;
- necessità di ritirare barili dagli stoccaggi.
In pratica, un barile disponibile oggi vale molto di più di uno disponibile tra qualche mese. Questo spinge il prezzo spot verso l’alto e crea una curva discendente. Tale dinamica non implica automaticamente che la crisi finirà presto. Al contrario, la backwardation mostra soprattutto quanto il mercato abbia bisogno di petrolio immediatamente. Gli analisti scrivono infatti che la curva dei futures sul petrolio “dice molto di più sui serbatoi di stoccaggio, sui colli di bottiglia e sulle scorte di oggi che non sui prezzi di domani”.
La curva futures come indicatore delle scorte
Nei momenti di forte incertezza, investitori e osservatori tendono a cercare segnali di stabilizzazione direttamente nella struttura dei futures sul petrolio. In base al report, invece, la curva futures serve principalmente a capire:
- la tensione relativa delle scorte;
- gli incentivi allo stoccaggio;
- il livello di stress del mercato fisico;
- il valore degli spread temporali tra le diverse consegne.
Non dovrebbe invece essere utilizzata per:
- prevedere i livelli futuri dei prezzi;
- interpretare la “visione del mercato” sugli shock geopolitici.
Il confronto con il periodo COVID
Per spiegare meglio il concetto viene proposto il caso della pandemia da COVID-19. Durante la crisi sanitaria globale, la domanda di petrolio crollò fino a quasi 20 milioni di barili al giorno. Di conseguenza:
- enormi quantità di greggio finirono nei depositi;
- il mercato entrò in eccesso di offerta;
- l prezzi futuri erano più alti dei prezzi immediati.
Il report spiega anche che in quella fase:
- il petrolio era meno utile nel presente;
- conveniva accumulare scorte;
- servivano prezzi futuri più alti per incentivare lo stoccaggio.
Lo studio sottolinea un aspetto importante: durante la pandemia da COVID nessuno utilizzava la curva futures per prevedere quando sarebbe arrivato un vaccino efficace. Il vero punto di svolta arrivò il 9 novembre 2020, con il primo annuncio pubblico sull’efficacia di un vaccino, un evento che la curva futures non aveva anticipato. La situazione attuale funziona allo stesso modo: i futures sul petrolio non possono prevedere quando finirà una crisi geopolitica o quando verranno ripristinati i normali flussi energetici.
La curva, quindi, è utile per avere una fotografia della situazione del mercato e della relativa scarsità delle scorte, ma non è, e non ha mai dimostrato di essere, uno strumento capace di prevedere le svolte decisive.












