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L’UE pensa a soluzioni per abbassare i costi energetici delle imprese

La Commissione starebbe considerando diversi interventi a breve termine per sostenere i settori più colpiti.

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Ridurre la pressione dei costi energetici sulle industrie

L’Unione Europea sta valutando interventi a breve termine per ridurre la pressione dei costi energetici sulle industrie. Secondo un documento visionato da Reuters, l’UE starebbe valutando la possibilità di rivedere tasse sull’energia, oneri di rete e i costi del carbonio per alleggerire le imprese dagli alti prezzi dell’energia. Bruxelles deve fronteggiare i ripetuti allarmi del settore industriale europeo, anche precedenti all’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran. Le imprese lamentano l’impossibilità di riuscire a competere con i rivali di Cina e Stati Uniti, favoriti da costi energetici nettamente inferiori.

Interventi a breve termine per sostenere i settori più colpiti

L’UE sta pensando a delle soluzioni da applicare rapidamente. La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, si è impegnata a presentare diverse opzioni che i leader dell’UE prenderanno in considerazione durante il vertice del 19 marzo. In base al documento preparato per la riunione dei commissari UE di venerdì prossimo, la Commissione starebbe considerando diversi interventi a breve termine per sostenere i settori più colpiti.

Le eventuali modifiche legislative non consentirebbero di avere risultati tangibili nell’immediato. Per questo la Commissione starebbe pensando a delle soluzioni ponte per ridurre i prezzi dell’energia nei prossimi 2-5 anni, finché la transizione ecologica non consentirà di allentare la pressione sui prezzi dell’elettricità. La Commissione analizzerà gli oneri di rete e i costi del carbonio.

Tuttavia, già prima degli avvenimenti della settimana scorsa e dell’aumento dei prezzi del gas, le imprese lamentavano prezzi troppo dell’energia in Europa, superiori a quelli sostenuti dai principali concorrenti industriali negli Stati Uniti e in Cina. Le soluzioni proposte, prevedono l’eventualità di riformare il mercato elettrico e l’abbandono o indebolimento del sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS), soluzione avanzata da Italia e Germania.

Il dibattito nell’UE

Le imprese dell’Unione Europea a febbraio avevano esortato la Commissione a mantenere le quote di emissione gratuite per le industrie più a lungo, in vista della revisione del sistema prevista per il 2026. La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, inoltre, ha annunciato che l’assetto del mercato elettrico sarebbe stato oggetto di discussione al prossimo Consiglio europeo del 19 marzo, scatenando la dura reazione delle lobby europee. Sette Stati Membri dell’Unione Europea, però, hanno avvertito che manomettere il meccanismo che determina i prezzi dell’energia in Europa danneggerebbe l’efficacia del sistema e porterebbe a un aumento delle bollette.

Teresa Ribera, massimo funzionario dell’UE per la decarbonizzazione, ha affermato che la risposta dell’Europa all’aumento dei costi energetici per le industrie è puntare il più possibile sull’elettrificazione e sulla riduzione del consumo di combustibili fossili. Lo stesso tipo di esortazione è arrivato anche dal capo del clima dell’ONU, Simon Stiell.

Perchè l’ETS non va smantellato

Michael Bloomberg, fondatore di Bloomberg ed ex sindaco di New York, in vista del Consiglio europeo del 19 marzo, ha lanciato un appello accorato ai leader europei affinché non venga smantellato il mercato del carbonio. Bloomberg ha utilizzato una similitudine incisiva: il mercato del carbonio è come un termometro. Ci dice quanto la nostra economia sia fuori equilibrio rispetto ai limiti del pianeta. “Rompere il termometro, però, non farà scendere la febbre“, ha scritto Bloomberg. Eliminare o indebolire l’ETS nasconderebbe solo i sintomi del problema senza risolverne le cause: la dipendenza dai combustibili fossili importati, i cui prezzi sono troppo volatili.

Bloomberg ha spiegato che il sistema oggi invia un segnale fondamentale e inequivocabile alle aziende e agli investitori: inquinare diventerà progressivamente più costoso. Questo meccanismo spinge le utility e le industrie pesanti a pianificare investimenti a lungo termine in tecnologie pulite. Indebolire il sistema ora significherebbe distruggere la fiducia degli investitori proprio quando la transizione sta iniziando a dare frutti.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.