
di Gabriele Melluso, Presidente nazionale Assoutenti, e Ciro Acampora, Presidente nazionale ANVEL – Associazione Nazionale Veicoli Elettrici
Guida per i consumatori
Una delle principali domande che i consumatori ci pongono quando valutano l’acquisto di un’auto elettrica riguarda la durata della batteria e i costi di una sua eventuale sostituzione. È un timore comprensibile, alimentato da anni di paragoni impropri con smartphone e dispositivi elettronici di uso quotidiano, le cui batterie tendono a degradarsi rapidamente.
Ma questo parallelismo, dal punto di vista del consumatore, è fuorviante.
Le batterie dei veicoli elettrici non sono paragonabili a quelle di un telefono: sono progettate per durare a lungo, lavorano con sofisticati sistemi di gestione elettronica e termica, hanno ampi margini di sicurezza e sono pensate per affrontare centinaia di migliaia di chilometri.
A confermare questa realtà arrivano oggi dati concreti, non più solo dichiarazioni dei costruttori. Un’analisi empirica condotta nel Regno Unito dal rivenditore specializzato RSEV, che opera nel noleggio a lungo termine di veicoli elettrici, ha analizzato oltre 300 auto elettriche restituite a fine contratto. Il risultato è chiaro: dopo circa 145.000 km le batterie conservano in media il 90% della capacità originaria.
Un dato estremamente rilevante per i consumatori, perché dimostra che il decadimento reale delle batterie è molto più contenuto rispetto alla percezione comune e che l’auto elettrica è perfettamente compatibile con percorrenze medio-alte, anche nell’ottica dell’usato.
Naturalmente, la durata di una batteria dipende da alcuni fattori chiave, oggi ben noti:
- una prevalenza di ricariche in corrente alternata (AC) rispetto alla ricarica rapida in DC;
- l’utilizzo abituale del veicolo nel range di carica 20%-80%;
- la riduzione degli stress termici;
- l’impiego di sistemi di preriscaldamento della batteria prima delle ricariche veloci.
Nel complesso, però, i dati ci dicono che un’auto elettrica può superare senza problemi i 150.000–200.000 km senza sostituire il pacco batterie, offrendo una prospettiva di affidabilità che tutela il consumatore anche nel medio-lungo periodo.
Ma cosa accade, nello stesso arco di chilometraggio, a un’auto a combustione interna?
Dopo i 150.000 km, un veicolo tradizionale inizia generalmente a mostrare in modo più evidente gli effetti dell’usura meccanica: accumulo di residui nel sistema di alimentazione, incrostazioni, filtri intasati, iniettori meno efficienti, componenti soggetti a deterioramento continuo. Tutto questo si traduce in:
- aumento dei consumi di carburante;
- perdita di efficienza e prestazioni;
- incremento delle emissioni nocive.
Per mantenere livelli accettabili di funzionamento diventano necessari interventi di manutenzione sempre più frequenti e costosi: cambi d’olio, filtri, candele, cinghie, frizioni, iniettori, valvole e componenti ausiliari. Costi che, sommati nel tempo, incidono in modo significativo sul bilancio complessivo dell’auto.
È qui che il consumatore deve fare una riflessione fondamentale: il prezzo di acquisto di un’auto a combustione è solo l’inizio. Il vero costo emerge nel tempo, sotto forma di manutenzione ordinaria e straordinaria, consumi crescenti e impatti ambientali sempre più rilevanti.
L’auto elettrica, al contrario, riduce drasticamente la complessità meccanica, abbassa i costi di manutenzione, elimina le emissioni locali e offre una maggiore prevedibilità dei costi nel lungo periodo. Un aspetto centrale per le famiglie, i lavoratori e tutti quei consumatori che hanno bisogno di certezze, non di sorprese.
Per questo, come Assoutenti, riteniamo che la mobilità elettrica rappresenti oggi una scelta tecnologicamente matura, economicamente più trasparente e coerente con una mobilità davvero sostenibile, capace di tutelare sia l’ambiente sia i diritti dei consumatori.
Una transizione che va accompagnata, informata e governata, ma che non può più essere frenata da timori non supportati dai dati.













