Ecologia e transizione, il Programma di governo del ministro Cingolani

Per la prima volta un ministro dell’Ambiente davanti alle commissioni Ambiente e Industria: “è l’inevitabile riconoscimento da parte dell’ordinamento della Repubblica della connessione intima tra ambiente, energia e sviluppo”. Al centro le Linee guida, dal debito ambientale al ruolo del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, dallo snellimento della burocrazia e delle procedure autorizzative al dibattito pubblico. Ma anche il Pnrr, l’energia e il clima, un gruppo di lavoro sul superbonus, e l’idrogeno

roberto cingolani

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Ecologia e debito ambientale, il ruolo del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, snellimento della burocrazia, procedure autorizzative, dibattito pubblico, governance per la realizzazione delle opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), energia e clima, economia circolare, impegni internazionali ed europei, idrogeno, mobilità sostenibile. Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha toccato tutti gli aspetti della nuova formula con cui il Paese si approccia all’ambiente nel corso dell’audizione – davanti alle commissioni riunite di Camera e Palazzo Madama – sulle Linee guida del suo mandato nel governo Draghi.

Un’occasione che Cingolani mette subito in evidenza: è “la prima dall’entrata in vigore della legge istitutiva del ministero dell’Ambiente”, in cui chi lo guida “riferisce alle commissioni congiunte dell’Ambiente e dell’Industria dei due rami del Parlamento. In passato il ministro dell’Ambiente ha sempre illustrato le Linee programmatiche soltanto alle commissioni Ambiente. Questa circostanza – spiega – è dovuta all’inevitabile riconoscimento da parte dell’ordinamento della Repubblica della connessione intima tra ambiente, energia e sviluppo”. 

Il grande spazio del Pnrr diventa centrale. La speranza è dalla prossima settimana il Recovery plan si avvii verso una versione più definitiva. Apre il capitolo del superbonus al 110%. E annuncia l’arrivo di “un gruppo di lavoro” per per rivedere alcuni aspetti e sistemare criticità ed elementi “limitanti” (tipo i controlli ex post); questo – rileva – dal momento che il “prolungamento” della misura “mi pare di capire ci sia”. Il tema, idrogeno. “Per giungere alla versione definitiva della Strategia nazionale, prevista nelle prime settimane di aprile 2021 – dice – si è ritenuto opportuno lavorare su due fronti: da un lato, avviare la consultazione con gli stakeholder che lavorano già nel settore dell’idrogeno interessati per una maggiore definizione delle progettualità presentate e, dall’altro, ideare politiche a supporto dello sviluppo del mercato dell’idrogeno in Italia”.

Per il ministro, la transizione ecologica è inevitabile e non può essere rimandata. A cominciare dagli effetti dei cambiamenti climatici. L’aumento della temperatura media del Pianeta – osserva Cingolani – rende ancora più evidente i “fenomeni estremi” che sono “sempre più frequenti e intensi. I cambiamenti climatici hanno preso una piega ormai irreversibile. L’Italia è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi; il nostro ecosistema è particolarmente fragile ed esposto a molteplici rischi” come per esempio l’innalzamento del livello del mare esponendo al pericolo le aree costiere: si valutano 19 centimetri di innalzamento medio del livello dei mari con un aumento di 2 gradi centigradi della temperatura media globale. Sul fronte opposto l’Italia rischia la “siccità e la desertificazione delle regioni del Sud”, è esposta a “rischi idrogeologici” sia per morfologia del territorio che per “gli abusi ecologici che si sono verificati nel tempo”.

Il ministero della Transizione ecologica “perseguirà le politiche ambientali, nella consapevolezza che – nell’era in cui viviamo – dobbiamo fronteggiare anche un debito ambientale. Debito ambientale che diversamente da quello economico è, per sua natura, un debito comune che trascende i confini degli Stati”. Con la nuova definizione il ministero punta a su “tre distinti focus che qualificano i compiti dei tre dipartimenti: la tutela della natura; la transizione ecologica; l’interdipendenza della sfida climatica e di quella energetica. La nuova missione del ministero è quindi una missione che integra e permea gli aspetti di protezione ambientale nella prospettiva dello sviluppo sostenibile e della transizione ecologica”.

In quest’ottica è previsto che l’Enea e la Sogin (Società gestione impianti nucleari spa) siano sotto il controllo e la vigilanza del ministero. La questione della governance viene presa in carico dal Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) che ha il con il compito di coordinare le politiche nazionali per tale transizione e la relativa programmazione; ed è istituito a Palazzo Chigi. Fondamentale il ruolo: dovrà approvare il Piano per la transizione ecologica, con il quale individua le azioni, le misure, le fonti di finanziamento, il relativo cronoprogramma, nonché le amministrazioni competenti all’attuazione delle singole misure in materia di riduzione delle emissioni, mobilità sostenibile, contrasto del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo, risorse idriche e relative infrastrutture, qualità dell’aria e economia circolare. Ma al Cite spetta anche l’approvazione delle proposte per la rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi

I tempi delle autorizzazioni e sulle procedure di Valutazione ambientale. L’intenzione è di “approntare la soluzione ottimale per recuperare il ritardo accumulato. La straordinarietà dell’attuale situazione mondiale, nel cui contesto l’Italia si trova a effettuare un enorme sforzo per riavviare il proprio sistema produttivo, impone un paradigma di procedure amministrative e di assetti regolatori che traduca le risorse economiche del Pnrr in progetti concreti che siano tempestivamente realizzati dal sistema dell’amministrazione pubblica. Vanno piuttosto individuati correttivi puntuali ispirati alle migliori pratiche amministrative nazionali. Sono già state avviate interazioni con il ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili per ricercare insieme proposte e interventi normativi, da sottoporre al vaglio parlamentare, per rendere le procedure più spedite, e con il ministero della Cultura per realizzare un sistema” con “procedure, tempi e soluzioni certe sull’intero territorio nazionale”.

Il nodo di un “dibattito pubblico”, come strumento di “consultazione”, per assicurare “informazione, confronto e composizione degli interessi. Andrà rafforzata la cultura della consultazione pubblica. Gli strumenti di partecipazione pubblica rappresentano un efficace strumento di risoluzione preventiva dei conflitti e del contenzioso e, quindi, della più celere realizzazione dell’azione amministrativa”.

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