La chiusura dello stretto da cui passa un quarto del petrolio mondiale provoca il più grave shock dell’offerta mai registrato.

Riserve petrolifere come arma d’emergenza dei Paesi industrializzati
L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha deciso di sbloccare 400 milioni di barili di riserve petrolifere dei Paesi industrializzati per contrastare la crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz. La decisione, approvata all’unanimità dai 32 Paesi membri dell’agenzia, rappresenta il più grande rilascio coordinato di scorte nella storia dell’IEA.
L’intervento è stato deciso dopo una riunione straordinaria dei governi membri convocata per valutare le condizioni del mercato petrolifero internazionale. Il conflitto ha infatti ridotto drasticamente i flussi energetici attraverso uno dei corridoi marittimi più importanti del mondo, causando una perturbazione dell’offerta che rischia di avere ripercussioni sull’economia globale, sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
Secondo il direttore esecutivo dell’IEA Fatih Birol, l’azione collettiva è necessaria perché il mercato petrolifero è globale e richiede una risposta coordinata quando si verificano interruzioni su larga scala. “Le sfide che il mercato del petrolio sta affrontando sono senza precedenti per dimensione. Per questo i Paesi membri hanno deciso un’azione di emergenza di portata storica”, ha dichiarato.
Il mondo, dunque, corre ai ripari, mentre il conflitto non accenna a fermarsi. Anche la Commissione Europa, nei giorni scorsi ha varato una misura straordinaria – il Citizen Energy Package – per tentare di proteggere gli europei sotto il profilo energetico.
Perché l’IEA rilascia 400 milioni di barili di riserve petrolifere
L’azione coordinata riguarda 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche detenute dai Paesi membri. Si tratta di circa un terzo delle scorte pubbliche disponibili, che nel complesso ammontano a oltre 1,2 miliardi di barili.
A queste si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall’industria sotto obbligo governativo, creando una rete di sicurezza energetica progettata per affrontare shock improvvisi dell’offerta.
Il rilascio avverrà con modalità e tempistiche diverse a seconda delle circostanze nazionali. Alcuni Paesi hanno inoltre annunciato misure supplementari. Il Giappone, ad esempio, ha dichiarato di voler avviare già nei prossimi giorni la vendita di parte delle proprie scorte strategiche, citando la forte dipendenza energetica dal Medio Oriente.
L’operazione rappresenta la più grande azione coordinata mai realizzata dall’IEA dalla sua fondazione nel 1974 e supera ampiamente i 182 milioni di barili rilasciati nel 2022 durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina.
Quanto petrolio passa nello Stretto di Hormuz
La decisione dell’IEA è legata al blocco dello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili della geografia energetica mondiale.
Questo corridoio marittimo, situato tra Iran e Oman, collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman ed è attraversato da una quota enorme del commercio energetico internazionale.
Nel 2025 circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti raffinati sono transitati attraverso questo passaggio, pari a circa il 25% del commercio petrolifero marittimo globale.
La chiusura o il forte rallentamento dei traffici nel canale ha ridotto i flussi energetici a meno del 10% dei livelli precedenti al conflitto, costringendo molti operatori della regione a ridurre o sospendere la produzione.
Le alternative logistiche per aggirare lo stretto sono limitate. Oleodotti e rotte alternative non sono in grado di compensare completamente la perdita di capacità di trasporto.
Le riserve petrolifere possono compensare lo shock dell’offerta?
Nonostante il rilascio record di scorte, diversi analisti ritengono che l’intervento possa solo attenuare temporaneamente gli effetti della crisi.
Il motivo è semplice: la quantità di petrolio che normalmente attraversa Hormuz è enorme. Gli oltre 20 milioni di barili al giorno che transitano nello stretto rappresentano una quota dell’offerta globale che nessuna misura di emergenza può sostituire completamente nel breve periodo.
Anche utilizzando al massimo la capacità di rilascio delle scorte, l’immissione quotidiana di petrolio sul mercato resterebbe inferiore al volume potenzialmente perso con il blocco del corridoio energetico.
Un altro fattore critico riguarda la logistica. Le scorte strategiche possono essere vendute rapidamente, ma devono comunque essere trasportate verso raffinerie e mercati finali. Oleodotti, terminal e navi cisterna limitano la velocità con cui il greggio può arrivare dove serve.
Perché il prezzo del petrolio sale nonostante il rilascio?
Il mercato petrolifero non reagisce soltanto alla quantità totale di greggio annunciata, ma soprattutto alla velocità con cui l’offerta aggiuntiva arriverà sul mercato.
Un pacchetto da 400 milioni di barili può avere un forte impatto psicologico sugli operatori finanziari, ma se la distribuzione avviene nel corso di mesi l’effetto immediato sui prezzi può essere limitato.
Per questo motivo il prezzo del petrolio può continuare a salire anche in presenza di un rilascio straordinario di scorte. Gli investitori osservano soprattutto due variabili, ossia la rapidità con cui i barili entreranno effettivamente nel mercato e la durata della crisi geopolitica nel Golfo Persico.
Finché rimarrà l’incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, il rischio di una riduzione strutturale dell’offerta continuerà a sostenere le quotazioni del greggio.
Come funzionano le riserve petrolifere create dopo la crisi del 1973
Il sistema delle riserve petrolifere strategiche nasce dopo lo shock energetico degli anni Settanta.
Nel 1973 l’embargo petrolifero dei Paesi arabi provocò un’impennata dei prezzi del greggio, che tra ottobre 1973 e gennaio 1974 quadruplicò, mostrando la vulnerabilità delle economie industrializzate alle interruzioni dell’offerta.
Per evitare che crisi simili potessero ripetersi senza strumenti di difesa, i Paesi consumatori crearono l’IEA nel 1974.
Tra le condizioni di adesione all’agenzia vi è l’obbligo di mantenere scorte petrolifere equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette.
Queste scorte possono essere rilasciate solo in situazioni di grave emergenza energetica. Prima dell’attuale crisi l’IEA aveva coordinato quattro interventi principali:
- 1991, durante la guerra del Golfo;
- 2005, dopo l’uragano Katrina;
- 2011, durante la guerra civile in Libia;
- 2022, in risposta alla guerra in Ucraina.
Quali rischi energetici apre la crisi del Golfo?
La crisi attuale dimostra quanto il sistema energetico globale resti esposto alle tensioni geopolitiche.
Nonostante la diversificazione delle fonti e l’espansione delle energie rinnovabili, il petrolio continua a rappresentare una componente centrale dell’economia mondiale.
L’eventuale prolungamento del conflitto potrebbe portare a scenari ancora più complessi, come interruzioni prolungate delle esportazioni mediorientali, pressioni sui prezzi dei carburanti e rischi per la stabilità economica globale.
Secondo alcune valutazioni, l’escalation delle tensioni potrebbe spingere il prezzo del greggio fino a 200 dollari al barile, evidenziando la persistenza della dipendenza globale dai combustibili fossili e la fragilità dei sistemi energetici di fronte agli shock geopolitici.












