• Articolo Roma, 15 maggio 2012
  • Il brevetto sviluppato da Favini sbarca in Bretagna

    Una carta dal cuore “bio”

  • Nasce nei primi anni ‘90 la possibilità di produrre carta dalle alghe, come risposta al problema ecologico con cui dovette fare i conti la Laguna di Venezia invasa dalle alghe

Erano i tardi anni ‘80 quando la Laguna di Venezia si trovo a fare i conti con una vera e propria infestazione di alghe. Dietro la straordinaria proliferazione di queste specie vegetali una concomitanza di cause: da un lato la presenza nelle acque della laguna di una grande quantità di nutrienti artificiali come sali di fosforo e sali di azoto, dall’altro il perdurare di elevate temperature estive. L’evento fu di dimensioni tali da rendere instabile l’ecosistema, e richiedere necessariamente l’intervento delle istituzioni, al fine di prevenire la deossigenzione dell’habitat lagunare e la conseguente morte degli organismi acquatici ospitati. E’ stato stimato che negli anni ‘80 la produzione annuale di biomassa di Ulva (la specie algale presente in Laguna) ammontava a circa 18 milioni di tonnellate. Fu così che nel 1989 il Magistrato delle Acque di Venezia, in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova, iniziò la raccolta delle alghe e la presa in esame della possibilità di riciclare la biomassa algale, altrimenti difficile da smaltire in discarica. Nasce così, quasi per caso, la creazione di Shiro Alga Carta, brevettata e fabbricata dalla Favini srl, storica cartiera italiana. Il progetto ebbe un successo tale nello smaltimento delle alghe, da meritare la fiducia dell’Unione Europea che lo inserì nei due programmi comunitari LIFE: nel primo, Life93, Favini rientrò come partner beneficiario di ENEA, sviluppando appunto la tecnica di produzione di carta dalle alghe provenienti dalla Laguna di Venezia, il Mar Mediterraneo (Orbetello) e l’Oceano Atlantico (Portogallo); nella seconda tranche, denominata Life95, l’azienda, unico beneficiario del progetto, fu chiamata a sviluppare tecnologie in grado di produrre carta a partire da rifiuti organici come scorze di arance e limoni, residui della lavorazione della barbabietola da zucchero e del mais, fanghi provenienti dalle cartiere e Cid gas derivati della combustione.

I progetti presero il via nell’intento di prevenire la produzione dei rifiuti legati alla presentazione del MUD, nonché risolvere problemi di smaltimento di rifiuti industriali o da inquinamento (eutrofizzazione), riducendo al contempo il processo di deforestazione. Da quel primo campione di Alga Carta, prodotto nel 1993, ad oggi, Favini è divenuto un leader europeo nella produzione di carta ecologica, collezionando una lunga serie riconoscimenti ambientali.

Entrando nel dettaglio del processo industriale, l’Alga Carta è ottenuta naturalmente dalla raccolta di alghe, ammassate nei nostri litorali, quindi essiccate e tritate all’interno della cartiera fino all’ottenimento di una sorta di “farina”, in seguito mixata a fibre certificate FSC. Nel corso del processo produttivo si utilizza una percentuale di materiale algale compreso tra il 5 e il 10%, ma è possibile utilizzarne anche una quantità massima pari al 30% del peso totale. La carta che ne deriva ha la caratteristica di presentare in superficie dei piccoli puntini (particelle di alghe) e di diventare sempre più bianca con il passare del tempo.  Ad oggi Favini produce una vasta gamma di carta ecologica a base di biomasse rinnovabili non legnose e fibre riciclate, come Shiro Echo, prodotta con “Energia Pura e con il 100% di fibre riciclate post-consumo” certificata FSC e Shiro Tree Free realizzata con fibre proveniente da piante annuali come bambù, cotone e bagassa. Ogni processo produttivo, che ha luogo all’interno dei due stabilimenti dell’Azienda, situati rispettivamente a Rossano Veneto e Crusinallo, avviene nel rispetto dell’ambiente, non solo per le materie prime impiegate, ma anche per la particolare attenzione nel contenere sia consumi energetici che risorse idriche. Ad esempio negli ultimi anni la “Cartiera” ha ridotto del 75% il consumo di acqua, grazie anche all’impiego di un impianto biologico di depurazione delle acque di lavorazione; mentre lo stabilimento di Crusinallo utilizza energia elettrica proveniente da fonti alternative quali eolico, solare, idroelettrico e biomasse. L’impegno ambientale di Favini si spinge oltre la propria attività industriale, fornendo il proprio sostegno a Voiola di Averiko Onlus, progetto dedicato alla gestione sostenibile del territorio e del patrimonio forestale delle comunità locali di Sahavondronina in Madagascar.

