Modello RSE: a Milano la ricarica dei veicoli elettrici si adatta al futuro

Inaugurata quest’estate, presso la sede della società, un’infrastruttura di ricarica auto sperimentale in grado di ottimizzare il servizio sia rispetto le esigenze dell’utente che quelle della rete. Obiettivo: portare avanti l’impegno aziendale nel settore della mobilità sostenibile e testare sul campo soluzioni innovative di gestione

ricarica dei veicoli elettrici

(Rinnovabili.it) – Il futuro della mobilità sostenibile? Cercatelo a Milano, presso la sede di RSE – Ricerca Sistema Energetico. Qui lo scorso 21 luglio, è stata inaugurata una delle più innovative infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici del Paese. Un’area sperimentale composta da colonnine di differenti produttori e un sistema di ottimizzazione del servizio, unico nel suo genere. Ventiquattro postazioni e un cervello centrale che serviranno non solo a “fare il pieno” alle 25 auto elettriche della flotta RSE ma anche a testare un nuovo modello di ricarica. L’obiettivo della società è fare ricerca sul campo utilizzando i dati reali dei rifornimenti effettuati nel sito, per capire come integrare le ricariche e offrire servizi al sistema elettrico nazionale. 

L’area sperimentale è parte di un progetto più ampio che, se da un lato intende valutare la fattibilità e la convenienza dell’elettrificazione del parco auto aziendale, dall’altro mira a dimostrare le potenzialità dell’aggregazione degli impianti di ricarica, valorizzando la flessibilità intrinseca delle batterie auto. Un’iniziativa perfettamente nelle corde di RSE, che da sempre lavora per accelerare sperimentazione e innovazione nello sviluppo energetico nazionale, aggregando competenze e tecnologie.

Non solo. Come ha spiegato Maurizio Delfanti, Amministratore Delegato di RSE, l’obiettivo è anche “favorire l’evoluzione verso la mobilità elettrica di tutte le persone che gravitano su RSE a partire da chi vi lavora”. “Alcuni nostri collaboratori – ha sottolineato Delfanti – hanno già scelto di passare all’auto elettrica per effetto delle nostre misure di policy. Per esempio permetteremo la ricarica gratuita per la percorrenza casa-lavoro, e un costo molto ridotto per la rimanente percorrenza”. 

La mobilità “con la spina” negli obiettivi nazionali 2030

Il progetto di RSE risponde ad una precisa esigenza. La transizione ecologica intrapresa dall’Italia pone oggi diversi obiettivi sfidanti. A partire dalla progressiva penetrazione delle energie rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi che richiederanno necessariamente un aumento della flessibilità per il sistema energetico nazionale. In tale contesto l’e-mobility possiede potenzialità interessanti. I veicoli elettrici possono, infatti, essere considerati come una sorta di batterie su ruote e la loro capacità d’accumulo può venir messa al servizio della rete attraverso una serie di soluzioni tecnologiche. 

È lo stesso PNIEC, il Piano nazionale Integrato Energia e Clima, a riconoscerne tale ruolo. Il testo pubblicato a gennaio 2020 – attualmente in fase di aggiornamento per allinearlo ai nuovi target UE 2030 – prevede un importante contributo da parte dei mezzi elettrici e ibridi elettrici plug-in all’integrazione della produzione energetica rinnovabile. Nel dettaglio le stime governative si aspettano “una particolare efficacia degli investimenti in questa tipologia di veicoli tra 5-7 anni, con una diffusione complessiva di quasi 6 milioni di veicoli ad alimentazione elettrica al 2030 di cui circa 4 milioni di veicoli elettrici puri (BEV)”. Oggi a titolo di confronto, risultano circolanti sulle strade italiane, circa 100mila auto elettriche pure e oltre 97mila ibride ricaricabili. E tali previsioni potrebbero presto essere riviste al rialzo con il nuovo PNIEC, superando i 5 milioni di BEV. Questo significherebbe teoricamente ben 500 GWh d’accumulo disponibile per servizi al sistema sotto forma di flessibilità dei consumi o addirittura di storage bidirezionale (V2G)

