Rinnovabili • AEEC Conference 2026: energy sharing, la chiave per la sicurezza Rinnovabili • AEEC Conference 2026: energy sharing, la chiave per la sicurezza

Energy sharing e comunità energetiche al centro della transizione energetica europea

Si è tenuta a Roma l’AEEC Spring Conference 2026, dal titolo “From regulation to reality: energy sharing in the next phase of Europe’s energy transition”, organizzata dallo Studio Legale Sani Zangrando in collaborazione con AEEC – Association of European Energy & Climate Lawyers.

AEEC Conference 2026: energy sharing, la chiave per la sicurezza
Credits: ©Sara Rossatelli

È necessario per la sicurezza energetica, la competitività economica e la resilienza dei territori europei accelerare l’attuazione pratica di ogni strumento che possa mettere direttamente a disposizione dei consumatori l’energia prodotta dagli impianti rinnovabili. È quanto è emerso durante la AEEC Spring Conference 2026, dal titolo “From regulation to reality: energy sharing in the next phase of Europe’s energy transition”, svoltasi a Roma venerdì scorso e organizzata dallo Studio Legale Sani Zangrando in collaborazione con AEEC – Association of European Energy & Climate Lawyers, network europeo di professionisti del diritto dell’energia e del clima. 

La transizione energetica europea sta entrando in una fase di “reality check”, segnata dal ritorno della geopolitica al centro delle politiche energetiche e da una crescente divergenza tra approcci nazionali al quadro normativo europeo, ha spiegato Christian Held, Chairman di AEEC e founding partner dello studio Becker Büttner Held. Held ha inoltre richiamato l’attenzione sulle principali sfide ancora aperte: la capacità del sistema di gestire livelli crescenti di decentralizzazione, il bilanciamento tra efficienza e solidarietà e la sostenibilità economica dei nuovi modelli di condivisione dell’energia.

Uno dei problemi principali delle comunità energetiche è il gap esistente tra la normativa europea e la concreta attuazione nazionale delle comunità energetiche, come ha rilevato Dirk Buschle, partner dello studio Becker Büttner Held – sede di Bruxelles. Negli ultimi anni, infatti, l’Unione Europea ha costruito un quadro regolatorio, ma “una volta usciti da Bruxelles, la realtà appare molto più complessa”. Le energy communities sono oggi chiaramente riconosciute dal diritto europeo, ma rimangono forti criticità legate a recepimenti incompleti, interpretazioni divergenti e applicazioni nazionali non sempre coerenti con gli obiettivi originari delle direttive. “La vera domanda non è se le comunità energetiche esistano nel diritto europeo, ma se siano realmente operative o ancora bloccate tra ciò che è teoricamente possibile e ciò che è concretamente praticabile”, ha affermato Buschle.

Oggi in Europa sono presenti oltre 8.000 comunità energetiche, con forti differenze tra i vari Paesi. Uno degli aspetti chiave è evitare di confondere il concetto di energy sharing con quello di comunità energetica: “l’energy sharing è uno strumento, mentre le energy communities rappresentano un modello organizzativo più ampio, fondato sulla partecipazione democratica e sul controllo locale dell’energia”, ha spiegato Josh Roberts, esperto europeo di comunità energetiche.

Nel corso della prima sessione, dedicata alle iniziative locali di energia rinnovabile e ai modelli di condivisione dell’energia, Emilio Sani, founding partner dello Studio Legale Sani Zangrando, ha evidenziato come il settore energetico stia vivendo un passaggio cruciale: “non più soltanto produzione di energia, ma gestione intelligente dei flussi energetici”. Secondo Sani, l’allineamento tra produzione e consumi, insieme all’elettrificazione dei consumi, rappresenta una condizione necessaria per evitare dispersioni di energia rinnovabile e contenere i costi infrastrutturali. L’evoluzione normativa europea, che amplia il ruolo degli “active customers” e introduce nuove modalità di condivisione dell’energia anche al di fuori delle tradizionali configurazioni delle comunità energetiche, apre la strada a modelli più flessibili e meno onerosi. Tra i temi centrali anche la necessità di sviluppare nuovi strumenti finanziari e modelli “energy as a service” per facilitare gli investimenti locali e aggregati.

Tra gli interventi più attesi quello di Livio De Santoli, componente del Collegio di ARERA, che ha richiamato il ruolo strategico della regolazione nella gestione della transizione energetica italiana. De Santoli ha definito i prossimi sette anni come “cruciali” per il passaggio dai combustibili fossili alle rinnovabili e ha indicato nella “vera diffusione dell’energia condivisa” una delle principali sfide regolatorie dei prossimi anni. È necessario – secondo De Santoli – garantire certezza dei tempi, chiarezza nell’accesso alla rete e maggiore coinvolgimento attivo dei consumatori-prosumer, e la competitività economica delle rinnovabili rappresenta oggi un elemento centrale non solo per la decarbonizzazione, ma anche per la sostenibilità economica del sistema energetico.

About Author / La Redazione