Dopo il caso della Laguna venezia, sorgono però i primi “problemi” per la Favini. Ad oggi purtroppo la normativa vigente in fatto di gestione dei rifiuti, che fa riferimento al Decreto Ronchi (D.Lgs 22/97), classifica le alghe come rifiuti urbani: “i rifiuti di qualunque natura (quindi anche pericolosi, N.d.A.) o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private, comunque soggette ad uso pubblico, sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua”. La normativa rende quindi attualmente impossibile un impiego industriale delle alghe, in quanto “non esiste impianto di essiccazione (necessario alla loro lavorazione) autorizzato a trattare i rifiuti”.

L’azienda negli ultimi anni sta rivolgendo la propria attenzione all’estero, e in particolare in Bretagna, regione del nord ovest della Francia, che da oltre 40 anni deve far fronte ad una radicata invasione di alghe nelle proprie coste. Da problema di tipo ambientale si è assistito, nel tempo, allo scoppio di una vera e propria emergenza sanitaria e pubblica; infatti, oltre ad avere effetti negativi sul turismo, la decomposizione delle alghe produce gas potenzialmente nocivi sia per l’uomo che per la fauna del litorale. Attualmente le specie bretoni vengono impiegate per l’estrazione di alginati, addensati utilizzati nell’industria alimentare, i cui scarti di lavorazione, debitamente essiccati e stabilizzati, rappresentano il sottoprodotto per la produzione dell’Alga Carta brevettata da Favini. Grazie al progetto l’Azienda prevede così di produrre un quantitativo complessivo del prodotto pari a circa 400 tonnellate (equivalente a 16.000 risme di carta), a partire da 20 tonnellate di farina di alga (prodotta a partire da circa 200 tonnellate di alghe fresche).

“Il progetto Shiro Alga Carta riveste per la nostra azienda un’importanza particolare”, dichiara Andrea Nappa, Amministratore Delegato Favini. “Essere riusciti ad esportare il nostro modello di produzione di carta ecologica ci rende particolarmente orgogliosi. Shiro Alga Carta è il nostro miglior biglietto da visita, ma l’attenzione di Favini per ambiente non si esaurisce in questo progetto: in ogni fase del processo produttivo della carta, dalla scelta delle materie prime all’efficienza nel consumo d’acqua ed energia, Favini cerca le migliori soluzioni per ridurre l’impatto ambientale della propria attività”.

L’azienda ha da poco fatto il proprio debutto anche nel mondo della moda e dell’arredamento, grazie alle innovative applicazione di un particolare tipo di carta battezzata Release. Nata negli anni 40 negli Stati Uniti, possiede una base cellulosica a cui vengono applicati trattamenti di deposizione superficiale di patine o film plastici, rendendola così disponibile alla groffatura. Dalla carta Release è possibile produrre ecopelle e materiali sintetici da utilizzare nell’abbigliamento, arredamento e accessori di pelletteria oltre che nelle applicazioni tecniche e automobilistiche. A dimostrazione che l’impegno per l’ambiente non si ferma di fronte a intoppi burocratici.