La Commissione Europea vorrebbe proporre la revisione dell'ETS nel terzo trimestre di quest'anno. Le industrie ad alta intensità di carbonio e alcuni Governi europei, come l'Italia, stanno esercitando crescenti pressioni su Bruxelles per indebolirne gli elementi principali.
La lobby delle industrie europee vuole mantenere le quote di emissione gratuite
BusinessEurope, principale lobby delle imprese dell’Unione Europea, ha esortato la Commissione a mantenere le quote di emissione gratuite per le industrie più a lungo, in vista della revisione del Sistema per lo scambio di quote emissione di gas a effetto serra dell’UE (EU ETS) prevista per il 2026.
La Commissione Europea vorrebbe proporre la revisione dell’ETS nel terzo trimestre di quest’anno. Le industrie ad alta intensità di carbonio e alcuni Governi europei, come l’Italia, stanno esercitando crescenti pressioni su Bruxelles per indebolirne gli elementi principali.
ETS strumento fondamentale per la riduzione delle emissioni
L’ETS, istituito nel 2005, copre i settori energivori, la produzione di energia elettrica, l’aviazione intra-europea e il trasporto marittimo. Riguarda il 40% del totale delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE e già dimostrato di essere uno strumento fondamentale per la riduzione delle emissioni.
L’ETS costringe le centrali elettriche e le fabbriche ad acquistare permessi di CO2, quindi a pagare quando inquinano. Una questione centrale nella prossima revisione è appunto se modificare il sistema di permessi gratuiti di CO2 che attenua i costi dell’inquinamento per le industrie. In base alle norme attuali, i permessi a titolo gratuito dovrebbero essere eliminati gradualmente entro il 2034.
BusinessEurope, che riunisce associazioni industriali nazionali come la tedesca BDI e la polacca Lewiatan, ha chiesto all’UE a non subordinare i permessi agli investimenti delle aziende nel risparmio energetico. Anche Confindustria ha criticato l’ETS, esortando l’Europa a sospendere il sistema e a rivederne il meccanismo di funzionamento.
“La Commissione dovrebbe riconsiderare l’eliminazione graduale delle quote gratuite prevista per tutti i settori“, ha dichiarato BusinessEurope. Al contrario, l’UE dovrebbe considerare di ampliare l’elenco dei settori aventi diritto alle quote di emissione a titolo gratuito. Non solo, il quadro per la compensazione dei costi indiretti dovrebbe essere mantenuto oltre il 2030 e applicato in un maggior numero di Stati Membri. Il messaggio, quindi, sarebbe questo: riconoscere la situazione allarmante in cui versa la competitività dell’UE e adeguare la revisione dell’ETS alle sfide attuali e al contesto post-2030.
Vincolare le quote di emissione gratuite alla decarbonizzazione industriale
La Commissione ha previsto, tuttavia, la fine ai permessi gratuiti parallelamente all’introduzione della tariffa sulla CO2 sui beni importati. Bruxelles ha spiegato che mantenere entrambi i sistemi equivarrebbe a una doppia compensazione per le industrie nazionali e violerebbe le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. In base a un documento interno della Commissione, come riportato da Reuters, i funzionari stanno valutando varie opzioni per riformare i permessi gratuiti, compresa la possibilità di vincolarli alla decarbonizzazione industriale.
L’attacco del Governo Meloni al sistema ETS
Un gruppo di 150 scienziati esperti di clima e transizione energetica ha rivolto un appello al Governo Meloni affinché non agisca contro gli strumenti europei a favore della decarbonizzazione e rafforzi le politiche di adattamento. “L’attacco del Governo al sistema ETS rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Per questo non ha senso presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie“, ha affermato Stefano Caserini, dell’Università di Parma.
Il Decreto Legge Energia, appena approvato dal Consiglio del Ministri, prevede infatti di scorporare il costo dei certificati di emissione del sistema ETS dalla determinazione del prezzo dell’energia elettrica per contenere i costi energetici per cittadini e imprese. A tale proposito la Commissione ha avviato una verifica della compatibilità del provvedimento italiano con le norme UE.
