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Energie rinnovabili italiane, gli ostacoli da risolvere

Il ministro Cingolani promette di rivedere il sistema dei permessi dopo il fallimento delle aste nazionali e l'iter autorizzativo. Anev chiede uno stop delle gare multitecnologiche, allungando al 2030 le procedure

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Per non mancare i target del PNIEC, servono urgenti modifiche alle energie rinnovabili italiane

(Rinnovabili.it) – Anche per le energie rinnovabili italiane si apre uno spiraglio di rinnovamento. Ieri in Parlamento, il Ministro alla Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha ben definito gli obiettivi dell’esecutivo e del suo dicastero in ambito energetico. E ha segnalato anche quelle che saranno le priorità d’azione in ambito FER. 

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L’Italia si è posta degli ambiziosi obiettivi nel Piano energia clima 2030. Obiettivi che con molta probabilità potrebbero dover crescere ancora con le prossime direttive UE. Ma oggi tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di burocrazia e processi inefficienti che rischiano di rendere irrealizzabili tali target.

“È un dato di fatto che recentemente l’efficienza realizzativa di nuove iniziative (p.es. installazioni rinnovabili) sia stata pari a circa un decimo di quanto programmato”, ha spiegato Cingolani nel suo intervento alle commissioni congiunte Ambiente e Industria dei due rami del Parlamento. “Si tratta di inefficienze patologiche che non potremo permetterci in fase di realizzazione dei programmi proposti dal PNRR”. 

Gli iter burocratici rimangano un fattore critico, più volte denunciato dalle associazioni di settore. Come spiega Anev, “oggi per avere un’autorizzazione di un impianto eolico nuovo ci vogliono oltre cinque anni di tempo contro i sei mesi previsti. Inoltre, i dinieghi oramai costanti delle Soprintendenze hanno portato negli ultimi nove anni a passare da 1.200 MW eolici autorizzati nel triennio 2012/2014 a 750 MW eolici nel triennio 2015/2017, con un calo del 40%, fino ai miseri 125 MW nell’ultimo triennio 2018/2020 con un calo dell’80%”.

Come risolvere la Questione? Cingolani ha preannunciato una serie di proposte e interventi normativi per rendere le procedure più spedite, da mettere a punto con il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile. E assieme al ministero della Cultura, definirà un sistema di permessi che offra procedure, tempi e soluzioni certe sull’intero territorio nazionale. Ovviamente, attenendosi “a parametri oggettivi nella valutazione dell’impatto degli impianti di energie rinnovabili, anche, per esempio, nelle aree a vocazione agricola non sottoposte a vincolo”.

 L’accelerazione che si cerca di imprimere alle energie rinnovabili italiane non avverrà, però, a discapito delle comunità locali. Il ministro ha promesso di dare attenzione anche al confronto fra cittadinanza e portatori di interesse. “Andrà rafforzata la cultura della consultazione pubblica come strumento di composizione di istanze diverse, di velocizzazione degli iter procedurali e per la realizzazione dell’attività di Governo. Il Dicastero incentiverà la realizzazione di consultazioni pubbliche, secondo i principi di imparzialità, inclusione, trasparenza, tempestività”.

L’intervento di Cingolani ha toccato anche il tema delle procedure di Asta con cui oggi vengono assegnati gli incentivi ai grandi impianti. L’impianto nazionale ha dimostrato una certa fallibilità, in parte collegata anche all’incertezza degli iter autorizzativi. I quattro bandi lanciati sono ad ora si sono rivelati un flop, con offerte di progetti notevolmente inferiori ai volumi in gara. E con la partecipazione di ben pochi operatori. “Occorre rivedere il meccanismo delle aste per gli impianti di fonti rinnovabili – ha sottolineato il Ministro – ancora di recente, in Spagna la domanda relativa agli impianti eolici è stata tre volte superiore all’offerta, mentre in Italia è stata aggiudicata meno di un quarto della capacità messa a gara”. 

Per Anev la strada è rinunciare alle aste multitecnologiche (eolico e fotovoltaico assieme) allungando al 2030 le procedure. “Abbattere la burocrazia e rendere coerenti obiettivi e strumenti – ha sottolineato l’associazione – sono la sfida da vincere”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.