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Lo scudo dell’energia pulita sulle bollette: quali sono i paesi europei più protetti?

Investire in nuovi impianti rinnovabili significa rendersi meno sensibili agli shock energetici. Lo dimostra la stessa Europa e sei paesi in particolare

Lo scudo dell’energia pulita sulle bollette: quali sono i paesi europei più protetti?
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Con le rinnovabili fino a 5,8 mld di euro di risparmi in bolletta

L’Unione europea è oggi più preparata nei confronti della crisi energetica di quanto lo fosse nel 2022. In termini di effetti sulla spesa, la differenza tra il conflitto in Medio Oriente e quello innescato dalla Russia in Ucraina si conta su ogni MW di nuovi impianti rinnovabili installato in questi quattro anni. In altre parole, l’energia pulita fornisce uno scudo contro i rincari, permettendo di risparmiare sulle bollette.

A dimostrarlo è la nuova analisi CREA (il Centro di ricerca sull’energia e l’aria pulita), curata da Vaibhav Raghunandan e Panda Rushwood. Lo studio mostra come nel 2025 ogni aumento di 1 euro/MWh del prezzo del gas abbia comportato un rincaro dell’elettricità di soli 0,37 euro/MWh, segnando una riduzione della sensibilità del mercato dell’8% rispetto al 2022. Questo disaccoppiamento è il risultato diretto degli investimenti negli impianti eolici e fotovoltaici, la cui quota nella produzione elettrica nel Blocco è cresciuta del 14% in soli tre anni.

In base ai dati registrati nel 2025 su domanda e produzione elettrica, l’UE potrebbe risparmiare sulle bollette circa 5,8 miliardi di euro nel 2026 grazie alla sostituzione del gas con le energie pulite. Risparmio che sarebbe persino più consistente – scrivono Raghunandan e Rushwood – se il meccanismo di determinazione dei prezzi marginali non rendesse il carburante fossile ancora così determinante in molti mercati nazionali.

Non a caso, tra le risposte nazionali alla crisi energetica c’è anche chi – la Gran Bretagna – ha ideato un meccanismo per spezzare la correlazione tra FER e gas.

Quali sono i paesi europei più protetti dalla crisi?

Il “risparmio sulle bollette”, tuttavia, non appare uniforme in tutto il continente. I consumatori di Danimarca, Finlandia, Svezia e Slovacchia – i paesi con il mix energetico più pulito – risultano più protetti. Svincolando le loro stime dal dato complessivo, emerge come questi paesi potrebbero evitare fino a 8,5 miliardi di euro quest’anno. In particolare, la Svezia rappresenta il modello d’eccellenza: con il 99% di produzione da fonti rinnovabili, il suo mercato elettrico è quasi immune agli shock del gas.

Bene anche Spagna e Portogallo, paesi che hanno investito in questi anni in un profondo cambiamento, armonizzando i prezzi e intervenendo sulle normative del Mercato Elettrico Iberico (MIBEL). Non solo. Qui le rinnovabili sono cresciute del 21% nel 2025 rispetto al 2022, trainate in particolar modo dall’aumento (+74%) dell’energia solare. Basti pensare che lo scorso anno il fotovoltaico da solo ha contribuito per quasi un quinto alla produzione totale di energia elettrica, eguagliando il gas. Nello stesso periodo, la sensibilità dei due paesi agli shock dei prezzi del gas è diminuita del 53%. Nel 2025, per ogni aumento di 1 euro del prezzo del gas, la zona di produzione congiunta di Spagna e Portogallo ha registrato un aumento di 0,089 euro per MWh, il terzo più basso del blocco.

Lo scudo dell’energia pulita sulle bollette: quali sono i paesi europei più protetti?
Credits: CREA

Al contrario, gli Stati ancora fortemente dipendenti dai carburanti fossili come Italia, Polonia, Grecia, Estonia e Paesi Bassi stanno vedendo benefici decisamente inferiori. Uno scenario ben evidente nel Belpaese dove, anche in assenza di una crisi energetica, i prezzi dell’energia rimangono i più cari d’Europa e dove il gas possiede ancora una quota tra il 42% e il 45% del mix energetico. E dove manca tuttora una risposta strutturale al caro prezzi.

In questo contesto, la Polonia rappresenta un’altra anomalia rispetto al trend generale dell’UE. Pur registrando una crescita significativa nell’energia pulita (+48% su base annua dal 2022) ha mantenuto una sensibilità ai prezzi del gas relativamente più elevata rispetto al 2022. “Una delle ragioni principali – spiegano gli analisti – è la rinnovata spinta verso la produzione di energia elettrica a gas per sostituire e ridurre il carbone, che rimane essenziale per oltre la metà della produzione totale di elettricità del paese”.

“In sintesi – chiosa il CREA – la capacità delle energie pulite di ridurre la sensibilità ai prezzi è massima solo quando queste detengono la quota maggiore della produzione e costituiscono il carico di base, soppiantando definitivamente il gas come fattore determinante del prezzo di mercato”.

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