Secondo lo Scenario di Transizione Economica di BloombergNEF, nel 2035 il valore degli scambi di BEV e batterie salirà a 880 miliardi di dollari, quando nel 2024 era di 234 miliardi

Valore scambi batterie e BEV, entro il 2035 il mercato salirà in modo vertiginoso
Il numero di auto elettriche a livello mondiale è destinato a salire. Lo testimoniano i numeri delle ultime analisi sulle immatricolazioni, tanto che anche il valore degli scambi di veicoli elettrici e batterie è più che triplicato negli ultimi anni. Nel 2035 dovrebbe raggiungere i 880 miliardi di dollari rispetto i 234 miliardi del 2024. A fornire questa ipotesi di crescita è lo Scenario di Transizione Economica di BloombergNEF, secondo cui l’accelerazione non è il frutto delle nuove politiche climatiche, ma del calo strutturale dei costi delle tecnologie collegati alla produzione.
Valore scambi batterie, endotermico in retromarcia
Mentre l’elettrico scala le classifiche di vendita, il commercio globale di veicoli a combustione interna imbocca la corsia opposta. Infatti, entro il 2035 il valore degli scambi scenderà a 340 miliardi di dollari, con un calo del 39% rispetto ai livelli del 2024. Il dato segnala un cambio di paradigma industriale. Il commercio internazionale dell’auto, tradizionalmente dominato dall’endotermico, sta virando verso una filiera che integra veicolo, batteria, componentistica elettronica e materie prime critiche.
Fossili: stabili oggi, in declino domani
Intanto il commercio globale di combustibili fossili – trainato da petrolio greggio e derivati – continua ad essere imponente, intorno ai 3.000 miliardi di dollari fino al 2030, per poi entrare in un declino strutturale fino al 2050 nello scenario di transizione economica. Il gas naturale crescerà nel periodo, ma non compenserà la diminuzione drastica della domanda di petrolio in termini di valore complessivo.
Eppure, i fossili continueranno a rappresentare oltre la metà dei flussi energetici globali per buona parte dell’orizzonte analizzato. Solo nello Scenario Net Zero di BNEF – che prevede politiche allineate alla neutralità climatica entro il 2050 – il commercio fossile scenderebbe sotto i 1.000 miliardi di dollari già entro il 2040.

Cina e Stati Uniti: due traiettorie divergenti
Il riassetto del commercio energetico globale sta ridisegnando anche gli equilibri geopolitici. Oggi la Cina è il maggiore esportatore mondiale di tecnologie pulite. Secondo BNEF, manterrà almeno un terzo delle esportazioni globali di energia pulita fino al 2050.
L’espansione delle esportazioni di BEV, unita alla crescente elettrificazione interna, consentirà al Paese di trasformare l’attuale deficit commerciale energetico – 266 miliardi di dollari nel 2024 – in un surplus entro la fine degli anni ’30.
Non è solo una questione di volumi: la Cina ha integrato verticalmente la catena del valore delle batterie, dalle materie prime alla produzione di celle e moduli, consolidando un vantaggio competitivo difficilmente colmabile nel breve periodo.
Gli Stati Uniti perdono terreno nella bilancia energetica
Gli Stati Uniti sono oggi importatori netti dei 28 beni energetici analizzati nel rapporto, ma in misura più contenuta grazie alle forti esportazioni di petrolio e gas. Con la progressiva transizione energetica, tuttavia, le esportazioni fossili si stabilizzano e poi si riducono, mentre aumentano le importazioni di prodotti clean-tech. Il risultato? Una bilancia commerciale energetica stabilmente negativa, attorno ai 130 miliardi di dollari fino al 2050. Il rischio, per Washington, è di passare da esportatore energetico dominante a importatore netto di tecnologie strategiche.
Europa: meno petrolio, più elettrico
Per l’Unione Europea il quadro è intermedio. Il deficit commerciale legato all’energia si ridurrà del 29% entro il 2035, grazie soprattutto a minori importazioni di greggio e a una maggiore capacità di esportare veicoli elettrici. Ma la competizione con la Cina sui mercati globali dell’auto elettrica sarà sempre più intensa. L’industria europea dovrà giocare la partita sull’innovazione tecnologica, la capacità produttiva di batterie, le filiere locali resilienti e l’accesso alle materie prime critiche.












