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Auto blu: la transizione ecologica dello Stato italiano innesta la retromarcia e ci regala il brutto esempio

Mentre l'Europa spinge verso la decarbonizzazione, la flotta della Pubblica Amministrazione italiana segna un preoccupante ritorno al passato. Tra normative ignorate e un boom di veicoli ad alte emissioni, il settore pubblico riesce a fare peggio di privati e aziende

Auto blu: la transizione ecologica dello Stato italiano innesta la retromarcia e ci regala il brutto esempio
Immagine creata con IA

Auto blu, la PA dà il cattivo esempio sulla transizione green

Come può lo Stato imporre ai cittadini regole che esso stesso sceglie di ignorare? Ci stiamo riferendo alla transizione ecologica delle auto blu italiane, quelle in servizio alla Pubblica Amministrazione, che non solo ha frenato, ma addirittura ha invertito la rotta.

Dopo un triennio di timidi progressi, i dati più recenti mostrano emissioni medie in crescita, un crollo delle immatricolazioni di auto elettriche e una sistematica violazione dei limiti di legge. È quanto emerge da un’analisi condotta da Withub per l’organizzazione Transport & Environment (T&E), basata su un database di circa 12.000 immatricolazioni effettuate tra il 2019 e il 2025.

Il paradosso normativo e il fallimento dei CAM

Il quadro legislativo italiano attuale appare confuso e contraddittorio. Se da un lato la Legge di Bilancio 2020 impone che il 50% delle nuove auto sia elettrico, ibrido o a idrogeno — obiettivo formalmente superato con picchi del 70% nel 2024 — dall’altro i Criteri Ambientali Minimi (CAM) introdotti a fine 2021 fissano paletti molto più severi.

I CAM richiedono che almeno il 38,5% dei nuovi veicoli sia a zero o basse emissioni (sotto i 50 g/km di CO₂). Tuttavia, questa soglia non è mai stata raggiunta a livello aggregato. Al contrario, la quota di veicoli puliti è crollata dal 30,5% del 2022 a un misero 14% nel 2025.

Auto blu: emissioni in risalita e l’inganno dell’ibrido

Il dato più allarmante riguarda l’intensità emissiva media della flotta PA. Dopo aver toccato il minimo di 89 g/km di CO₂ nel 2022, il valore è risalito a 124 g/km nel 2025, una cifra sensibilmente superiore alla media del mercato nazionale.

Questa involuzione è dovuta principalmente a due fattori:

  1. L’esplosione delle auto ibride: Passate dal 10% del 2020 al 64% del 2025. Si tratta però di tecnologie che spesso superano i limiti emissivi previsti, con le plug-in che mostrano emissioni reali fino a 5 volte superiori ai valori di omologazione.
  2. Il declino dell’elettrico puro: Le auto BEV, le uniche a garantire emissioni zero, sono scese dal 29,7% del 2022 al 14,1% del 2025.

Inoltre, sta crescendo il numero di veicoli che violano il limite massimo consentito di 160 g/km di CO₂: nel 2025, ben il 34% delle nuove immatricolazioni ha superato questa soglia, contro il solo 4% registrato nel 2022.

Ministeri ed Enti Locali: i cattivi esempi

L’analisi per categorie istituzionali rivela che Ministeri ed Enti regionali/provinciali sono i peggiori esecutori della norma. Quasi tutti i veicoli acquistati dai Ministeri nel 2025, circa il 96%, sono fuori soglia CAM, seguiti dal 76% di quelli regionali. Al contrario, le Università e i Comuni avevano mostrato segnali positivi nel 2022, per poi peggiorare negli anni successivi. Una nota di merito va alle ASL e agli ospedali, che nel 2025 non hanno immatricolato alcun veicolo sopra i 160 g/km.

Auto blu: chi controlla i controllori?

La sfida si è fatta ancora più dura dal 1° gennaio 2026, quando i CAM devono imporre che la quota minima del 38,5% sia composta esclusivamente da veicoli a 0 g/km (elettrici puri). Con l’attuale 14% di BEV, la strada per la Pubblica Amministrazione è tutta in salita.

La Pubblica amministrazione italiana non dà il buon esempio, anzi riesce a far peggio dei privati e delle aziende“, ha commentato Esther Marchetti di T&E Italia. Oltre al danno ambientale, la scelta di non puntare sull’elettrico comporta un mancato risparmio di fondi pubblici legati ai minori costi di gestione dei mezzi elettrici.

Per invertire questa tendenza, T&E chiede maggiore trasparenza, un sistema di monitoraggio accessibile e un serio meccanismo di enforcement della normativa. Ad oggi, circa un veicolo su cinque nella flotta dello Stato ha più di vent’anni, con circa 6.000 mezzi ancora appartenenti alle classi Euro 0-3.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.