Dalla crisi in Medio Oriente ai margini di raffinazione: T&E analizza come si formano extraprofitti lungo la filiera petrolifera europea.

Cosa sta succedendo al prezzo dei carburanti in Europa?
Gli extraprofitti sui carburanti in Europa stanno arrivando quasi a 24 miliardi di euro nel 2026, secondo le analisi di T&E, organizzazione europea indipendente sui trasporti e l’ambiente, e riflettono l’impatto diretto delle tensioni geopolitiche sui prezzi alla pompa.
Dopo gli attacchi del 28 febbraio 2026 di Stati Uniti e Israele all’Iran, i prezzi del petrolio hanno registrato un’impennata rapida, dovuta soprattutto alla chiusura dello stretto di Hormuz.
Alla fine di marzo, il diesel ha raggiunto 2,06 euro al litro e la benzina 1,89 euro al litro, con aumenti rispettivamente di 49 e 27 centesimi rispetto al periodo precedente. Questo si traduce in un costo aggiuntivo di circa 27 euro per un pieno diesel da 55 litri e 15 euro per la benzina.
La formazione degli extraprofitti sui carburanti
Il meccanismo degli extraprofitti sui carburanti si basa sull’allargamento del margine tra il prezzo del greggio e quello finale alla pompa. Il tracker sviluppato da T&E utilizza i dati del Weekly Oil Bulletin della Commissione europea e i prezzi del Brent per confrontare la situazione attuale con quella pre-crisi (gennaio-febbraio 2026).
Quando il prezzo alla pompa cresce più rapidamente rispetto al costo del greggio, la differenza si traduce in un aumento dei margini lungo la filiera. Questi margini aggiuntivi, definiti “gross margin expansion”, rappresentano ricavi extra per raffinatori e distributori.
Il metodo distingue due segmenti: a monte, i ricavi extra derivanti dal prezzo del petrolio e destinati principalmente ai paesi produttori; a valle, quelli legati a raffinazione e distribuzione, che si realizzano in larga parte all’interno dell’UE e risultano quindi più rilevanti per eventuali politiche fiscali.
Perché i margini dei carburanti diesel crescono più della benzina
C’è una forte divergenza tra diesel e benzina. I margini della raffinazione del diesel sono aumentati più rapidamente. Questo riflette un deficit strutturale della capacità di raffinazione europea e una maggiore dipendenza dalle importazioni.
Circa il 20% del diesel consumato in Europa è importato, mentre il continente mantiene una flotta di veicoli fortemente orientata a questo carburante. Questo squilibrio amplifica l’impatto degli shock geopolitici sui prezzi e sui margini.
Al contrario, la benzina registra dinamiche più contenute. Le scorte elevate negli Stati Uniti e in Europa, unite a una domanda stagionale debole, hanno limitato l’espansione dei margini.

Quanti sono gli extraprofitti sui carburanti 2026?
Se le condizioni attuali dovessero mantenersi, gli extraprofitti sui carburanti lungo la filiera europea potrebbero raggiungere 24 miliardi di euro entro la fine del 2026 per raffinazione e distribuzione.
A questi si aggiungono circa 45 miliardi di euro destinati alla produzione di greggio, che però ricadono in gran parte fuori dalla giurisdizione europea. Ad oggi, l’analisi stima già 1,3 miliardi di euro di extraprofitti accumulati dall’inizio della crisi.
Il dato si inserisce in un trend già osservato nel 2022, quando la crisi energetica legata all’invasione russa dell’Ucraina aveva generato un “premio geopolitico” di circa 55 miliardi di euro a carico dei consumatori europei.
Solo profitti o anche costi?
L’analisi considera i ricavi aggiuntivi come veri extraprofitti. Questo perché i costi operativi della raffinazione restano relativamente stabili nel breve periodo. L’energia utilizzata nelle raffinerie deriva in larga parte da sottoprodotti interni, mentre il gas naturale rappresenta solo circa il 13% dei consumi energetici del settore.
Anche l’aumento dei costi logistici e distributivi non altera in modo significativo i margini netti. Durante la crisi precedente, i margini percentuali della distribuzione sono rimasti stabili, mentre i profitti assoluti sono cresciuti.
Questo porta a interpretare l’espansione dei margini come un reale trasferimento di valore dai consumatori all’industria petrolifera.
Le politiche possibili per gli extraprofitti sui carburanti
L’Unione europea ha già introdotto un meccanismo simile nel 2022, con un contributo di solidarietà del 33% sugli utili eccedenti il 20% della media 2018-2021, che ha generato circa 28 miliardi di euro.
Secondo T&E, questo strumento potrebbe essere riattivato per intercettare parte degli extraprofitti dei carburanti e finanziare la transizione energetica. Tuttavia, esistono limiti strutturali. Una quota rilevante dei profitti, soprattutto nel diesel, si genera fuori dall’UE, riducendo l’efficacia di una tassazione europea.
Inoltre, i profitti sono per definizione temporanei. Storicamente, tendono a ridursi quando i mercati si stabilizzano e i margini tornano verso la media di lungo periodo.
Qual è il futuro del mercato carburanti?
L’analisi di T&E mostra come il sistema europeo resti fortemente esposto agli shock esterni. La dipendenza dal petrolio rende i prezzi vulnerabili a crisi geopolitiche e a decisioni dei paesi produttori.
Il quadro evidenzia due elementi chiave. Da un lato, l’impatto immediato sui consumatori, con aumenti significativi dei costi di mobilità. Dall’altro, la capacità della filiera petrolifera di amplificare questi shock attraverso l’espansione dei margini.
Secondo T&E, ridurre questa vulnerabilità richiede interventi strutturali. L’elettrificazione dei trasporti e lo sviluppo delle rinnovabili sono indicati come strumenti per limitare l’esposizione ai futuri aumenti dei prezzi del petrolio.












