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Agricoltura su pellicola: la risposta giapponese alle sfide della sicurezza alimentare

Analisi delle innovazioni tecnologiche di coltivazione fuori suolo, promosse in particolare dal Giappone come risposta alle criticità sistematiche legate alla produzione di alimenti sicuri

Agricoltura su pellicola: la risposta giapponese alle sfide della sicurezza alimentare

L’industria alimentare globale si trova oggi ad affrontare una convergenza di criticità che mettono sotto pressione l’intero sistema agroalimentare, dalla produzione primaria fino al consumo finale. La crescita demografica, l’urbanizzazione accelerata, la riduzione delle superfici agricole disponibili e l’impatto del cambiamento climatico stanno alterando profondamente i modelli tradizionali di produzione agricola. A queste dinamiche si sommano problematiche di natura chimica e microbiologica legate alla sicurezza degli alimenti, come la contaminazione da metalli pesanti, nitrati, pesticidi, micotossine e patogeni emergenti, nonché l’aumento della resistenza antimicrobica associata all’uso intensivo di input chimici.

Dal punto di vista della sicurezza alimentare, è ormai sempre più evidente la necessità di attivare dei sistemi produttivi in grado di garantire rese stabili, tracciabilità delle materie prime e un controllo rigoroso delle variabili ambientali che influenzano la qualità e la sicurezza degli alimenti. L’agricoltura convenzionale in suolo, pur avendo raggiunto elevati livelli di efficienza, mostra limiti strutturali innegabili, soprattutto in contesti caratterizzati da scarsità idrica, salinizzazione dei terreni, contaminazione chimica diffusa e instabilità climatica. 

In questo articolo, andremo ad analizzare insieme le innovazioni tecnologiche di coltivazione fuori suolo, promosse in particolare dal Giappone come risposta alle criticità sistematiche legate alla produzione di alimenti sicuri.

Pellicole come campi di grano: la tecnologia IMEC giapponese

Che la sicurezza alimentare abbiamo saputo rinnovarsi nel corso degli anni, per rispondere concretamente alle sfide del futuro è un dato più che consolidato. Che queste risposte siano arrivate molto spesso, ma non solo, dal mercato asiatico è un altro dato di fatto. Il Giappone, che negli ultimi decenni ha visto un vero e proprio exploit tecnologico, ha saputo trovare il suo spazio nel settore alimentare, fornendo strumenti innovativi che seguono la direzione di cambiamento sostenibile e green.

In questo contesto di colloca la pellicola IMEC (Ion-exchange Membrane for Electrochemical Cultivation), 100% made in Giappone, come soluzione radicalmente diversa rispetto all’idroponica e all’aeroponica tradizionali. Per gli addetti ai lavori, probabilmente questo nome non suonerà nuovo: ne abbiamo sentito parlare già nei primi anni Dieci del Duemila, ma gli ultimi quindici anni sono serviti a commettere errori che hanno portato al perfezionamento della tecnologia. 

Al centro di tutto il sistema si trova una pellicola, vale a dire una membrana polimerica semipermeabile, progettata per consentire il passaggio selettivo di acqua e ioni nutrienti verso l’apparato radicale delle piante, bloccando al contempo microrganismi, particolato e sostanze indesiderate.

Dal punto di vista chimico, il funzionamento della pellicola IMEC è molto affascinante: è costituita da un polimero funzionalizzato con gruppi ionici in grado di modulare il trasporto di cationi e anioni essenziali, come nitrato, ammonio, potassio, calcio e magnesio: non è una lista della spesa, ma l’insieme di elementi che aiutano a sostenere i processi fisiologici e biochimici fondamentali della pianta, determinando resa, qualità e sicurezza del prodotto finale. Le radici della pianta, quindi, non sono immerse direttamente nell’acqua, ma crescono sulla superficie della membrana, assorbendo solo ciò che è chimicamente disponibile e biologicamente necessario, nonché sicuro.

Se il Giappone ha scelto di investire così tanti anni nell’implementazione di questa tecnologia è perché presenta dei vantaggi rilevanti per la sicurezza alimentare. In primo luogo, l’assenza di contatto diretto con il suolo elimina il rischio di contaminazione da patogeni tellurici, metalli pesanti e residui persistenti di agrofarmaci. In secondo luogo, la barriera fisica della membrana riduce drasticamente la carica microbica associata all’apparato radicale, limitando la possibilità di trasferimento di microrganismi patogeni alla parte edibile della pianta.

Dal punto di vista chimico, inoltre, un aspetto particolarmente rilevante è la possibilità di modulare con precisione il profilo nutrizionale del prodotto finale. La gestione fine degli ioni disponibili consente di controllare l’accumulo di nitrati nelle verdure a foglia, un parametro critico per la sicurezza del consumatore e per la conformità alle normative europee (si veda per esempio il Regolamento (UE) 2023/2108 della Commissione su nitriti e nitrati). Inoltre, la ridotta disponibilità idrica induce una moderata condizione di stress osmotico che può favorire la sintesi di metaboliti secondari, come polifenoli e vitamine, senza compromettere la sicurezza microbiologica.

