Il decommissioning nucleare sale a 11 miliardi, con 2,8 miliardi in più e solo il 32% completato dopo vent’anni.

Cosa segnala ARERA sul ddl che riguarda il nucleare sostenibile?
Il ddl sul nucleare sostenibile arriva in Parlamento con un carico di criticità che l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente mette nero su bianco nella memoria depositata il 17 febbraio 2026, con una fotografia tecnica: costi più che raddoppiati, ritardi strutturali, regolazione inefficace e una questione Deposito nazionale ancora irrisolta.
Il Piano a vita intera aggiornato da Sogin nel 2025 registra 2,8 miliardi di euro in più rispetto alle stime 2020-2021 e uno slittamento di 10 anni nella conclusione della commessa nucleare.
Il costo complessivo del solo decommissioning sale a circa 11 miliardi di euro, con un avanzamento fermo al 32% dopo oltre vent’anni. Numeri che, per ARERA, impongono una svolta nella governance prima di ipotizzare nuovi sviluppi.
Il ddl sul nucleare sostenibile si innesta su una commessa in forte ritardo
La memoria evidenzia che il decommissioning italiano procede con lentezza. Dopo più di vent’anni di attività, l’avanzamento complessivo è pari a circa il 32% dell’intera commessa. Le stime dei costi “a vita intera” sono più che raddoppiate rispetto ai primi anni. Secondo l’ultimo aggiornamento, il solo smantellamento degli impianti richiederà circa 11 miliardi di euro.
Non solo. Le attività hanno già pesato per circa 5 miliardi di euro tra bollette elettriche e Bilancio dello Stato. Per arrivare all’obiettivo di “green field” serviranno almeno altri 6 miliardi, ai quali si aggiungono gli investimenti per il Deposito nazionale, ancora privi di una stima aggiornata. Sogin sta elaborando un nuovo business plan, che non è ancora disponibile.
ARERA riconosce che la velocizzazione del decommissioning sarebbe lo strumento principale per contenere i costi. Tuttavia, le ripianificazioni continue hanno prodotto un allungamento dei tempi e un incremento progressivo delle risorse necessarie.
Quanto pesano i ritardi del Deposito nazionale per il ddl sul nucleare sostenibile?
Uno dei nodi centrali riguarda il ritardo Deposito nazionale. Nonostante la pubblicazione della CNAPI e della CNAI, il sito non è stato ancora individuato. Sogin prevede ora un differimento della realizzazione probabilmente al 2041.
Il rinvio ha effetti economici diretti. Incide, ad esempio, sul rientro dei rifiuti vetrificati del combustibile irraggiato inviati all’estero per il riprocessamento. Senza Deposito, la conclusione della commessa nucleare resta incompleta.
La memoria sottolinea inoltre che il Deposito non è funzionale solo al decommissioning. Dalla stima più recente, circa il 40% in volume dei rifiuti da stoccare deriva da attività industriali, di ricerca e sanitarie e non dagli impianti elettro-nucleari dismessi. Il ritardo, quindi, riguarda la gestione corrente dei rifiuti radioattivi del Paese.
Perché ARERA parla di inefficacia della regolazione?
L’Autorità ammette che la propria regolazione si è rivelata di “limitata efficacia”. Dopo i primi meccanismi premi/penalità, nel 2021 è stato introdotto il Testo integrato del decommissioning nucleare (TIDECN), con un periodo regolatorio di sei anni e milestone definite. Anche questo impianto non ha prodotto risultati soddisfacenti.
Le difficoltà operative di Sogin e i vincoli esterni hanno comportato revisioni frequenti dei programmi. L’azione regolatoria, finalizzata a responsabilizzare il soggetto attuatore, è risultata “indebolita se non addirittura neutralizzata”. In questo contesto, l’obbligo europeo di garantire adeguata copertura finanziaria agli esercenti nucleari riduce ulteriormente i margini di pressione economica.
Quali inefficienze interne emergono nella gestione Sogin?
La memoria richiama anche fattori interni. Si segnalano difficoltà operative continuative e un frequente avvicendamento dei vertici aziendali. Questo ha inciso sulla programmazione strategica e sulla continuità delle politiche industriali.
ARERA evidenzia che tendono a confondersi e, in parte, a risultare oscurate le inefficienze interne di Sogin. Il continuo cambiamento nelle strategie ha reso più complesso definire criteri stabili di efficienza economica. L’effetto combinato è una commessa che si dilata nel tempo, con costi crescenti e un quadro regolatorio che fatica a incidere.
Nelle conclusioni, l’Autorità chiede una “svolta” nella gestione del decommissioning e una governance unitaria che coordini tutti gli aspetti tecnici, finanziari e autorizzativi. Solo in questo quadro, sostiene ARERA, la regolazione potrà contribuire a riportare il processo entro tempi certi e costi controllati.












