• Articolo Londra, 18 novembre 2015
  • Friends of the Earth: come passare dal whisky al porto

    La Gran Bretagna sostituisce il carbone con fracking e nucleare

  • Chiuse tutte le centrali a carbone senza sistemi CCS entro il 2025. Ma la transizione tanto attesa non promuoverà lo sviluppo delle energie rinnovabili

La Gran Bretagna sostituisce il carbone con fracking e nucleare

 

(Rinnovabili.it) – La Gran Bretagna chiuderà tutte le sue centrali a carbone senza dispositivi di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) entro il 2025, e comincerà ad abbassarne la produzione dal 2023. La dichiarazione del segretario di Stato per l’Energia e il Clima, Ambra Rudd, non è tuttavia figlia di un inatteso slancio ambientalista. Infatti, questa strategia fa parte dell’intenzione governativa di puntare tutto sul nucleare e il gas naturale, che tanto sta contrapponendo politica nazionale e comunità locali per i pesanti impatti del fracking sulle incantevoli campagne inglesi.

Rudd ha dichiarato che Downing Street sta cercando di incoraggiare la costruzione di nuove centrali nucleari e a gas per abbattere le emissioni inquinanti. Non sarà un passo indolore: gli impianti elettrici a carbone hanno fornito circa un terzo dell’elettricità della Gran Bretagna lo scorso anno, ma molti sono troppo vecchi e finirebbero fuori mercato dal 2020 a causa dei più stringenti standard dell’Unione europea.

 

La Gran Bretagna sostituisce il carbone con fracking e nucleare 2A decidere le misure per mettere in atto questo shut down sarà una consultazione attesa per la primavera del prossimo anno.

«Non può essere soddisfacente, per un’economia avanzata come il Regno Unito, fare affidamento su centrali a carbone inquinanti e ad alta intensità energetica», ha dichiarato il segretario di Stato per l’Energia e il Clima.

La Gran Bretagna spera di soddisfare la domanda con nuovi impianti a gas naturale e centrali atomiche, nel tentativo di raggiungere l’obiettivo giuridicamente vincolante di ridurre le proprie emissioni dell’80%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2050. Secondo quanto riportato da Reuters, le centrali a gas emettono circa la metà di CO2 per megawatt di potenza generata rispetto agli impianti a carbone.

 

Tuttavia, gli altissimi costi del nucleare rendono sanguinosa la transizione. Specialmente se si tiene conto della scarsa considerazione in cui il governo tiene in conto le energie rinnovabili, eolico in primis, messe in ginocchio da provvedimenti che hanno fatto infuriare gli ambientalisti.

L’ONG Friends of the Earth, in particolare, non esulta per la decisione di Londra sulle centrali a carbone, pur ritenendo «l’eliminazione graduale del carbone essenziale per il clima». Ma ritiene il passaggio dal carbone al gas «come un passaggio da due bottiglie di whisky al giorno a due bottiglie di porto».

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