Bike sharing in Italia, in bici per uscire dal lockdown

Quello delle 2 ruote dolci è il servizio di mobilità condivisa che ha registrato la crescita più marcata nell’ultimo periodo. A Brescia il primato per la percentuale di utilizzo nelle 24 ore.

Bike sharing in Italia

Il report dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility sul bike sharing in Italia

(Rinnovabili.it) – Tutti in sella per tornare a spostarsi in città dopo il lockdown in sicurezza (sotto il profilo sanitario) e in maniera rispettosa per l’ambiente. Quello che sembrava solo l’augurio del Governo, sotto la spinta del nuovo bonus mobilità, è in realtà un trend vero e proprio. Lo dimostrano i numeri sul bike sharing in Italia, forniti oggi dall’Osservatorio sulla Sharing Mobility. L’organismo, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con i Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, ha analizzato le attività di condivisione bici avviate nel Belpaese. E ha scattato una dettagliata fotografia di come funziona, a livello nazionale, il mondo delle due ruote a noleggio.

Il bike sharing in Italia può contare su 39 servizi attivi (6 in più del 2018) in 31 città, con una flotta ben 35mila bici. Di queste il 15 per cento (circa 5.400) sono elettriche. A crescere non è solo l’offerta ma anche la domanda: nell’ultimo anno sono aumentate del 60 per cento le iscrizioni dei cittadini. 

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I dati del rapporto annuale sul bikesharing – ha sottolineato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – ci confortano perché dimostrano che le città italiane stanno rapidamente evolvendosi verso un modello di green city che vede la mobilità condivisa al centro del progetto”.

Il bike sharing tra free-floting, stazione fisse e sistemi ibridi

Lo studio entra nel dettaglio, differenziando i modelli operativi in “free-floating”, cioè a flusso libero e “station-based”, ossia con stazioni definite per la riconsegna dei mezzi. Nel primo caso si registrano per lo più noleggi brevi sia per durata che per percorrenza (il 73% è inferiore ai 500 metri); per il secondo, invece, gli spostamenti si assestano in media tra 1 e 2 km e il 60% dei noleggi dura tra i 6 e i 20 minuti. I due modelli si discostano anche in termini di abitudini di utilizzo per giorno della settimana ed orario: il free-floating cresce nel weekend mentre lo station-based è più frequente negli orari di picco (tra le 8 e le 10 del mattino e tra le 17 e le 19).

È in arrivo ora anche un sistema flessibile. Nextbike lancerà, infatti, ad ottobre il primo sistema di bike sharing composto da un mix di biciclette elettriche e muscolari in un sistema ibrido, che comprende stazioni fisiche e virtuali.

Sarà importante – continua Ronchi – nei prossimi mesi e nei prossimi anni estendere questo modello virtuoso di mobilità anche nelle città italiane del centro sud che potranno certamente replicare con successo quanto il bikesharing ha dimostrato nelle città del centro nord”.

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1 commento

  1. Per abbattere gli alti livelli di inquinamento bisogna ricorrere a soluzioni sostenibili che incontrino i bisogni di tutti, ma non è sempre facile diffondere il messaggio ecologista tra le fasce più riluttanti. I dati forniti in questo articolo danno molta speranza per il futuro e dimostrano che si sta diffondendo una maggiore consapevolezza tra gli italiani. Sicuramente il lock-down ha spinto le persone a cercare l’aria aperta, che era tanto mancata, e a sfruttare tutti i servizi e gli incentivi proposti per godere della natura e delle città in modo diverso. Aver provato il bike sharing e aver visto i benefici ambientali dello stop dei trasporti inquinati, potrebbe essere il punto decisivo di svolta.

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