In alter parole, la sicurezza intrinseca della tecnologia IMEC è rafforzata anche dalla semplicità del sistema. L’assenza di substrati organici riduce il rischio di proliferazione fungina e la formazione di biofilm. Dal punto di vista regolatorio, questo tipo di coltivazione si presta a essere facilmente integrato in sistemi di autocontrollo HACCP, grazie alla riduzione dei punti critici e alla maggiore prevedibilità del processo produttivo.

Innovazione giapponese e normative UE: scontro o complicità? 

Anche se si tratta di una tecnologia piuttosto recente, le applicazioni della pellicola IMEC sono già visibili in diversi contesti produttivi, in particolare nelle coltivazioni di ortaggi a foglia ed erbe aromatiche destinati sia al mercato fresco sia alla ristorazione collettiva. La possibilità di produrre alimenti in ambienti chiusi, anche in aree urbane o in regioni con suoli contaminati o climaticamente ostili, apre scenari concreti per il rafforzamento della sicurezza alimentare locale, in linea con gli obiettivi promossi dalla strategia europea “Farm to Fork”

Infatti, sebbene questa innovazione arrivi dal mercato asiatico, la pellicola IMEC si presta a essere diffusa nella filiera europea, non solo in armonia con le normative in vigore, ma addirittura agevolandone l’applicazione. Per esempio, dal punto di vista industriale, la standardizzazione della coltivazione attraverso pellicola consente di ottenere lotti omogenei per qualità chimica e microbiologica, facilitando i controlli analitici e la conformità ai requisiti di autocontrollo previsti dal Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari.

Non meno rilevante, poi, è la gestione del rischio chimico. La coltivazione su pellicola permette un controllo estremamente preciso dell’apporto di azoto, riducendo l’accumulo di nitrati nelle verdure a foglia, che ricordiamo essere uno dei parametri monitorati dal Regolamento (UE) 2023/915 relativo ai tenori massimi di alcuni contaminanti negli alimenti. Allo stesso modo, si riduce in modo significativo pure la necessità di fitofarmaci, facilitando il rispetto dei limiti massimi di residui (LMR) stabiliti dal Regolamento (CE) n. 396/2005.

Per quanto riguarda il rischio microbiologico, la tecnologia IMEC si integra efficacemente con i principi dell’analisi del rischio microbiologico promossi dall’EFSA. La riduzione dei punti di contatto tra alimento, acqua e substrati potenzialmente contaminati consente una gestione più semplice dei prerequisiti igienici e una diminuzione della probabilità di contaminazione crociata. Questo aspetto assume particolare importanza per i prodotti pronti al consumo, come i prodotti di IV gamma (per esempio le insalate in busta), frequentemente coinvolti in allerte alimentari a livello europeo.È evidente, quindi, come per il consumatore finale l’impatto di questa tecnologia si traduca in alimenti con un profilo di rischio ridotto, una maggiore costanza qualitativa e una tracciabilità più trasparente. In un contesto regolatorio comunitario sempre più orientato alla prevenzione del rischio e alla responsabilizzazione dell’operatore del settore alimentare, la coltivazione su pellicola rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa tradursi in un miglioramento misurabile della sicurezza alimentare lungo l’intera filiera.

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About Author / Daniela Maurizi

Chimica con specializzazione post-lauream alla De Montford University di Leicester (UK) advisor in materia di Sicurezza Alimentare, Amministratore delegato di Gruppo Maurizi e già Segretario della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici. La dott.ssa Maurizi segue, con la sua azienda, la sicurezza alimentare nei settori della produzione, commercializzazione e somministrazione degli alimenti, svolge attività di ricerca e sviluppo in laboratorio sulla chimica degli alimenti in collaborazione con università ed enti. Segue la legislazione alimentare ed è relatrice in convegni istituzionali sul tema, è docente in master e corsi professionali dedicati alla sicurezza alimentare. E’ autrice di libri per gli addetti ai lavori (" Il fai da te della Spesa sana e sicura" “Etichettatura alimentare e informazione ai consumatori”, “Prodotti vegan, vegetariani e da agricoltura biologica”, “La redazione del Food Safety Plan”), nel tempo libero cura un blog (www.danielamaurizi.it) e un podcast (https://rss.com/it/podcasts/danielamaurizi/) sulla sicurezza alimentare. L’obiettivo del suo lavoro è fornire una verità scientifica sui temi della sicurezza alimentare per rendere consapevole il consumatore, senza creare allarmismi