L'editoriale di Alberto Romagnoli, Consigliere CNI, con deleghe a Territorio, Ambiente e Comunicazione

La trasformazione tecnologica, energetica e ambientale che stiamo attraversando non può più essere interpretata come una traiettoria futura da preparare con gradualità. È già il nostro presente. Le scelte industriali, infrastrutturali e strategiche che il Paese e l’Europa stanno compiendo oggi determineranno la capacità competitiva dei prossimi decenni, la qualità dello sviluppo economico e la resilienza dei territori.
I segnali arrivano con chiarezza da numerosi fronti. L’attuazione del nuovo iperammortamento 2026, finalmente definita nei suoi meccanismi operativi, rappresenta un tassello importante per sostenere investimenti in digitalizzazione industriale, innovazione tecnologica e autoproduzione energetica da fonti rinnovabili. È un passaggio che conferma una consapevolezza ormai acquisita: competitività industriale e sostenibilità non sono obiettivi alternativi, ma dimensioni complementari dello stesso percorso.
Parallelamente, l’Europa è chiamata a confrontarsi con una questione decisiva: la sicurezza energetica. Essere il maggiore importatore mondiale di gas naturale liquefatto pone interrogativi strategici sulla capacità di costruire una reale autonomia energetica continentale. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno insegnato quanto le dipendenze esterne possano trasformarsi rapidamente in fattori di vulnerabilità economica e sociale.
In questo scenario assumono particolare rilevanza gli investimenti nelle nuove filiere industriali e tecnologiche. Il progetto di sviluppo di Porto Marghera come hub europeo per materie prime critiche, l’espansione dei sistemi di accumulo energetico, la crescita delle tecnologie BESS integrate con il fotovoltaico, l’evoluzione dell’eolico offshore e le nuove soluzioni per l’efficienza energetica nel comparto agricolo delineano un modello produttivo differente, più integrato, resiliente e orientato alla sostenibilità.
Anche il patrimonio edilizio pubblico entra pienamente in questa trasformazione. L’attenzione crescente verso criteri ambientali minimi applicati alla riqualificazione sostenibile degli edifici storici dimostra come innovazione e tutela possano procedere insieme. La sfida non è scegliere tra conservazione e modernizzazione, ma trovare modalità progettuali capaci di valorizzare entrambe.
La sostenibilità, inoltre, non riguarda soltanto energia e costruzioni. La nuova direttiva europea sulla tutela delle acque richiama la necessità di una visione sistemica delle risorse ambientali. Allo stesso modo, la crescita del mercato delle Smart City evidenzia quanto la qualità urbana dipenda sempre più dalla capacità di integrare tecnologie digitali, infrastrutture intelligenti, gestione efficiente delle risorse e servizi evoluti per cittadini e imprese.
Anche l’innovazione più avanzata pone nuove responsabilità. Il dibattito sulla guida autonoma supervisionata dimostra che progresso tecnologico e governance devono procedere con equilibrio. Ogni innovazione richiede regole, competenze e capacità di valutazione multidisciplinare.
In questo contesto il ruolo delle professioni tecniche assume un valore strategico. Gli ingegneri, insieme all’intero sistema delle competenze tecnico-scientifiche, sono chiamati non soltanto a progettare infrastrutture, processi e tecnologie, ma a contribuire alla costruzione di una visione industriale e territoriale capace di tenere insieme innovazione, sostenibilità e sviluppo.
La vera sfida non è semplicemente accompagnare il cambiamento. È governarlo.
Perché la transizione non è un obiettivo da raggiungere. È una responsabilità da esercitare, ogni giorno, attraverso investimenti, competenze, capacità progettuale e una visione strategica che abbia il coraggio di guardare oltre l’orizzonte dell’emergenza e costruire il futuro industriale del Paese.











