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Guerra in Iran: gli effetti sull’offerta petrolchimica, prezzi della plastica in salita

Attraverso lo Stretto di Hormuz transitano ogni anno prodotti petrolchimici per un valore stimato tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.

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Foto: Google Earth

Prezzo di plastica e polimeri in aumento

Le interruzioni dei trasferimenti di petrolio e prodotti petrolchimici attraverso lo Stretto di Hormuz, a seguito della guerra in Iran, hanno ridotto l’offerta globale di prodotti chimici e spinto al rialzo il prezzo di plastica e polimeri.

Secondo Rabobank, l’escalation del conflitto sta contraendo la disponibilità di resine, spingendo al rialzo i prezzi di polietilene e polipropilene, sottolineando quanto i costi del packaging siano ormai strettamente legati ai rischi per la sicurezza globale. Attraverso lo Stretto di Hormuz transitano ogni anno prodotti petrolchimici per un valore stimato tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.

Prezzo della plastica segue quello del greggio

I prezzi di plastiche come il polietilene (PE) e il polipropilene (PP) sono aumentati dall’inizio del conflitto, seguendo il rialzo del greggio e dei costi di materie prime e fertilizzanti. “Una quota che raggiunge il 50% dell’offerta di polietilene è ferma, limitata o colpita dagli eventi in corso in Medio Oriente“, ha detto a Reuters Jim Fitterling, CEO di Dow. I dati LSEG mostrano che la guerra ha spinto il margine di raffinazione della nafta in Asia a oltre 400 dollari alla tonnellata rispetto al Brent (era di quasi 108 dollari prima della guerra).

L’Europa e l’Asia dipendono per il 10%-20% del loro fabbisogno di polietilene e polipropilene dalle importazioni in arrivo dalla regione. Il conflitto limita l’offerta di materie prime fondamentali per la produzione chimica, come nafta, zolfo e metanolo. La persistente chiusura delle rotte porterà probabilmente a riduzioni della produzione, a causa dell’elevata dipendenza dai feedstock mediorientali. Questo alimenterà anche l’inflazione dei costi globali, in particolare per la capacità chimica basata sulla nafta.

I produttori di plastica in Asia e in Europa si trovano quindi ad dover affrontare costi di input più elevati e margini ridotti. Paolo Scafetta, analista senior di ICIS, ha spiegato: “Quasi 6,45 milioni di barili al giorno di capacità dipendono dallo Stretto di Hormuz“.

Gli operatori europei del polietilene e del polipropilene hanno dovuto far fronte a un mercato sempre più caotico sin dall’inizio del conflitto. I prezzi spot e quelli a contratto si sono rafforzati dopo lo scoppio delle ostilità, ma il sentiment del mercato ha subito un’accelerazione nella seconda settimana di guerra, quando è apparso chiaro che la situazione difficilmente si sarebbe risolta in tempi brevi.

I prezzi della nafta sono spinti principalmente dal greggio. In quanto materia prima petrolchimica fondamentale, la nafta rimane strettamente legata ai movimenti di prezzo del greggio e in particolare ai flussi di esportazione dal Medio Oriente. Nel settore industriale si stanno crescono i timori di un “blocco a catena ad aprile” per le industrie petrolchimiche e della raffinazione. Giappone e Corea del Sud appaiono come i Paesi più vulnerabili.

Le stime ICIS suggeriscono che ogni mese attraverso lo Stretto transitano verso l’Asia quasi 4 milioni di tonnellate di nafta, di cui circa 1,2 milioni dirette in Corea del Sud e circa 900.000 in Giappone. “Le fonti alternative per sostituire la nafta e il GPL provenienti da quella regione sono molto limitate e di breve durata“, ha precisato Scafetta

Margini e redditività del settore

Una produzione inferiore potrebbe favorire i margini dei produttori meno colpiti dal conflitto se riuscisse a ridurre l‘eccesso di offerta che ha messo a dura prova la redditività del settore dal 2023. Questo eccesso di offerta è il fattore principale dell’outlook “in deterioramento” di Fitch per il settore chimico globale nel 2026. Tuttavia, l’effetto complessivo sui margini dipenderà anche dall’impatto sulla domanda globale, che probabilmente si indebolirà significativamente se Hormuz rimarrà chiuso e i prezzi dell’energia resteranno alti per diversi mesi, spiega ancora Fitch.

La capacità delle aziende chimiche di mantenere la produzione e di trasferire rapidamente l’inflazione dei costi ai clienti sarà fondamentale per preservare i flussi di cassa, in un contesto in cui molte presentano già un elevato indebitamento.

Aumento dei costi dei polimeri: stress test per la Cina

Come è emerso dalla Conferenza Mondiale del Petrolchimico (WPC), organizzata da S&P Global a Houston dal 23 al 27 marzo, l’aumento dei costi delle materie prime in seguito al conflitto in Iran è destinato a modificare i flussi commerciali globali. La Cina ha rafforzato la propria posizione competitiva sui costi in polimeri come il polipropilene, il polietilene e il polivinilcloruro (PVC) attraverso l’efficienza degli investimenti (CAPEX), le economie di scala e la diversificazione delle materie prime.

Al contrario gli altri produttori mondiali dipendenti dalla nafta risentono pesantemente delle pressioni derivanti dal conflitto in Iran. “La Cina costruisce grandi raffinerie e complessi petrolchimici integrati al costo di capitale più basso al mondo,” ha affermato Shaohua Feng, direttore dei polimeri APAC presso S&P Global Energy CERA. “Questo vantaggio competitivo è il motore della posizione della Cina sul mercato“.

Tuttavia, a causa della guerra in Iran, anche la Cina si trova ad affrontare costi più elevati per le materie prime. Tutto questo limita la possibilità di ottenere margini superiori nonostante lo shock globale dell’offerta causato dalle ostilità, che sta appunto spingendo al rialzo i prezzi dei polimeri.

Aumento del protezionismo

Con il raggiungimento dell’autosufficienza da parte della Cina, gli altri esportatori globali sono costretti a vendere su mercati emergenti più piccoli, come Vietnam, Turchia, Indonesia, India, Malesia e Messico. In questi mercati stanno emergendo misure antidumping che hanno lo scopo di provare a proteggere i produttori locali. “L’ascesa della Cina sta alimentando il protezionismo in altri Paesi, un fattore che ormai consideriamo parte del nostro scenario di base” ha aggiunto Feng.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.