Nonostante le basse percentuali di riduzione annunciate da Xi, ci sono buone probabilità che gli obiettivi climatici cinesi vengano superati e aggiornati più avanti.

Adesso si conosce l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra della Cina al 2035. Il Presidente cinese, Xi Jinping, ha annunciato che di qui a 10 anni la Repubblica Popolare taglierà le emissioni di gas serra del 7-10% rispetto a un non meglio definito picco massimo. Xi è interventuto con un videomessaggio trasmesso in diretta da Pechino durante il vertice sul clima dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il giorno 24 settembre.
Il taglio alle emissioni di gas serra della Cina
Le cifre indicate non hanno soddisfatto per niente una parte degli osservatori internazionali perché la riduzione sarebbe troppo contenuta per poter scongiurare una catastrofe climatica di dimensioni globali. La Cina è ai primi posti al mondo quanto a emissioni nocive. Per questo la scelta relativa a quanto velocemente passare a modello economico a basse emissioni di carbonio è determinante per limitare il riscaldamento del pianeta entro limiti di temperatura relativamente accettabili.
L’annuncio di Xi Jinping
È la prima volta che la Cina si impegna a tagliare le proprie emissioni, anziché semplicemente provare a frenarne la crescita. Il Presidente cinese ha anche invitato gli altri Paesi industrializzati a fare di più per il clima globale. Xi ha criticato indirettamente gli Stati Uniti per essersi allontanati dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Solo ieri il Presidente statunitense aveva negato di nuovo il cambiamento climatico, definendolo “il più grande imbroglio perpetuato riguardo il mondo“.
Xi ha detto che alcuni Paesi non sono all’altezza della sfida climatica. “La comunità internazionale dovrebbe rimanere focalizzata sulla giusta direzione“, ha aggiunto. A detta del Presidente cinese, ciascun Governo dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e i diritti dei Paesi in via di sviluppo dovrebbero essere rispettati pienamente. I Paesi a basso reddito ritengono infatti giusto che gli sforzi per il clima siano distribuiti equamente in base al livello di industrializzazione.
Inoltre, Xi ha affermato di voler incrementare la quota di energia eolica e solare di sei volte rispetto ai livelli del 2020 entro i prossimi 10 anni, portando la percentuale di combustibili non fossili utilizzati a livello domestico a oltre il 30%.
L’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra della Cina è troppo basso?
La Cina sta tradendo le aspettative di chi si augurava un suo ruolo di leadership in ambito climatico. Kaysie Brown, direttrice associata per la diplomazia e la governance climatica presso il think tank E3G, ha commentato così al Guardian l’annuncio di Pechino sulle emissioni di gas serra: “L’obiettivo cinese per il 2035 è decisamente al di sotto di quanto necessario. Non è in linea con il proposito della decarbonizzazione economica né con l’obiettivo di neutralità carbonica entro il 2060“. “In mancanza di target più ambiziosi nel breve termine, – ha spiegato l’analista – la Cina rischia di compromettere la pretesa di voler sostenere il multilateralismo e di porsi come leader nel campo dell’economia pulita, inviando peraltro segnali contrastanti ai mercati globali“.
Cina, quo vadis?
Tuttavia, potrebbe anche esser che la RPC abbia fissato un obiettivo più facile da raggiungere per poi superarlo negli anni a venire. Così la pensano alcuni funzionari avvezzi alle strategie della diplomazia cinese. Bernice Lee, ricercatrice del think tank di Chatham House, ha spiegato che il mondo degli affari così come gli altri Governi baseranno le proprie valutazioni sulla direzione di marcia seguita dalla Cina piuttosto che sui dettagli fissati nei piani climatici.
“Ci sono gli obiettivi delle Nazioni Unite e poi c’è la realtà – ha commentato la ricercatrice – La realtà è che il Paese ha investito 625 miliardi di dollari in energia pulita lo scorso anno, il 31% del totale globale. Questa impennata sta rimodellando l’economia globale contribuendo a sostituire il carbone in patria. Scommetto che altri Paesi guarderanno alla realtà dei fatti, riconosceranno il pieno impegno della Cina e saranno rassicurati circa il proposito di abbandonare i combustibili fossili“.
Lauri Myllyvirta, ricercatore esperto di transizione energetica, ha interpretato i nuovi obiettivi climatici della Cina come un gesto positivo anche se l’annuncio di Xi ha l’effetto di confondere un po’ le idee riguardo il futuro percorso di riduzione delle emissioni.
“Una riduzione delle emissioni del 7-10% entro il 2035, partendo da un livello di picco indefinito, – ha spiegato – sminuisce il valore dell’attuale boom cinese nel settore dell’energia pulita. Questo obiettivo è ben lontano da quanto sarebbe necessario per allinearsi all’Accordo di Parigi, ossia una riduzione delle emissioni di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2024. Xi ha annunciato una serie di obiettivi estremamente conservativi che probabilmente saranno superati, poiché il boom dell’energia pulita consentirà al Paese di raggiungere traguardi molto più ambiziosi, riducendo le emissioni di oltre il 30% entro il 2035″.
Come decodificare gli obiettivi climatici cinesi
In base a questa analisi del CREA, per allinearsi all’obiettivo dell’Accordo di Parigi e avviarsi a realizzare la neutralità carbonica prima dell’anno 2060, la Cina dovrebbe ridurre le proprie emissioni di CO2 del 28-37% entro il 2035 rispetto ai livelli odierni. La scheda di valutazione dell’NDC, compilata dal centro di ricerca, prevede che estendere le attuali politiche in materia di energia pulita fino al 2035 consentirà comunque alla Cina di ottenere una riduzione di quasi il 30% delle emissioni.
Il boom delle rinnovabili ha consentito di superare gli obiettivi governativi e pertanto l’NDC non sarà l’ultima parola in merito al taglio delle emissioni di gas serra della Cina nel prossimo decennio, si legge ancora nell’analisi. I contributi determinati a livello nazionale (NDC) sono al centro dell’Accordo di Parigi e rappresentano gli sforzi che ciascun Paese deve intraprendere per ridurre le emissioni e adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Dunque, stando così le cose, ci sono buone probabilità che gli obiettivi cinesi vengano superati e aggiornati più avanti.
Perche la Cina deve fare comunque di più
Quest’anno il ricorso alle fonti rinnovabili ha consentito al Paese di limitare le emissioni di CO2, nonostante la rapida crescita della domanda interna di energia. La Repubblica Popolare era considerata il maggiore produttore mondiale di emissioni di anidride carbonica ma nel primo trimestre del 2025 ha registrato il calo più significativo dal 2020. Tuttavia, il Governo cinese fa ancora troppo affidamento sulle centrali a carbone. Nello stesso intervallo di tempo (i primi 3 mesi del 2025) il consumo di carbone in Cina ha registrato infatti un nuovo picco.












