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Oltre Hormuz: la scommessa degli Emirati Arabi Uniti su Fujairah

Un secondo oleodotto è in fase di costruzione e l'inizio delle attività è previsto per il prossimo anno.

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Gli Emirati Arabi Uniti vogliono accelerare la costruzione di un secondo oleodotto verso Fujairah

Gli Emirati Arabi Uniti vogliono accelerare la costruzione di un nuovo oleodotto per riuscire a raddoppiare la propria capacità di esportazione tramite il porto di Fujairah entro il 2027, potenziando la loro abilità di aggirare lo Stretto di Hormuz.

Il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Khaled bin Mohamed bin Zayed, ha dato disposizione alla Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) di accelerare i tempi del progetto dell’oleodotto Ovest-Est. . Ciò consentirà di destinare una maggiore quantità di greggio all’hub cruciale di Fujairah, nel Golfo di Oman, evitando così lo Stretto di Hormuz. Questo oleodotto è attualmente in fase di costruzione e l’inizio delle attività è previsto per il prossimo anno.

Ne esiste già un altro: l’ADCOP/Habshan-Fujairah, operativo dal 2012 e lungo circa 380-406 km. Collega i giacimenti onshore di Abu Dhabi a Fujairah, ed è già stato sfruttato come alternativa durante i periodi di maggiore tensione nella regione.

L’Abu Dhabi Crude Oil Pipeline (ADCOP) è la rotta principale attraverso cui gli Emirati Arabi possono evitare lo Stretto. Si snoda dai siti di produzione dell’entroterra a Habshan fino al terminal di esportazione di Fujairah, sul Golfo di Oman. Grazie a una capacità nominale di quasi 1,5 milioni di barili al giorno, sin dall’inizio delle ostilità a fine febbraio, l’ADCOP si è rivelato fondamentale per sostenere i flussi di esportazione degli EAU.

Come sottolinea un’analisi di Kpler, l’ADCOP ha coperto intorno al 30% dei carichi di greggio degli EAU nel 2025, una quota che è salita all’80% ad aprile 2026. I carichi dal terminal hanno toccato il 1,82 milioni di barili al giorno in quel mese, a conferma che il sistema sta operando al massimo della capacità effettiva e anche oltre.

Flessibilità delle esportazioni, sicurezza energetica e leva regionale

Velocizzare la costruzione di un secondo oleodotto rafforzerebbe le capacità di esportazione degli EAU. Il progetto potrebbe portare la capacità complessiva verso Fujairah a quasi 3,3 milioni di barili al giorno, mentre la capacità totale di esportazione dal porto potrebbe arrivare invece a 4 milioni di barili al giorno. Tutto questo consentirebbe agli Emirati di esportare quasi tutto il petrolio destinato all’estero senza passare per Hormuz, lasciando spazio anche a un futuro aumento della produzione.

L’ADNOC ha l’ambizione di voler “soddisfare la domanda energetica globale” e, per farlo, gli Emirati puntano ad avere una maggiore indipendenza dai produttori di petrolio regionali. In tal senso si comprende meglio la scelta di Abu Dhabi di uscire dall’OPEC e dall’OPEC+.

La decisione degli Emirati Arabi Uniti di ritirarsi dall’OPEC e dall’OPEC+ è stata una scelta sovrana e strategica basata su una valutazione complessiva della propria politica di produzione e delle capacità future“, ha dichiarato nel corso del fine settimana il Ministro dell’Energia degli EAU, Suhail Al Mazrouei, in un post su X. Mazrouei ha spiegato che la scelta non è guidata da considerazioni politiche, né riflette alcuna divisione tra gli EAU e i suoi partner.

Dal punto di vista geopolitico, il secondo oleodotto riduce almeno in parte il margine di manovra di Teheran su Hormuz e la possibilità di utilizzare il canale come strumento di pressione contro gli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, non elimina il rischio: anche Fujairah può diventare facilmente oggetto di attacchi, come già è accaduto.

Attacco vicino alla centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti

Secondo gli Emirati Arabi Uniti, l’incendio scoppiato domenica 17 maggio vicino alla centrale nucleare di Barakah, l’unica della regione, sarebbe da attribuire a un drone lanciato dall’Iran o da uno dei suoi proxy.

Gli Emirati hanno definito l’attacco una “pericolosa escalation”. L’incendio è avvenuto appena fuori dalla centrale e non ha causato feriti né allarmi. L’autorità di regolamentazione nucleare statale ha dichiarato che non ci sarebbe stata alcuna perdita radioattiva né rischi per la popolazione.

Il Ministero della Difesa degli EAU ha affermato che nello stesso giorno tre droni hanno preso di mira il Paese. Due di questi sono stati abbattuti ma il terzo ha colpito il perimetro della centrale di Barakah, spingendo le forze militari a dichiarare lo stato di massima allerta.

Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità degli attacchi ma, già prima di questo episodio, Abu Dhabi aveva accusato l’Iran di aver preso di mira le proprie infrastrutture energetiche. Anche altri Stati della regione, tra cui l’Arabia Saudita e l’Oman, hanno condannato l’attacco, mentre il Direttore Generale dell’AIEA, Rafael Mariano Grossi, ha espresso “grave preoccupazione” per l’incidente.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.