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Ursula von der Leyen si rifiuta di incontrare le vittime dell’inquinamento da PFAS

Nel 2025 l'industria ha avuto 93 incontri di alto livello con i Commissari UE e i loro uffici di gabinetto; le ONG ne hanno avuti solo 19.

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Fonte: The European Environmental Bureau

Movimenti no PFAS ignorati dalla Commissione UE

Per la terza volta dal 2023, i movimenti no pfas PFAS non sono riusciti a incontrare Ursula von der Leyen a causa di “conflitti di programmazione”, come ha spiegato il gabinetto del Presidente della Commissione UE.

Esponenti delle comunità più colpite da questa forma di inquinamento, almeno 26 persone provenienti da diversi focolai di PFAS sparsi tra Francia, Germania, Italia, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi, sono andati a Bruxelles per condividere esperienze e testimonianze personali con von der Leyen. Tali sostanze chimiche, chiamati anche “inquinanti eterni” stanno avendo un impatto grave sulle loro vite. Non essendo riusciti a incontrarla, hanno protestato davanti alla sede della Commissione, chiedendo la fine dell’inquinamento da PFAS. Uno dei loro striscioni recitava: “von der Leyen incontra gli avvelenatori, ma ignora noi”.

Le associazioni ambientaliste europee lamentano un atteggiamento di chiusura da parte della Commissione verso cittadini e vittime, che chiedono un’azione coraggiosa sull’inquinamento da PFAS a tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Le stesse associazioni accusano Bruxelles di spalancate invece le proprie porte all’industria chimica.

Quasi il 70% delle riunioni dello scorso anni del gabinetto della Commissione avrebbe coinvolto rappresentanti dell’industria. Una ricerca del Corporate Europe Observatory ha evidenziato un accesso privilegiato garantito alle imprese. Nel 2025 l’industria ha avuto 93 incontri di alto livello con i Commissari UE e i loro uffici di gabinetto; le ONG ne hanno avuti solo 19. Inoltre, la seconda Commissione von der Leyen non ha ancora pubblicato una proposta di riforma del regolamento REACH, la legge sulle sostanze chimiche.

L’11 febbraio, denunciano le ONG, la Presidente della Commissione ha ignorato di nuovo le vittime dell’inquinamento chimico e, negli stessi giorni, ha incontrato invece i leader dell’industria dell’UE ad Anversa, in un evento coordinato dal settore della chimica.

Le istanze dei movimenti no pfas PFAS

Ad ottobre 2023 le vittime dell’inquinamento da PFAS di Belgio, Italia e Francia avevano chiesto un’udienza a Ursula von der Leyen per un confronto sulle devastanti conseguenze sulla salute delle sostanze per- e polifluoroalchiliche. Da allora, queste voci sono rimaste inascoltate.

“È profondamente preoccupante che sia stato concesso del tempo per interagire con i rappresentanti dell’industria chimica, le cui attività hanno avuto un impatto grave e duraturo sulle nostre vite, mentre le nostre ripetute richieste di dialogo sono rimaste senza risposta “, hanno affermato le comunità in prima linea del PFAS in una lettera indirizzata a von der Leyen. 

“In Francia, oltre 60.000 persone non possono più bere l’acqua del rubinetto. In Belgio, i residenti di Ronse, a soli 54 km da Bruxelles, hanno scoperto una grave contaminazione su ambiente e corpo umano. In Germania, un recente studio ha rilevato che il 69% dei pesci è contaminato da PFAS “, hanno ricordato i cittadini nella lettera. 

In tutta Europa, l’esposizione avviene attraverso acqua potabile e cibo, in gran parte a causa delle emissioni derivanti dalla produzione industriale e dai siti di smaltimento dei rifiuti. “Concentrarsi solo sull’uso da parte dei consumatori ignora le principali fonti di contaminazione e non riesce ad affrontare efficacemente la crisi dell’inquinamento da PFAS “, hanno sottolineato le comunità contaminate da PFAS.

I costi dell’inquinamento da PFAS 

Gli scandali legati all’inquinamento chimico continuano a emergere in tutta Europa. Le vittime denunciano aziende come 3M, Dupont, Chemours o Bayer-Monsanto, che non solo nascondono gli effetti nocivi delle sostanze chimiche, ma sono autorizzati a continuare a utilizzarle.

I costi sociali, ambientali ed economici dell’inquinamento da PFAS sono sconcertanti. In base a uno studio della Commissione Europea, se di qui al 2050 non si agisce sui livelli di inquinamento da PFAS con interventi normativi mirati, il costo totale di questo avvelenamento raggiungerà i 440 miliardi di euro. Affrontare il problema delle emissioni di PFAS alla fonte potrebbe far risparmiare 110 miliardi di euro entro il 2040. A fronte di questo, soltanto il trattamento delle acque contaminate potrebbe costare fino a 1.700 miliardi di euro. 

Più di 343.000 persone fino a questo momento hanno sostenuto la petizione che invita i leader europei a difendere le leggi che proteggono le persone e la natura, anziché piegarsi agli interessi degli inquinatori.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.