Il contesto regolatorio nazionale sta rapidamente evolvendo per accogliere anche queste possibilità. Si va dalla delibera ARERA 300/2017 che ha permesso per la prima volta alle piccole realtà (unità di generazione, consumo e accumulo) di partecipare ai servizi di dispacciamento in forma aggregata, alla 109/2021 che tratta l’energia prelevata dalla rete per ricaricare i sistemi di storage, come energia elettrica negativa (quindi priva di oneri di rete e di sistema). Ma il quadro normativo ha bisogno ancora di essere affinato e completato e la sperimentazione e la ricerca di questi anni hanno un ruolo decisivo anche per orientare le future misure.

Modello RSE nella ricarica dei veicoli elettrici

Uno degli obiettivi della sperimentazione condotta da RSE è aggregare la flessibilità offerta dalle auto elettriche per fornire alla rete servizi di bilanciamento, di riserva terziaria, di risoluzione delle congestioni o di regolazione della frequenza. Per questo motivo l’infrastruttura realizzata vanta un approccio olistico. L’area inaugurata a Milano conta 24 punti di ricarica con potenze fino a 22 kW, realizzate da 5 produttori diversi: Be Charge, Calbatt, Fimer, Scame, S&H. A ciò si aggiungono altre 3 colonnine presso la sede di Piacenza, alcune future wallbox domestiche installate presso le abitazioni di dipendenti selezionati, e due impianti V2G, ossia di ricarica bidirezionale, già esistenti nella sede milanese. 

Un sistema di ottimizzazione delle ricariche (Customer Energy Manager) gestirà il funzionamento delle colonnine aziendali in maniera da adattare il servizio alle esigenze dell’utente. Un controllore dell’infrastrutture di ricarica (CIR) scambierà in tempo reale i dati tra i punti di ricarica (in sede e domestici), l’operatore della rete di distribuzione (DSO) e l’aggregatore. Quest’ultimo ha il compito di elaborare i dati, compresi quelli provenienti anche da DSO, Terna e mercato dell’energia per offrire flessibilità al sistema elettrico nazionale, quando richiesto, sia a scendere che a salire.

RSE intende valutare sia le potenzialità derivanti dall’aggregazione dei processi di ricarica, gestiti con algoritmi innovativi, sia la sinergia tra la ricarica in azienda e quella domestica, sfruttando anche le ultime novità introdotte dalla delibera 541/202o di ARERA. L’Autority ha infatti avviato un’iniziativa sperimentale tesa a sfruttare le potenzialità dei misuratori elettronici residenziali al fine di offrire ai veicoli elettrici una maggiore disponibilità di potenza prelevabile nella fascia oraria notturna/festiva.

Ovviamente il progetto analizzerà anche la fattibilità e la convenienza di elettrificare la flotta aziendale, per ottenere benefici sia sul fronte economico che su quello ambientale. “Il settore delle flotte aziendali rappresenta un promettente campo d’azione per l’elettrificazione della mobilità”, ha affermato Delfanti. “L’evoluzione tecnologica dei sistemi di accumulo ha portato negli ultimi anni a un sensibile incremento della capacità delle batterie dei veicoli elettrici, che si attesta oggi a 40-60 kWh per auto di media taglia, corrispondenti a 250-350 km di autonomia. Salvo casi specifici, tali autonomie sono perfettamente in grado di soddisfare le esigenze di percorrenza quotidiana delle auto di servizio, sia delle aziende private sia delle Pubbliche Amministrazioni”.

“Guardiamo con grande interesse a questa esperienza di RSE perché va nella direzione che come regolatore abbiamo indicato, ossia quello dei consumi intelligenti”, ha commentato Stefano Saglia, componente del Collegio di ARERA. “La mobilità elettrica cresce ed è necessario che la maggior parte di quelli che ricaricano lo facciano nelle ore notturne e nei giorni festivi. Anche per questo abbiamo reso possibile l’aumento di potenza a livello residenziale-condominiale. Ed è importante farlo soprattutto nelle aree di sosta delle aziende medio grande. Questo è l’esempio di RSE che può darci un modello replicabile anche nelle aziende private”.

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