L’ETS riduce le emissioni in modo efficiente e con perturbazioni economiche limitate
Il think tank Bruegel invece considera il sistema di scambio di quote di emissione europeo un alleato, non un nemico, della competitività industriale. In un’analisi recente Bruegel ha spiegato che ci sono diverse prove empiriche a dimostrazione del fatto che l’ETS ha ridotto le emissioni complessive dell’UE del 14-16% tra il 2005 e il 2020, con impatti solo modesti sulla redditività delle imprese e sull’occupazione.
La ricerca ha sottolineato che l’ETS funziona non solo perché impone un prezzo al carbonio oggi, ma perché le imprese credono che il tetto alle emissioni continuerà a restringersi. Per questo motivo, una gestione attenta delle aspettative è essenziale per preservare la credibilità del sistema. Le prove relative ai primi anni dell’ETS hanno indicato effetti generalmente modesti sulla competitività. Ad esempio, i produttori francesi hanno ottenuto sostanziali riduzioni delle emissioni senza perdere competitività.
A livello macroeconomico, le valutazioni mostrano effetti limitati dell’ETS su PIL e inflazione, sebbene gli impatti siano diversi a seconda dei Paesi e dei settori considerati. Gli effetti sulle economie a maggiore intensità di carbonio dell’Europa centrale e orientale sono stati relativamente più alti. E ciò evidenzia la necessità di misure come il Fondo per la modernizzazione e il Fondo per la transizione giusta dell’UE quali strumenti utili a sostenere le regioni più colpite dalla decarbonizzazione. Nel complesso, però, l’ETS è riuscito a ridurre le emissioni in modo efficiente senza pesare eccessivamente sulla competitività delle industrie europee.
Le generose assegnazioni gratuite nell’ambito dell’ETS non hanno favorito la trasformazione dell’industria
Nelle fasi I (2005-2007) e II (2008-2012) dell’ETS ha prevalso l’assegnazione gratuita dei permessi. Tuttavia, i criteri per il carbon leakage erano eccessivamente ampi, estendendo la protezione oltre i settori realmente esposti. Il risultato, dunque, prosegue l’analisi, è stata una sovrassegnazione di quote combinata a un’estesa assegnazione gratuita.
Fino al 2012 sia il settore elettrico che le industrie energivore hanno ricevuto quote gratuite in misura superiore alle loro emissioni effettive. Solo con l’inizio della Fase III (2013-2020) l’asta è diventata il metodo predefinito per la generazione di energia elettrica, riducendo drasticamente il volume delle quote gratuite e creando infine un tetto vincolante. Le imprese dei metalli, dei minerali, della chimica e della carta hanno ricevuto più quote rispetto alle emissioni verificate, producendo consistenti extraprofitti.
Dal 2013 ad oggi il sistema ha generato più di 245 miliardi di euro in proventi d’asta. Solo nel 2024, i proventi totali sono stati pari a 39 miliardi di euro. Sebbene le norme prevedano che il 100% di tali proventi sia destinato a finanziare iniziative a favore di clima ed energia, è emerso che tali risorse non sarebbero state utilizzate per finanziare la trasformazione industriale.
Emblematico il caso della Germania: nel 2023 è stata il principale beneficiario dei proventi d’asta (7,6 miliardi di euro), convogliati in un fondo speciale. Tuttavia, vi sarebbero prove che parte della spesa (fino al 30% nel 2025) possa essere stata investita in iniziative e progetti contrari agli obiettivi climatici, come sussidi energetici che privilegiano il sollievo dei prezzi a breve termine rispetto alla decarbonizzazione a lungo termine.
Come obbligare le aziende a investire in iniziative di decarbonizzazione
Bruegel suggerisce ai decisori politici di ancorare il dibattito alla fornitura da parte degli Stati di prove concrete sui risultati ottenuti dall’ETS, affinché il sistema evolva da un modello cap-and-trade (limitazione e scambio) a uno cap-and-invest (limitazione e investimento), quindi in un modello capace di dare impulso alla trasformazione industriale dell’Europa. Invece di annacquare l’ETS, i decisori politici dovrebbero:
- Obbligare le aziende a investire in iniziative di decarbonizzazione per avere diritto alle quote gratuite.
- Allineare meglio la spesa dei proventi degli Stati Membri a progetti di decarbonizzazione.
- Garantire che la quota di entrate gestita dall’UE sia ampliata e utilizzata per finanziare gli investimenti e la competitività industriale a livello comunitario.













