Crescono i timori per l'offerta di petrolio.

Non si placano i timori per la sicurezza dell’approvvigionamento di petrolio
Le ultime notizie sulla guerra in Iran riferiscono di una crescente preoccupazione sull’offerta di petrolio a causa dell’inasprirsi delle tensioni in Medio Oriente. Secondo gli analisti, la sosta nella guerra in Iran appare più simile a una pausa momentanea che un segnale di de-escalation. L’ottimismo dei mercati, pertanto, non riflette la situazione sul campo.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia sta monitorando da vicino la situazione dei mercati petroliferi. Le ostilità interessano lo Stretto di Hormuz e le infrastrutture energetiche della regione, alimentano i timori per la sicurezza dell’approvvigionamento e contribuiscono ad aumentare l’incertezza sulle prospettive di mercato. A questi timori, spiega Agenzia Internazionale dell’Energia nell’aggiornamento del 27 luglio, si aggiungono i rischi legati alla navigazione nello Stretto di Bab el-Mandeb, una rotta alternativa sempre più rilevante per evitare Hormuz.
Continua la tensione dei mercati dei prodotti petroliferi raffinati, inclusi gasolio e benzina
Il Direttore dell’AIE, Fatih Birol, ha sottolineato che, per il momento, i mercati del greggio e del gas hanno continuato a beneficiare di diversi fattori di attenuazione. Tuttavia, Birol ha sottolineato che non ci può essere alcuna sicurezza sull’offerta di petrolifera nel mezzo dell’escalation. L’attività di raffinazione e le forniture di prodotti non sono aumentate quanto le consegne di greggio, il che significa che i mercati dei prodotti petroliferi raffinati, inclusi gasolio e benzina, sono notevolmente più in difficoltà rispetto a quelli del greggio. In definitiva, con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso ci sarà ulteriore deterioramento delle condizioni in cui versa la sicurezza energetica globale.
Le prospettive sul lungo periodo sono ancora molto incerte. Secondo Reuters che cita fonti dirette, l’OPEC+ da dopo settembre potrebbe sospendere i graduali aumenti della produzione di petrolio per il resto del 2026, poiché sarebbero necessari ulteriori colloqui prima di decidere le quote di produzione per il 2027.
Per quanto riguarda il gas naturale, gran parte delle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) andate perdute a causa delle interruzioni a Hormuz è stata compensata dai flussi di GNL provenienti da altri mercati, in primo luogo dagli Stati Uniti. Tuttavia, ulteriori ritardi nel ripristino delle esportazioni dal Golfo rischiano di mantenere i mercati globali del GNL più tesi e più a lungo, ha avvertito ancora Birol.
Ultime notizie sulla guerra in Iran e come interpretare la pausa delle ostilità
I prezzi del petrolio stanno continuando a scendere dopo lo stop ai raid aerei da parte di Trump. I mercati, infatti, hanno reagendo positivamente e il Brent è calato del 6-7%, ma sul terreno la situazione non sembra cambiata. Hormuz resta di fatto bloccato, il dispiegamento di forze statunitensi nella regione e i movimenti iraniani proseguono. Ancora, il quadrante Penisola Arabica-Bab el-Mandeb resta turbolento per via del confronto con gli Houthi. Trump ha avvertito che i raid statunitensi riprenderanno in caso di fallimento dei negoziati.
Intanto, l‘Oman ha presentato all’Iran un piano sostenuto dagli Stati del Golfo per la gestione dello Stretto di Hormuz, che comprenderebbe la riscossione di contributi volontari per il transito, secondo quanto riferito a Reuters da una fonte del Golfo e da un diplomatico occidentale.
“Senza novità, la pausa nel conflitto delle ultime ore, pertanto, non anticipa probabilmente la soluzione della crisi, ma una fase di calcolo, forse addirittura di stress test e di rassegna degli attori in campo. – spiega Beniamino Franceschini, docente di geopolitica presso la SSML di Pisa e vicepresidente del Caffè Geopolitico – Non è un caso che al momento il coinvolgimento israeliano sia circoscritto e che fonti giornalistiche riportino di operazioni aeree (non confermate) di Bahrein e Kuwait contro obiettivi iraniani con il supporto degli Emirati Arabi Uniti. Gli equilibri sono ancora fragili e l’ottimismo dei mercati non è conseguenza del contesto militare“.












